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501 pages, Kindle Edition
First published January 1, 1989
A tratti farsa, a tratti surreale la storia si snoda in un'alternanza narrativa fatta di sogni, eventi, bizzarrie grottesche, descrizioni oniriche, il tutto con radici ben salde all'interno di una realtà quale la Cina degli anni Ottanta. La prosa è immersa in una poetica naturalistica – tipica orientale ma qui più ricercata rispetto ad altri libri dell'autore, armoniosa e non priva di richiami ed eco – con un aroma di realismo magico.
La storia di un poverissimo insegnante di fisica, morto (?) di troppa fatica in cattedra, è il la per una critica feroce, salace, provocatoria e strafottente del l'autore verso le società cinese del tempo. La sessualità assurge qui a baluardo della libertà: Mo Yan, in barba a censura, etichette, pudore ipocrita, sembra esorcizzare un tabù letterario in modo poetico ed umano, raccontando di pulsioni carnali e poetico desiderio, e al contempo usarlo come mezzo per accusare e criticare una società sottomessa a rigide norme di partito e al(lo stra)parlare della gente (chissà cosa penseranno se ...). Il tema della sessualità e dell'amore coniugale costituisce la spina dorsale della storia che, seppur inframezzata da elementi surreali e grotteschi, si sviluppa (e avviluppa) in modo avvincente, anche se lento nella forma, con pochi personaggi principali in lotta con la povertà incontrovertibile e attorniati da una serie di figure archetipe (gli insegnanti del liceo numero otto, i vari funzionari del partito, la signora del tabacchi, il guardiano dello zoo ecc.) che risaltano le condizioni e contraddizioni della società cinese degli anni Ottanta.
“I tredici passi”, pubblicato nel 1989, è un libro che si discosta nettamente, nello stile e nei modi, da altri libri di Mo Yan che ho letto come “Le Rane”, "I Quarantuno Colpi" (sebbene anche qui sia presente, in modo differente, la parte onirica), “Sorgo Rosso”. Sembra una forte presa di posizione distante, nei modi e nella forma, dal tipo di narrazione classica (penso, per esempio, allo stupendo “I quattro libri” di Yan Lianke o “Il settimo giorno” di Yu Hua) in quanto abbonda di elementi surreali, grotteschi e a momenti blasfemi funzionali ad una forte critica sottostante senza tuttavia sacrificare il coinvolgimento tra lettore e protagonisti.