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84 pages, Paperback
First published June 7, 2016
La sola forma di cittadinanza che va nella direzione di una diminuzione del conflitto sociale è quella che riconosce valore cogente non al sangue, al suolo o a una presunta cultura superiore, ma alla volontà di appartenenza di chi richiede la cittadinanza. È cittadino chi sceglie di riconoscersi nel destino quotidiano di una data comunità costituita e affronta il percorso per farsene riconoscere partecipe, senza che questo implichi l’adesione a qualcosa di diverso dalle leggi che quella comunità si è data. Quel percorso, che potrebbe essere definito come esercizio di un ancora inesistente ius voluntatis, è possibile solo a patto che si riconosca la differenza sostanziale tra il concetto di appartenenza nazionale, che è una, e quello di identità, che [...] può invece presentarsi in forma molteplice persino all’interno dello stesso nucleo familiare di cui si fa comunque parte. Se infatti si può essere identici solo a chi ci è già simile, è altrettanto vero che si può scegliere di appartenere – «essere una parte di» – anche a chi simile non ci è.
[...] Laddove l’identità sorge per distinguere, e quindi per dividere, l’appartenenza è invece uno strumento costruttivo, che integra le fratture e permette di riconsiderare le differenze reciproche come un valore collettivo. È nel riconoscimento delle appartenenze, e non dell’identità, che può fondarsi il concetto di comunità in senso morale, cioè pienamente umano.