Zeno e Genio sono amici da sempre. Il primo è disoccupato e scrive reportage on-line, l’altro scarrozza turisti con un pulmino Volkswagen soprannominato “la Caffettiera”. Alla soglia dei trenta, il tempo per loro pare essersi fermato, in una Bologna che in fondo è sempre la stessa, tra concerti in giro e litri di sangiovese al bar di Luca. A cambiare le cose arriva una chioma riccia e scura, con un sorriso contagioso e un vestitino a fiori che sa di primavera. Eleonora è bella e carismatica, in un colpo solo conquista il cuore di Zeno e rianima il collettivo studentesco che tutti davano per morto. Il vero cambiamento, però, arriva dall’alto. Al venticinquesimo piano di un grattacielo a Vevey, in Svizzera, due vecchi scienziati lavorano a un sistema di controllo della Rete talmente grande e infallibile che potrebbe diventare la più terribile arma del xxi secolo. A Bologna, il collettivo si come si fa a restare fermi, quando la libertà di tutti viene messa a repentaglio? Un gruppo di contestatori parte con il bus di Genio alla volta della Svizzera, per unirsi a un movimento di protesta che sta travolgendo l’Europa e il mondo intero. Tra tradimenti e nuovi incontri, fughe improvvise, passioni e sogni rivoluzionari, alla fine c’è solo una lottare significa cambiare ogni giorno. Per far succedere qualcosa, per tener viva l’energia, che è l’unica cosa che ci resta quando tutto è fermo.
Lo stato sociale è una band di Bologna. Con i due album Turisti della democrazia (2012) e L’Italia peggiore (2014) hanno ottenuto un grande successo di pubblico, con dischi in classifica, tour di concerti sold-out e un seguito in vertiginosa crescita. "Il movimento è fermo" è il loro primo romanzo.
Molto, molto brutto. Sgradevole. Poracciata. L'intero motivo "fantapolitico" (pfff! AHAHAH) è sviluppato in modo pessimo e funge da pretesto per ammorbarci con le turbe mentali di un quartetto mal assortito di trentenni disadattati. Personaggi irritanti e stereotipati, dialoghi di una banalità imbarazzante, prosa piatta e scadente. Una perdita di tempo.
3 stelline di “incoraggiamento” per il collettivo Lo Stato Sociale, 5 ragazzi bolognesi che mettono tanta testa e tanto cuore in tutto quello che fanno, e anche in questo loro primo romanzo lo hanno dimostrato. La sostanza c’è, la forma molto meno. Essere più prosaici, e non lo intendo con un’accezione negativa, ma nel senso di essere più aderenti allo stile della prosa e adottare un linguaggio meno colloquiale, avrebbe, a mio parere, facilitato la comprensione e reso più fruibile il romanzo. Inoltre, maggiori dettagli e informazioni avrebbero reso la trama meno fumosa, dato che l’ho trovata ricca di idee buonissime partorite dalla vulcanica mente dei regaz. Bravi dunque Lodo, Albi, Bebo, Checco e Carota!
Un libro interessante, senza troppe pretese ma con buoni spinti di riflessione. Un romanzo che sa calarsi nella realtà dei giovani odierni, nelle loro speranze e nelle loro speranze disattese. È una buona trasposizione letteraria dei testi de "Lo Stato Sociale".
La storia di una forte amicizia, di un travolgente amore, di temi scottanti come il precariato e l'incertezza del futuro ma, soprattutto, di un grande interesse per la politica, o che almeno cerca di recuperarlo. Un infuocato manifesto di una 'gioventù bruciata'.
Una storia d'amicizia, qualche storia d'amore, un'inchiesta e un'interpretazione molto interessante su dove vadano a finire tutti i dati che condividiamo in internet. Linguaggio ricco, ma non troppo forbito, ambientazione popolare e una velata critica ad alcuni aspetti della società. Ben fatto!
Questi quattro ragazzi bolognesi hanno tirato fuori dal cappello un libro davvero niente male. Ho apprezzati ritmo narrativo e linguaggio, soprattutto in certi capitoli. L'unica cosa che non ho apprezzato molto è la brevità estrema degli stessi. Ebbravi Lo stato sociale....