A voler essere sbrigativi, basterebbe scrivere che, purtroppo, non è "La versione di Barney". E so che farei un grande torto a Richler, che è un narratore meraviglioso, un Dickens dei nostri tempi. In questo romanzo, poi, ha dispiegato fantasia, impegno, ricerca storica, una messe enorme di personaggi (che lui miracolosamente padroneggia con sicurezza), di dati sia reali che inventati sulle spedizioni nell'Artico, di storia inglese e nordamericana nell'arco di due secoli. C'è una descrizione a tutto tondo della società canadese, dei suoi rapporti con quella Inuit, e della sottocultura ebraica in particolare, che non fa sconti a nessuno, e non mancano nemmeno pagine salaci, divertenti, scoppiettanti, malinconiche, romantiche come da lui ci si aspetterebbe.
Eppure... (Quando uno inizia così, si sa, l'eppure è in agguato.)
Eppure non mi è piaciuto veramente. Troppo lungo, troppo. Un clan di affaristi pieno di avidità e rancori, già visto e ben descritto ne "La famiglia Winshaw" di Coe e altrove.
Soprattutto ci vedo due difetti: la mancanza di un vero baricentro e un protagonista imperdonabilmente sfuocato. La prima imputazione è dovuta alla quantità di sottostorie e di personaggi minori, secondari e terziari di cui questo "affresco storico" (si dice ancora così?) gronda. Dickens non avrebbe mai esagerato così, intendo.
La seconda, strettamente correlata alla prima, è la mancanza di fascino sia del protagonista, Solomon Gursky, che del suo antagonista-stanatore, il "fallito" Moses Berger che ne insegue le tracce per tutta la vita. Se potremmo liquidare in fretta Moses come un malinconico epigono di Barney che si lascia sfuggire la donna amata e non si sa se sia stato rovinato più dalla meschina figura paterna, dall'alcolismo o dalla sua ossessione per i Gursky, più complicato - in apparenza -è spiegare come mai Richler abbia così clamorosamente (a mio parere) fallito il personaggio di Solomon.
Al punto che i suoi fratelli minori Bernie e Morrie, l'affarista volgare e senza scrupoli e il timido impedito che sognava solo di costruire mobili, risultino quasi più interessanti di lui. Secondo me la causa di questo franare del personaggio Solomon è il gigantismo, il superomismo caricato all'eccesso... a meno che non fosse voluto, nel qual caso la faccenda mi sembra ancor più grave, se l'autore lo ha dipinto così apposta per farcelo venire a noia, per poi parlare di lui per quasi 600 pagine!
Perché Solomon è sia un Dutch Schultz che attraversa confini con camion carichi di alcol illegale, sia un Grande Gatsby elegante con l'eterno bastone di malacca. Sia un letterato coltissimo e un esteta, sia un ebanista capace di costruire, senza averlo mai fatto prima, un tavolino di ciliegio selvatico da donare alla donna amata. Sia Casanova che salvatore di ebrei dal nazismo, vedi alla voce Schindler.
Già abile domatore di mustang selvaggi, fa la fortuna della sua famiglia con una partita a poker truccata alla tenera età di 16 anni ma poi si arruola come aviatore nella prima guerra mondiale. E' sia amico degli esquimesi e capace da bambino di tornare a casa in slitta da solo dopo giorni di viaggio tra i ghiacci, sia venditore di armi agli israeliani, un paio di vite dopo. Orgoglioso del suo ebraismo ma laico e cinico in ogni suo comportamento. Ha come animale totem il corvo - che ricorre come elemento magico, fino alla noia, per tutto il romanzo - e, come il nonno Ephraim, intrattiene strani rapporti con gli esquimesi. Solomon è sia fuori che dentro le regole del denaro della sua avidissima famiglia. E' sia affarista senza scrupoli che anima delicata e sensibile. Capace di innamorarsi ma rapidissimo a liberarsi dei suoi amori.
Larger than life, Solomon Gursky è fortunato come Gastone in ogni sua impresa, affascina tutti e tutte e non la paga mai... a differenza di Gatsby e di Schindler e di molti altri personaggi reali o inventati simili a lui. Ora, in un romanzo intriso di realismo come quelli di Richler, l'elemento fantastico rappresentato dai magici rapporti di Solomon con il corvo, o dalla sua miracolosa capacità di scomparire, fingersi morto, ricomparire in giro per il mondo e continuare da lontano a giocare a domino con il denaro dei suoi parenti, alla lunga infastidisce un po'.
Non solo, ma un altro errore è narrare le sue vicende per lo più dall'esterno, attraverso il pettegolezzo, l'ipotesi, la diceria, la maldicenza, il diario, la testimonianza di seconda mano. Non sappiamo quasi mai cosa pensa, cosa prova, cosa soffre Solomon, e non tanto perché sia un uomo riservato e misterioso ma perché alla fin fine non è poi così interessante, anzi, è antipatico e borioso...
Insomma: qualcuno ha mai provato simpatia per Gastone? No? Ma non mi dite... vi stava molto più simpatico Paperino!
E sia: ma il problema è che neanche Moses, lo sfigato Moses, è poi così simpatico o affascinante nella sua cialtroneria. Barney, per dire, lo era infinitamente di più. Insomma, per me non ci siamo. Tante parole (belle e messe giù bene) per nulla, o quasi.