Una macchina piena d'esplosivo a Piazza del Quirinale. Cinque ragazzi con un telecomando in mano minacciano di farsi esplodere. Lino è uno di loro. Nel giro di tre settimane la sua vita si è dissolta, si è ricreata e si è dissolta nuovamente. Da studente fuori sede e fuori corso è obbligato dal padre a diventare imprenditore per risollevare l'azienda di famiglia. Lascia Roma per stabilirsi a Torino. Lì incontra Alberto, Andrea, Vincenzo e la bellissima Livia. Le cose però non vanno come dovrebbero. La delusione diventa rabbia se non si ha nulla da perdere e perciò i gesti estremi diventano gli unici significativi. Uno sguardo disincantato e ironico sulle contraddizioni della contemporaneità. I pensieri puri di un ragazzo che rivendica il proprio essere sino alla fine, all'interno di un mondo in cui nessuno sa se domani si vive o si muore.
Se domani si vive o si muore è un romanzo di Giuseppe Truini pubblicato da Ensemble nel 2012.
Lino è un figlio di papà, nel senso più puro del termine. Studente fuori corso a Roma, senza nessuna particolare abilità, senza nessuna particolare voglia, si è auto-escluso dal mondo borghese del padre e della sua azienda che ha portato grandi ricchezze a tutta la famiglia. All’improvviso il padre ha bisogno di lui. Deve salire al nord, nella provincia torinese, per andare a trattare con le banche per avere dei prestiti che permetterebbero all’azienda di non chiudere l’impianto produttivo. Qui si trova a confrontarsi con alcuni suoi coetanei che non sono cresciuti come lui in ambienti protetti, e quindi precari, abituati a scontrarsi con il mondo dell’economia e del lavoro quotidianamente. Si trova anche a confrontarsi con il mondo del potere, quel potere dovuto al possesso e alla circolazione del denaro, e alle responsabilità che ha sempre cercato di evitare.
Ho letto questo romanzo perché il romanzo di Giuseppe Truini che ho letto prima di questo “Di polvere e di altre gioie” è una delle cose migliori che ho letto negli ultimi anni. Questo romanzo non è sicuramente all’altezza dell’altro, ma soltanto perché più acerbo. Il romanzo è ottimamente scritto, e una trentenne come me si può ritrovare tranquillamente nell’odissea quotidiana di precariato e soprusi lavorativi che affrontano i personaggi. Nonostante non sia un capolavoro (e il suo secondo romanzo lo è) è un ottimo romanzo che ci accompagna facilmente e felicemente fino alla sua conclusione. Ottimo il lavoro di editing e di grafica di Ensemble. Se volete fare un regalo e volete aiutare la piccola editoria questo è un ottimo spunto.