«Uno di personaggi più singolari e più amati della narrativa gialla italiana». LA NAZIONEMilano, 1969: Bruno Arcieri indaga tra le macerie di Piazza Fontana. È per fare un piacere a una vecchia amica, e cavarne dai guai una giovane, che Bruno Arcieri, ormai ex colonnello dei Carabinieri e ritiratosi dal servizio attivo, accetta di andare a Milano proprio nei giorni immediatamente successivi alla strage di piazza Fontana. Insegue quella che gli pare un'illusione o forse soltanto la speranza di una figlia che non può rassegnarsi. La città è sconvolta, e Arcieri, ricorrendo a vecchie conoscenze, indaga con discrezione sugli ultimi movimenti di una delle vittime. Piccoli indizi, un paio di incontri, qualche a poco a poco da quella che sembrava un'idea bislacca prende corpo una traccia sempre più consistente, e Arcieri si trova a dover affrontare ancora i fantasmi di un passato che non vuole passare. E mentre comincia a intravedere la verità, suo malgrado la pista lo porta a una valigetta di documenti riservati... Di nuovo toccherà a lui, vecchio servitore di uno Stato sempre meno comprensibile, e ormai sotto attacco, decidere se andare fino in fondo. Da solo, come sempre.
Un bel giallo, con una storia che affonda le sue radici in un passato nemmeno troppo lontano (non lontano dall'epoca in cui si svolge la narrazione, nel 1969), un protagonista che non sembra sentire l'età anagrafica che ha sulle spalle e un corollario di personaggi curiosi. E poi lei, Firenze, bella come sempre, e la "comparsata" di una Milano che non è quella che ho vissuto io (in tempi decisamente più recenti).
“Viva l'Italia / L'Italia del 12 dicembre L'Italia con le bandiere / L'Italia nuda come sempre L'Italia con gli occhi aperti nella notte triste Viva l'Italia / L'Italia che resiste”
“Ho visto bombe di stato scoppiare nelle piazze E anarchici distratti cadere giù dalle finestre”
La strage di piazza Fontana è uno degli eventi più tristi e misteriosi della nostra storia, per il quale a un certo punto della mia vita mi era venuta addirittura una specie di ossessione, di cercare di leggere tutto il materiale che lo riguardasse, di cercare di capire il come e il perché. E questo romanzo parte proprio il giorno di Santa Lucia di quel 1969, alla vigilia del quale scoppiò la bomba.
In questo giallo indaghiamo su una misteriosa scomparsa, che avviene proprio in quei giorni. Il protagonista, il fiorentino Bruno Arcieri, colonnello in pensione con un passato nei servizi segreti, indaga per conto di una famiglia di amici sulla scomparsa di un uomo, che da Firenze proprio il 12 dicembre si era recato a Milano per un appuntamento con un bancario, proprio nella sede di piazza Fontana della Banca Nazionale dell’Agricoltura, e proprio a quell’ora. Forse, anzi quasi sicuramente, talmente vicino alla bomba da essere morto senza aver lasciato nessun resto di sé. Ma la figlia sostiene di essere stata chiamata dal padre pochi minuti dopo l’orario dell’esplosione. Un disperato tentativo della ragazza di negare l’evidenza, o c’è altro? Insieme a questo indaghiamo con Bruno su altri misteri, alcuni di allora e altri ancora più vecchi, dei cold case che emergono a poco a poco. Non è un giallo deduttivo ma il tipico giallo italiano contemporaneo, qui con un pizzico di spy story a unirsi alla trama poliziesca, con una grande attenzione per l’atmosfera e l’ambiente. E devo dire che il clima di fine anni ‘60 è riprodotto bene, con le “comuni”, i gruppi giovanili, la diffusione delle droghe pesanti.. La scrittura è piacevole, e i personaggi li ho trovati credibili. L’unico limite è che essendo questo romanzo parte di una serie, e non avendo letto i precedenti, mi sono goduto la trama principale, autoconclusiva, ma non ho potuto apprezzare appieno la storia personale del protagonista
Arcieri è più calato nel tempo che vive: dicembre 1969. Indaga sulla morte presunta di un fiorentino nell’esplosione di piazza Fontana, e a Milano gli viene consegnata una borsa piena di documenti rivelatori sui mandanti della strage stessa e su altri intrecci e legami, oscuri e inquietanti, che pervadono la politica e le istituzioni italiane. Smette di fare il giovanotto hippy e, forse, si riappropria della sua età, del suo ruolo, della sua vita.