Montale considerava La bufera e altro il suo libro «più alto»; uscito nel 1956, diversi anni dopo la conclusione della seconda guerra mondiale, di quella barbarie, di quella bufera, è il diario sofferto e allucinato.
Sylvia Plath was an American poet, novelist, and short story writer, widely regarded as one of the most influential and emotionally powerful authors of the 20th century. Born in Boston, Massachusetts, she demonstrated literary talent from an early age, publishing her first poem at the age of eight. Her early life was shaped by the death of her father, Otto Plath, when she was eight years old, a trauma that would profoundly influence her later work. Plath attended Smith College, where she excelled academically but also struggled privately with depression. In 1953, she survived a suicide attempt, an experience she later fictionalized in her semi-autobiographical novel The Bell Jar. After recovering, she earned a Fulbright Scholarship to study at Newnham College, Cambridge, in England. While there, she met and married English poet Ted Hughes in 1956. Their relationship was passionate but tumultuous, with tensions exacerbated by personal differences and Hughes's infidelities. Throughout her life, Plath sought to balance her ambitions as a writer with the demands of marriage and motherhood. She had two children with Hughes, Frieda and Nicholas, and continued to write prolifically. In 1960, her first poetry collection, The Colossus and Other Poems, was published in the United Kingdom. Although it received modest critical attention at the time, it laid the foundation for her distinctive voice—intensely personal, often exploring themes of death, rebirth, and female identity. Plath's marriage unraveled in 1962, leading to a period of intense emotional turmoil but also extraordinary creative output. Living with her two children in London, she wrote many of the poems that would posthumously form Ariel, the collection that would cement her literary legacy. These works, filled with striking imagery and raw emotional force, displayed her ability to turn personal suffering into powerful art. Poems like "Daddy" and "Lady Lazarus" remain among her most famous, celebrated for their fierce honesty and technical brilliance. In early 1963, following a deepening depression, Plath died by suicide at the age of 30. Her death shocked the literary world and sparked a lasting fascination with her life and work. The posthumous publication of Ariel in 1965, edited by Hughes, introduced Plath's later poetry to a wide audience and established her as a major figure in modern literature. Her novel The Bell Jar was also published under her own name shortly after her death, having initially appeared under the pseudonym "Victoria Lucas." Plath’s work is often classified within the genre of confessional poetry, a style that emphasizes personal and psychological experiences. Her fearless exploration of themes like mental illness, female oppression, and death has resonated with generations of readers and scholars. Over time, Plath has become a feminist icon, though her legacy is complex and occasionally controversial, especially in light of debates over Hughes's role in managing her literary estate and personal history. Today, Sylvia Plath is remembered not only for her tragic personal story but also for her immense contributions to American and English literature. Her work continues to inspire writers, artists, and readers worldwide. Collections such as Ariel, Crossing the Water, and Winter Trees, as well as her journals and letters, offer deep insight into her creative mind. Sylvia Plath’s voice, marked by its intensity and emotional clarity, remains one of the most haunting and enduring in modern literature.
Lettura difficile quella di Montale, ma non per questo meno appassionante. Del resto, in generale, il bello della scrittura in versi consiste anche nel fatto che ognuno possa rifugiarvisi nel modo più consono al proprio sentire, a dispetto delle cervellotiche elucubrazioni dettate dai critici letterari. E' stato bello muoversi tra fronde e canneti, seguire gli erbosi sentieri tracciati da file stonate di formiche, deliziarsi della semplicità del giallo dei limoni, lasciarsi cullare dall'onda che termina il suo peregrinare su rasserenate spiagge sopra le quali, in verità, il viaggio mai s'arresta… Anche se, si sa, il male di vivere può attendere a ogni angolo di strada e "la vita è crudele più che vana".
"TALVEZ CERTA MANHÃ andando por um ar de vidro, árido, voltando-me, veja acontecer assombrado: o nada por cima dos meus ombros, e atrás de mim o vazio, com um terror de embriagado.
Depois, como sobre um écran postar-se-ão lado a lado árvores casas colinas para o costumado credo. Mas será tarde demais; e eu escapar-me-ei calado por entre os homens que não olham para trás, com o meu segredo."
"CHIA A ROLDANA do poço, a água sobe até à luz e aí se funde. Treme uma recordação no alcatruz colmado, no círculo fechado uma imagem progride. Aproximo o rosto de evanescentes lábios: deforma-se o passado, fica avelhentado, pertence a um outro...
Ah range já na sua lide a roda, entrega-te ao fundo escuro, visão, uma distância nos divide."
"A VIDA oscila entre o sublime e o imundo com alguma propensão para o segundo. Saberemos mais acerca disso depois das ultimas eleições que se farão lá em cima ou lá em baixo ou em algum lugar porque fomos já eleitos todos nós e quem o não foi está bem melhor aqui em baixo e quando se dá conta é tarde demais les jeux sont faits diz o croupier pela última vez e com a sua pá vai varrendo as cartas."
_____________ Prémio Nobel da Literatura 1975 Eugenio Montale nasceu em Itália em 12 de outubro de 1896 e morreu em Itália em 12 de setembro de 1981.
Questa raccolta di Poesie di Montale La bufera e altro 1940-1954 Satura 1962-1970 È più attuale che mai, in quanto l’antico male di vivere si chiama adesso alienazione, fastidio, noia. Ho apprezzato molto le poesie dedicate alla moglie Drusilla, ahimè miope come me, per la quale Montale deve superare il vuoto ad ogni gradino.
Mi e' sempre piaciuto lo stile di Eugenio Montale in poesia per la sua franchezza e per contrapporre gli aspetti più comuni della vita come simbolo della realtà concreta e semplice. Questo stile che e' quasi come la pittura impressionista che riesce ad usare le espressioni che ci sono comuni per creare significati al di la' del comune.
Di tutte le sue poesie, "Non recidere, forbice, quel volto" rimane sempre la mia preferita. Dopo anni di lettura di poesie in diversi linguaggi devo ancora trovare un' autore che sia capace di esprimere, come Montale, cio' che sentiamo dentro all'anima quando qualcuno che abbiamo tanto amato diventa un ricordo che non vogliamo dimenticare. L'uso delle forbici in questa metafora e' cosi' forte che mentre leggo riesco a sentire il rumore delle lame che si aprono e si chiudono per effettuare il taglio. Il secondo verso poi ci parla di natura, ma e' un'altra metafora per parlare di cio' che si e' perso e di speranza...
"Non recidere, forbice, quel volto, solo nella memoria che si sfolla, non far del grande suo viso in ascolto la mia nebbia di sempre.
Un freddo cala... Duro il colpo svetta. E l'acacia ferita da sé scrolla il guscio di cicala nella prima belletta di Novembre".
The Everyman’s Pocket Poets volume of Eugenio Montale doesn’t work for me, but then I barely graduated from high school. The obscurity and turbidity (or is that turgidity?) of the syntax communicates nothing to the reader: “where the moonlit spring descends / and haloes every notch and knob with brightness: / dropped pinecones, dazzle / of hanging nets and shards;” (“Autumn Quarries,”p. 91.).
Huh?
This is not helped by the too-long preface of the translator, where on p. 11 we are told that a coastline “had become a crucible, where history itself is forged.” One longs to see a crucible as a forge. On the same page we are given, “The one hope of salvation imaginable to the anxious, disaffected storyteller is that his own existence my somehow be justified in helping his interlocuter escape the surroundings he finds so inimical.” And there are the catalogues of adjectives: “churning sea, impenetrable azure sky; blinding, hallucinatory sun; unforgiving clives and shoes…”
Perhaps there will be another translator another time.
In questo volume sono raccolte le due raccolte di Eugenio Montale, intitolate "La bufera e altro" e "Satura", due raccolte che, pur differendo tra loro per toni e temi, sanno entrambe toccare le corde dell'animo del lettore.
Io e le poesie non andiamo molto d'accordo. E soprattutto mi sento indegna di questa raccolta di cui ho afferrato molto poco. Provarci comunque non mi ha fatto male.
Non posso giudicare ciò che non comprendo. Questa raccolta di poesie (La bufera e altro, satura) è totalmente priva di commenti e le sole note dell'autore sono assolutamente insufficienti a schiarire i concetti di uno tra i più complessi poeti italiani. A tratti i lampi di pura genialità sono palesemente collocati in bella mostra per essere compresi anche da un profano dell'essenza poetica come me, ma troppo spesso la bellezza sonora dei versi "montaliani" è eccessivamente intricata e di difficile comprensione senza un aiuto "esterno". Non ne discuto la qualità artistica, semplicemente non sono all'altezza di giudicare. Quel che si può valutare è l'edizione, che è insufficiente per una comprensione completa del testo.
TU SEI Simile a un clown, felice soprattutto a testa in giù, Piedi alle stelle, un cranio lunare, Le branchie come un pesce. Un sensato Pollice verso allo stile del dodo. Avviluppato su di te come un rocchetto, Esploratore del tuo buio come i gufi. Muto come una rapa dal quattro Di luglio al primo aprile. Oh pallina che cresci, mia pagnottella. Vago come la nebbia e atteso come la posta. Più lontano dell’Australia. Atlante curvo, gamberetto viaggiatore. Ranicchiato come un bocciolo e a tua agio Come uno spratto nel vasetto. Nassa di argilla tutta fremiti. Salterino come un fagiolo messicano. Giusto come un’addizione ben fatta. Foglio pulito, con su la tua faccia
Poesie che mi hanno particolarmente colpito: - "La bufera" e "L'arca" dalla raccolta "La bufera ed altro" - "5" di "Xenia II" e "Provo rimorso", "Un mese tra i bambini", "Fine del '68"e "Ex voto" di "Satura II", dalla raccolta "Satura"
"L'attesa è lunga,/ il mio sogno di te non è finito."
"E' una meta lontana ma provarcisi/ un debito."
In La Bufera e Satura siamo di fronte ad una poesia ancora più arida, franta e dissonante che nel precedente distico Ossi di Seppia/Occasioni. L'impressione è che il cerebrale ermetismo montaliano soddisfi assai più i critici che i lettori.
Una locura lo que escribe Montale. Los poemas de La Tormenta, Satura y Huesos de Sepia son fascinantes y ameritan una lectura cada vez más profundizada. Como la miel y el ajenjo, sus poemas son también dulces y amargos.
Si dice ch'io non creda a nulla, se non ai miracoli. Ignoro che cosa credi tu, se in te stessa oppure lasci che altri ti vedano e ti creino. Ma questo è più che umano, è il privilegio di chi sostiene il mondo senza conoscerlo.
Endnu en nobelpristager (1975) - Italien - så der er citroner og sol, det er sanseligt og der er i øvrigt et fint introducerende forord af Uffe Harder.
“La vera poesia è simile a certi quadri di cui si ignora il proprietario e che solo qualche iniziato conosce.” Dal discorso tenuto all’accettazione del Premio Nobel nel 1975.