El protagonista de Adiós al fútbol cuenta en noventa textos, uno por minuto, como si fueran los dos tiempos de un emocionanate partido, su personal universo futbolístico, lleno de inteligentes y divertidas reflexiones, en el que caben Maradona, Borges y Bioy Casares, la Play Station, Mallarmé, los futbolines (y su eterna polémica sobre quién los inventó), el Dinamo de Moscú, el Inter o la Roma, y el lector acaba atrapado por esa pasión por el fútbol, considerado como un género dramático. No faltan agudas observaciones sobre su repercusión mediática, sobre esos jugadores legendarios que acaban, como juguetes rotos, trabajando de vigilantes en piscinas municipales, o sobre la inconveniencia de que los hérores, es decir los futbolistas, visiten las peñas de sus equipos, pues debe mantenerse a toda costa la distancia entre los sacerdotes del rito y los feligreses. La gran literatura discurre por todos y cada uno de los noventa minutos de este disputado partido, de este festín de goles, palabras y balones con el que todos los buenos aficionados al fútbol y a la literatura se darán un enorme atracón.
He graduated in philosophy at the University of Rome and is an expert in French literature which he has taught and teaches at University of Pisa and University of Cassino.
«Ciò che invece non tollero è la violenza. Mi riferisco per esempio a quella che esercitano bande di tifosi contro il viaggiatore inconsapevole, un individuo spaesato, inerme, smarrito contro la massa urlante e organizzata. Viene la nausea, all'idea di condividere anche soltanto un breve percorso ferroviario con quell'umanità plurale per antonomasia, devastata dall'aggressività e da un patologico senso di appartenenza. Non l'ultras singolo, ma il gruppo. Anzi, direi che "ultras" dovrebbe essere considerato come uno di quei nomi che si impiegano solo al plurale. Sostantivi difettivi, appunto perché mancano di una possibilità; in questo caso, il singolare. Vedi il termine "esequie". Esequie e nozze, ferie e ultras, non possono conoscere una forma individuale (giusto il contrario di "buio", che invece non ha il plurale). Parlo dello squadrista, insomma, feroce e multiplo, feroce perché multiplo, o quanto meno duale. Ricordo di aver letto un articolo su un ragazzo braccato e ucciso in Sicilia, soltanto per aver cercato di difendere una coetanea. Gettato dal treno in corsa»
«Estando una semana encerrado en un convento con motivo de un congreso, en Francia, una tarde me encontraba paseando por el parque con un amigo y una pelota. Y ahi hicimos exactamente lo mismo. Con los pies descalzos, en un prado con encanto, nos quedamos hasta la puesta de sol chutando hacia arriba, inútilmente, repetitivamente, solamente para ver qué pasaba. Empezó a hacer frío, estábamos sudados. ¿Por qué tengo un recuerdo tan nítido y feliz de esos momentos? Quizás porque ese juego estaba aislado de todo y se traducía en un simple deseo de movimiento y elevación. Quizás porque ese juego era una oración». (Pág. 61)
Curioso el experimento literario del poeta italiano Valerio Magrelli, reconocido seguidor de la Roma. 90 historias, en 90 páginas, que se pueden leer cada una en un minuto. Un libro, editado por Xordica, que tarda en leerse lo que dura un partido de fútbol (sin descuentos ni prórrogas) y que sirve para hablar de numerosos temas y personajes relacionados con el universo futbolístico del autor.
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Il libro raccoglie una serie di pensieri e, per così dire, confessioni che l'autore fa attorno al mondo dello sport più bello del mondo. Si tratta di pensieri e riflessioni basate sia sulle sue esperienze personali, a partire dai pomeriggi a giocare a pallone col padre, per passare alla partitelle con gli amici, tanto da bambino, che da adolescente fino a quelle in età adulta, ma vi si trovano anche memorie di quando i panni del padre li vestiva lui e dall'altra parte del pallone, per così dire, c'era suo figlio. Ma non è solo un libro di memorie e pensieri personali. No! In questo libro si trovano anche riflessioni sull'evoluzione del mondo del calcio, da quello del passato a quello di adesso. Inoltre le sue riflessioni arrivano anche ad interessare la "tecnologizzazione" dei passatempi legati al calcio dal calcetto (o calcio-balilla), al subbuteo, che deve il proprio nome ad una specie di falco, il Falco Subbuteo appunto, gioco la cui invenzione non per niente si deve ad un ornitologo, fino a giungere alla versione della Play-Station con "partite fantasma, giocate da giocatori fantasma e con commenti fantasma". Il titolo stesso del libro allude anche all'evoluzione del calcio che ha portato questo sport a dire addio a quella che era la sua interpretazione originaria o, per dirla con un'espressione più elegante, a quel che era il calcio degli albori. Un libro da leggere nel quale la vena poetica dell'autore, non a caso uno dei migliori poeti nostrani contemporanei, si rivela nuovamente appieno ammantando di poesia e di delicatezza uno sport che fa della tecnica ma anche della "muscolarità" i propri aspetti principali.