Le strade roventi popolate da orde di mendicanti, da cortei funebri, da bande militari tedesche che incedono con grande strepito, dai temuti Ussari della morte che sfilano in tutto il loro minaccioso splendore, da individui affamati e senza casa che si aggirano con espressione apatica, indifferente. Il gigantesco cantiere sulla Vistola dove gli operai – russi, ebrei e polacchi – si sfiancano assonnati e indolenziti, perennemente sovrastati dal fragore delle onde, dal rombo dei macchinari, dal ruggito delle voci che sbraitano in varie lingue. È la Varsavia che accoglie Binyamin Lerner, reduce da nove mesi sul fronte galiziano nella fanteria dello zar. E più che mai deciso a sopravvivere, anche a prezzo della diserzione, a conquistare il suo destino in un mondo divelto dalle fondamenta: a contrastare, acciaio contro acciaio, l'inesorabile violenza della Storia. Una violenza che Singer ha vissuto sulla propria pelle e nella quale – mentre seguiamo Binyamin dal vertiginoso caos di Varsavia a una comune agricola in Polesia e infine a Pietroburgo, cuore della Rivoluzione – ci sprofonda, letteralmente, con la prodigiosa maestria che i molti lettori della "Famiglia Karnowski" hanno imparato a conoscere.
Israel Joshua Singer was a Yiddish novelist. He was born Yisruel Yehoyshye Zinger, the son of Pinchas Mendl Zinger, a rabbi and author of rabbinic commentaries, and Basheva Zylberman. He was the brother of Nobel Prize-winning author Isaac Bashevis Singer and novelist Esther Kreitman. His granddaughter is the novelist, Brett Singer.
Singer contributed to the European Yiddish press from 1916. In 1921, after Abraham Cahan noticed his story Pearls, Singer became a correspondent for the leading American Yiddish newspaper The Forward. His short story Liuk appeared in 1924, illuminating the ideological confusion of the Bolshevik Revolution. He wrote his first novel, Steel and Iron, in 1927. In 1934 he emigrated to the United States. He died of a heart attack at age 50 in New York City in 1944.
Israel Joshua Singer possiede una prosa ricca ma semplice, con la quale riesce a coinvolgere il lettore e trascinarlo nelle sue storie i cui protagonisti sono sempre vividi e ben presenti. La lettura scorre veloce, senza annoiare ma, anzi, con il desiderio di proseguire per saperne di più. E questo Acciaio contro Acciaio non fa eccezione; il racconto delle vicende vissute dal giovane Binyamin Lerner inizia incuriosendo coloro che si affacciano alla sua storia, prosegue nelle varie peripezie che il ragazzo si ritrova a dover affrontare e... beh, sfortunatamente si infrange in un epilogo che non mi è ben chiaro, e che ho trovato troppo affrettato e forse persino interrotto. Questo è il motivo per cui Acciaio contro Acciaio vede da me arrivargli solo tre stelline. Non sono riuscita nemmeno a capire il perché della presenza di un personaggio in particolare, e mi sto riferendo alla cugina Gitta. Eliminandola, il risultato finale non cambia. Gitta non ha alcuna influenza sulla vita e sulle vicende di Binyamin. In fondo, nel corso delle nostre esistenze, incontriamo molte persone che, allo stesso modo di Gitta, non ci danno assolutamente nulla... In fine, più leggo Singer e più mi viene voglia di leggerlo ancora. È uno di quegli autori che consiglio.
Sono molto indecisa se dare tre stelle o quattro. Grandissima prosa, addirittura mi è piaciuto di più come è stato scritto questo che i fratelli Askhenazi, lo trovo più moderno e in linea con i tempi che descrive. Sono tentata di togliere una stella per il finale, affrettato e non conclusivo (ma forse anche questo è moderno quindi non la tolgo!!!)
Da soldato dello zar a soldato della Rivoluzione, la parabola di un giovane ebreo polacco dal 1915 all'ottobre 1917. In mezzo la Varsavia ebraica, dalla rotta russa all'occupazione tedesca. Di umiliazione in umiliazione, di angheria in angheria, di sopruso in sopruso, i figli ashkenaziti di Israele attraversano le bolge dantesche della guerra mondiale con tutto il suo orrore, dell'antisemitismo polacco e russo, ben prima del nuovo padrone tedesco, del lavoro coatto e massacrante sulla Vistola. Pidocchi, sporcizia e tifo, fame e abbrutimento, degradazione sociale e morale, quartieri popolari affollati e verminosi sono gli scenari ricorrenti e le condizioni costanti in cui vivono e si muovono i personaggi del romanzo di Singer. Riscatto umano e sociale sembrano miraggi che affascinano e presto deludono. La massa, anche quella ebraica, sembra che sia ovunque plebe miserabile e vigliacca, sottoproletariato avido e ladro. Un libro aspro, dai toni cupi, in cui sembrano predominare lo scetticismo e il disincanto, la disillusione e la costatazione dell’impossibilità del “progresso” sociale e morale, se non guidato da una politica autoritaria del bastone e della carota (ma anche lì, se non c’è illuminazione e ispirazione della guida delle masse, solo autoritarismo e prevaricazione) Scritto nel 1927, forse in seguito al crollo delle speranze sulla Rivoluzione sovietica e sul socialismo. E infatti il libro si chiude con le cannonate della corazzata Aurora e con l’attacco al Palazzo d’Inverno, e con parole emblematiche che non lasciano presagire nulla di buono, se non l’inveterata malvagità umana e il desiderio di prevaricazione (sessuale, in questo caso): “A testa bassa si lanciarono verso il Palazzo. Le donne e i cadetti, atterriti, lasciarono cadere le armi. Una ragazza esile e mortalmente pallida per la paura singhiozzava forte – Dio onnipotente! Dio onnipotente! -Zitta, puttana!- ringhiò un marinaio russo con il volto bendato, e le maledisse assieme a tutte le generazioni femminili fino a Eva in persona”.
Poi verranno “Yoshe Kalb” e “Da un mondo che non c’è più”, ma questo libro sembra tutto un altro Israel J. Singer.
Indimenticabili le immagini di Varsavia e della Polonia nel 1917, infernali come certi Bruegel. E l'ebreo fiero e combattivo, il nuovo ebreo. Non c'è altro però.
Bello in quanto, ad oggi , unico libro letto di Singer I J. scoperto da poco e già sfruttato a dovere da molte case editrici in quanto fuori diritti.... Bello come descrizione dell'ambiente ebraico che solo un ottuso fantatico razzzista poteva vedere come un blocco monolitico unico... il compagno di lavoro "Chassid" è il personaggio più poetico e meglio tratteggiato del romanzo...
Il protagonista di questo romanzo è Binyamin Lerner, un giovane ebreo che è fermamente deciso a lottare per difendere le sue idee mentre il mondo intorno a lui implode, travolto dagli eventi della Prima Guerra Mondiale.
La storia si svolge tra Polonia e Russia nel periodo storico che va dalla conquista di Varsavia da parte delle truppe tedesche alla presa del Palazzo d’Inverno a San Pietroburgo. Il giovane Binyamin, reduce da nove mesi trascorsi nell’esercito zarista sul fronte galiziano, arriva in una Varsavia sconvolta dalla guerra, in balia di orde di sbandati alla disperata ricerca di qualcosa da mangiare e attraversata dalle truppe tedesche trionfanti. Binyamin, però, è ben deciso a non farsi travolgere dagli eventi e a farsi promotore del proprio destino, reagendo ai colpi della Storia con la forza e l’intransigenza dell’acciaio. Questo lo porterà a disertare dall’esercito russo, a rifiutare i compromessi e le meschinità richiesti dai parenti ebrei e fuggire con la cugina Gitta, ad organizzare uno sciopero in un cantiere di lavoro sulla Vistola che sembra un campo di concentramento e a lanciarsi in varie altre imprese. Ogni volta Binyamin lo farà avendo come guida la difesa dei suoi diritti e della sua dignità, sia quando si troverà in una posizione subalterna e si opporrà alle angherie del potere, sia quando, trovandosi in una posizione di comando, si rifiuterà di farsi corrompere per lucrare sui destini di poveri sbandati e per questo verrà punito.
Singer è bravissimo a descrivere il caos della Varsavia occupata, la disperazione della popolazione ed i contrasti tra polacchi, russi, ebrei e tedeschi. In particolare, gli ebrei vengono descritti come gli ultimi tra gli ultimi, scacciati dalla guerra e continuamente vittime delle minacce e delle violenze sia di russi e polacchi che dei nuovi padroni tedeschi. La descrizione del destino degli ebrei, però, è fatta senza nessuna concessione al fatalismo e al vittimismo dei racconti del più famoso fratello. Il protagonista della storia è un uomo che vive e lotta nel suo tempo e sente impellente il bisogno di dare il proprio contributo alla storia “La strada era la sua casa, i palchi dei comizi la sua tavola, i proclami e i volantini il suo cibo, il fermento la sua gioia”.
Varsavia, il fronte orientale dell'inizio della prima guerra mondiale, poveri e diseredati depredati di tutto dalle milizie tedesche, la guerra e la brutalità che inevitabilmente ne consegue, poi ci sono gli ideali, incarnati da un giovane disertore ebreo, Byniamin Lerner. Disertore ed evaso, Lerner colto perché ha studiato nei licei tedeschi, lotta contro la Storia stessa, si butta in un corpo a corpo con gli eventi travolgenti che colpiscono l'Europa tra il 1914 e il 1917, di quella parte dell'Europa che dalla Polonia, da Varsavia arriva a Pietroburgo, passando per la Polesia, terra di mezzo tra Polonia, Ucraina e Russia. Un viaggio che porta il giovane Lerner fino alla Russia rivoluzionaria, scegliendo la vita di strada e l'assalto armato al Palazzo d'inverno. Israel Joshua Singer non risparmia le critiche a nessuno, ebrei, tedeschi, russi, polacchi, tutti gli uomini e tutte le donne sono uguali, soprattutto nelle condizioni peggiori, soprattutto quando la sopravvivenza è l'obiettivo principale. Nessun santo tra questi derelitti. Solo si distinguono i ribelli.
La lotta di classe è innanzitutto presa di coscienza. E il protagonista cerca invano di inculcare ai sopraffatti come lui la dose minima di orgoglio sufficiente per non scannarsi tra reietti: russi, polacchi ed ebrei, prigionieri dei tedeschi, preferiscono sfogarsi contro l'odiato ideale nemico invece che contro il "padrone". Ma la Rivoluzione, quella vera, incombe. E ci saremo anche noi, diamine.
Les pérégrinations d'un juif déserteur de l'armée russe dans la Pologne occupée par l'armée allemande pendant la Première guerre mondiale. Une plongée sur un front méconnu, à la frontière de plusieurs cultures.
«Acciaio contro acciaio» di I.J. Singer è la storia dell’arrivo della rivoluzione russa. Sì, certo, sono apparentemente le avventure di Benjamin Lerner, soldato, disertore, errante, ebreo. Ma se ti scosti solo un poco dalla trama dei fatti, ti accorgi che la trama è il cammino scosceso e irruente della rivoluzione. Lerner è la rivoluzione che comincia, a mezzanotte, nell’aria quieta di Pietrogrado. (Poi Singer ci parlerà di cosa è stato della rivoluzione negli articoli raccolti dentro «La nuova Russia», ci parlerà di cosa ne è stato dell’impeto di quel soldato disertore.)
alla fine ho optato per le 4 stelle ...una sorta di arrotondamento in eccesso. Come gli altri romanzi di Singer è scritto magistralmente con quella sua capacità di "buttarti" letteralmente dentro la storia. Concordo con altre recensioni sul capitolo finale che si percepisce come "monco" e ti lascia li senza nulla più...Per chi ama Singer va assolutamente letto.
Dolore, miseria e sopraffazione da cui un giovane disertore ebreo alla fine si libera raggiungendo la Russia rivoluzionaria. Non un cammino cercato e consapevole ma più le circostanze e le casualità che lo portano verso questo traguardo. Troppo poche le righe dedicate alla parte finale.
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