"No, le lacrime non sono per Randy e Willard, sono per tutti i bei sogni che ho fatto, per tutti gli dèi buoni che non esistono, per tutto il bene che c'è nell'uomo e che è solo un condizionamento sociale che impedisce al più forte di spaccare la testa al più debole.
Si, era per quello che piangevo: per la specie umana. Per il fatto che l'uomo non è per niente buono. Poi capii che era solo un bluff e che in realtà piangevo per me stesso, per la mia solitudine, la mia delusione, la presa di coscienza della mia mortalità, la consapevolezza che l'universo è un luogo buio, vuoto, e la vita è soltanto un giro di giostra, e quando squilla il campanello e tu devi scendere dalla giostra, metti i piedi sul nulla."
Ho deciso di riportare qui questo passo del libro perchè mi ha colpito moltissimo e perchè racchiude, secondo me, gran parte dell'essenza del romanzo stesso.
Si è trattato di una lettura molto piacevole, grazie ad una trama accattivante e ad uno stile di scrittura non solo estremamente scorrevole, ma anche ironico, divertente, leggero e allo stesso tempo incredibilmente crudele, violento e senza filtri. Questi elementi insieme contribuiscono a creare una storia capace di catturare l'attenzione del lettore, prima lievemente, poi catapultandolo bruscamente in questo mondo assurdo e pazzesco che Lansdale ha creato.
Dopo il passaggio di una bizzarra cometa, il drive-in in cui Jack e i suoi amici amano passare il loro tempo libero viene inghiottito da una strana e spaventosa oscurità e, isolato dal resto del mondo, si trasforma in una vera e propria prigione per tutti coloro che si trovano al suo interno e che vi rimarranno per un tempo imprecisato. Da qui la storia prenderà una piega interessantissima e per me così inaspettata da lasciarmi totalmente stupefatta; infatti il drive-in da luogo di piacevole intrattenimento, assumerà giorno dopo giorno sempre più le sembianze di un'arena in cui saranno proprio gli uomini, accecati dalla fame, dalla sete, dall' esasperante monotonia di un tempo sempre uguale a combattere e a sbranarsi tra loro come belve feroci. Il drive-in farà emergere il peggio di quella parte di umanità ormai irriconoscibile e totalmente allo sbando, porterà gli uomini ad uccidersi per un po' di popcorn sparso a terra, a perdere il senno, a gettarsi in quell'oscurità che tutto assorbe e annienta pur di sfuggire alla follia dilagante nel drive-in alla quale nessuno però sembra poter resistere. Jack e il suo amico Bob riusciranno a rimanere lucidi grazie alla carne essiccata, al vero cibo che quindi diventa appiglio indispensabile al quale aggrapparsi con le unghie e con i denti per non rimanere invischiati nella furia e nella disperazione collettiva. Il romanzo è pieno di momenti assurdi, surreali, che sembrano non avere alcun senso, se non quello di colpire e sconvolgere totalmente il lettore, così come le moltissime scene crude, volgari, truculente, disgustose, che concorrono a delineare l'inquietante profilo di una nuova "notte dei morti viventi". Credo che il senso generale della storia, o almeno ciò che io vi ho letto, sia far riflettere sulla forza di quella parte dell'animo umano che cerchiamo ad ogni costo di tenere nascosta, ma che è là pronta ad emergere nelle situazioni più cupe e disperate, quella parte oscura, animalesca, selvaggia, crudele, che ci rende tutti simili a mostri che si azzannano, si azzuffano, si divorano in una macabra rievocazione di quella legge naturale che vede prevalere e sopravvivere soltanto il più forte. Nel drive-in vengono proiettati soprattutto film di serie B, scadenti , con un budget bassissimo ed effetti speciali dozzinali, eppure è proprio questo genere di proiezione ad attirare nel luogo sempre più persone, compresi Jack e i suoi amici. Saranno proprio queste stesse persone gli inconsapevoli protagonisti della follia collettiva che sconvolgerà il drive-in trasformatosi ormai nel perfetto set di un mediocre filmetto di serie B e ho apprezzato moltissimo questo rovesciamento dei ruoli che portano quello che prima era il pubblico a diventare ora protagonista assoluto di una vicenda tanto truculenta quanto surreale. Ho trovato nel romanzo diverse metafore molto interessanti, come quella del Re del Popcorn che spadroneggia sull'intero drive-in e che ricalca in maniera ironica e macabra la figura di un qualsiasi fanatico tiranno che dopo aver ubriacato il popolo con parole soavi e dolci promesse, si prepara in realtà a sacrificare tutto e tutti per perseguire unicamente il proprio benessere e la propria sopravvivenza.
Dunque mi è piaciuta molto l'idea di base, la scrittura estremamente accattivante, eppure ho la netta sensazione che questa sia una di quelle classiche storie che dopo aver svolto la loro funzione di intrattenimento, non mi lascino poi molto di più. Non è un romanzo secondo me memorabile e per quanto mi sia anche divertita a leggerlo, alla fine non sapevo bene quali sentimenti mi aveva lasciato in eredità questa storia... Non sono un'amante dell'assurdo e del surreale, eppure qui episodi di questo tipo non mi hanno dato particolarmente fastidio perchè li ho trovati pertinenti alla storia nel suo complesso, quindi credo che i miei problemi con questo romanzo siano stati il tipo di storia che non rientra nelle mie letture preferite e soprattutto il fatto che, oltre allo stupore, al disgusto e agli altri sentimenti provati sul momento, alla fine mi abbia lasciato poco e niente, se non la sensazione che tra qualche giorno questo romanzo finirà in un angolo remoto e polveroso della mia mente. Non so se sono abbastanza motivata da terminare la trilogia, forse farò passare un po' di tempo, ma mi sento di consigliarne la lettura a coloro che amano le vicende surreali e pazzesche e a chi ha voglia di apprezzare una scrittura originale, frizzante e coinvolgente.