Hot Little Hands è una raccolta di racconti imperniata sulla sfera sessuale dell'adolescenza e della prima maturità. le protagoniste sono ragazze, ragazzine, giovani donne ventenni; i temi sono realisticamente dolorosi: aborto, molestie sessuali, pedofilia, e altri reati che se possibile sono ancora più innominabili. il modo in cui sono trattati è distaccato, i dialoghi semplici. non viene concesso spazio all'approfondimento psicologico, con una presa di distanza nello stile ma non nella sostanza. i racconti sono senza dubbio plot-driven, prevedibili non nell'esito di trama ma nel sapore che rimane in bocca una volta terminato il racconto: non è un peccato di cui ritengo colpevole l'autrice, ma gli uomini.
il trattamento riservato a temi così delicati (uso questo aggettivo non perché se ne debba parlare sottovoce, ma perché sono fonte di traumi) è diametralmente opposto alla rabbia e al dolore che queste esperienze provocano nella vita di ogni ragazza. i sentimenti interiori delle ragazze sono lasciati fuori dalla pagina, rimangono addosso alle protagoniste. non ci sono sfoghi violenti o prese di coscienza sconvolgenti di ciò che è accaduto loro, ma un'immediata elaborazione dell'abuso, anzi una limpida constatazione del fatto, che viene ingoiato senza rigetto. mentre leggevo pensavo no, voglio la loro furia, voglio empatizzare con le loro esperienze, voglio unire il rigurgito al loro, sono disposta a rivivere la crisi della realizzazione per avere un momento di condivisione viscerale, ancestrale. ma queste sono ragazze mute, insieme infantilmente innocenti e peccaminosamente consapevoli, come sei innocente e consapevole quando ti si inizia a sviluppare il seno a tredici anni e non puoi bloccare questo terribile fatto irreversibile, ma sai, semplicemente sai, che gli occhi di tanti ragazzi e uomini si sposterà lì da quel momento in avanti. quanta responsabilità ci viene addossata quando non ne abbiamo fatto domanda.
Ulman, che palpabilmente fa parte della schiera delle ragazze di cui racconta e sparge frammenti di sé in ognuna, non è mai paternalistica o moralizzante: è obiettiva e razionale, racconta il fatto e lascia a te l'elaborazione di ciò che comporta, come quando ti svegli a vent'anni e realizzi che la massa nera di quello che ti è successo a quattordici fa ancora parte di te.
scrivendo mi sento un po' una chiavica a criticare i racconti per l'assenza totale di profondità emotiva di queste ragazze, quasi come se tutto quello che accade loro fosse solo un evento come gli altri, che scivola sulla patina impermeabile delle loro sagome bidimensionali. poi mi sono resa conto che queste sono in effetti ragazze alienate– anche se non so se era questo l'intento originale dell'autrice. si aggroviglia così il filo della mia riflessione: Ulman ha scritto in modo così disincantato le ragazze perché spesso viviamo le molestie senza sapere che sono tali? perché ci intimano a sopportare la violenza durante il sesso perché ma sì è normale e scopriamo solo anni dopo che non è normale per niente?
vabbè ormai ho capito che scrivere questi silly little commenti ai libri serve più a grattarmi da sola le fossette del cervello che a incoraggiarne o sconsigliarne l'acquisto altrui.
edit: due giorni fa ho scritto queste righe e ho continuato a pensare alla mia 'recensione', pur ostinandomi a non mettere le stelline o assegnare una valutazione numerica al libro. in realtà quando ho postato questo commento ho barato, perchè non avevo ancora letto l'ultimo racconto. mi rifiutavo di farlo, tanto avevo trovato noiosi gli otto precedenti. mi limiterò a dire con gentilezza che l'ultimo di certo non mi ha cambiato la vita. infatti, per quanto stimolante e azzeccato possa trovare il filo rosso che unisce le otto ragazze della raccolta, ecco, non la rileggerei manco se mi pagassero, e non credo che la terrò manco più nella mia collezione di libri. il mio giudizio è, appunto, soggettivissimo: detesto lo stile asciutto, concreto ed essenziale dell'autrice. sono una ragazza barocca, mi disp