Mara è una giovane di 16 anni, contadina figlia di contadini, una ragazza sempliciotta ma vezzosa, coraggiosa e determinata. Arturo, detto Bube, è un partigiano di umile famiglia, un ragazzo ruvido e di poche parole (ma di pronte azioni, anche violente): quando si reca in visita presso la famiglia di Mara, in ricordo del fratello Sante, ucciso dai partigiani e suo amico, conosce Mara, e i due si innamorano. Ma nel passato di Bube c’è una nube, un’azione delittuosa della quale si è macchiato le mani, senza pentirsene, sempre per difendere i suoi ideali, quelli di un giovane partigiano che, alla fine della guerra, vorrebbe ripulire il suo paese da ciò che è accaduto, punendo i vili e i traditori…e, a causa di questo delitto, Bube è costretto a nascondersi e ad andare in esilio.
Il contesto socio-culturale di questo romanzo, il più celebre di Cassola, è complesso: l’Italia contadina del dopoguerra nella campagna toscane, fra ignoranza, voglia di rivalsa e ciechi ideali. Eppure vi si respira un’aria di semplicità e fascino della quale, oggigiorno, si può solo avere nostalgia. Mara e Bube sono due giovani di quei tempi, pronti a morire per i loro ideali, lui quelli politici, lei quelli amorosi (dipendenti ahimè, da quelli politici): lei in particolare, dimostra, dall’inizio alla fine, di vivere una notevole crescita interiore, da ragazzina viziata e vezzosa diventa donna ostinata e paziente. Due giovani come giovani si poteva essere, forse, a quei tempi, che richiamavano a grande coraggio e a grande responsabilità. Tempi nei quali la scrittura chiara e fluida di Cassola ci ha catapultato con estrema lucidità.