Quando ho iniziato a leggere la serie di Hanne Wilhelmsen (mi ero appena trasferita in un’altra città, compravo un libro alla settimana perché all’inizio conoscevo solo due colleghi e avevo in affitto un appartamento senza televisore) mi sembrava di avere a che fare con delle storie troppo indietro nel tempo. In un certo senso, leggevo i romanzi (i primi sono degli anni ’90 e sono arrivati tradotti da noi dopo il boom del giallo scandinavo) e li trovavo invecchiati male.
Aggiungiamoci una protagonista che è alquanto antipatica, soprattutto all’inizio, e non nel senso buono. Ci sono eroi letterari fatti per essere antipatici. Ce ne sono di quelli che non ti dicono nulla.
Nonostante tutto, sono andata avanti nella serie (cosa che, per esempio, non ho fatto con la serie Vik&Stubø, sempre di Anne Holt, della quale ho letto i primi due romanzi, anche prima di attaccare con la saga Wilhelmsen e poi ho mollato) fino alla fine, perché tutto sommato, il plot dei gialli non mi dispiaceva.
Così, sono arrivata piuttosto serena fino alla penultima puntata della serie - l’ultimo libro sta già nel mio Kindle.
Chiusa l’ultima pagina della quale, mi sono accorta che in realtà, mi dispiacerà lasciarla. La realtà, è che i romanzi sono andati migliorando. La serie è andata crescendo. Mano a mano le vicende dei personaggi diventano meno fini a se stesse, a favore di una trama che diventa più ‘politica’. Nello stesso tempo, i personaggi arrivano ognuno più o meno alla fine delle proprie vicende personali.
La Minaccia prende di petto dei temi molto caldi. La scarsa memoria dei norvegesi, che si sono trovati ad affrontare la strage di Utøya, ma che non hanno fatto i conti con l’odio che si annida nelle nuove generazioni, come in quelle precedenti. Solo che se in passato l’intolleranza veniva vista male, se pubblicamente espressa, nel presente le convenzioni sociali prevedono un’esternazione dell’odio verso l’altro più o meno quotidiana e regolare. Il razzismo non è più uno stigma. A finire nel mirino dell’odio (dal punto di vista della trama), sono quelli che sono musulmani. Un attentato, rivendicato da una cellula della quale la polizia di Oslo non ha mai sentito parlare, ha fatto saltare in aria un centro culturale islamico di islamici che sembravano quasi più norvegesi dei norvegesi. Intanto Billy T. indaga per conto suo sul figlio Linus, che teme si sia cacciato in un grande guaio, e chiede aiuto ad Hanne Wilhelmsen, tornata in polizia come parte di una speciale squadra che avrà come compito quello di indagare su casi irrisolti, e a farle compagnia avrà un compagno di squadra particolare Henrik Holme. A un certo punto però, ognuno per conto suo, i tre personaggi si renderanno conto che i tre eventi apparentemente slegati, sono molto più legati di quello che sembra.
Sullo sfondo, però, ci saranno altre domande alle quali sarà difficile trovare risposte. Per esempio, dove ha sbagliato un genitore poliziotto che si ritrova un figlio assassino e terrorista? Dove ha sbagliato una società che accetta senza fiatare manifestazioni d’odio a ogni angolo? Perché per essere accettati vogliamo essere simili alla maggioranza? Come si fa a spiegare a una bambina che è figlia di una donna turca e islamica e di una donna norvegese che non crede nell’esistenza di Dio quale sia la sua identità? Fino a che punto accettiamo la diversità, anche quando questa viene da una persona che socialmente viene esattamente da dove arriviamo noi, ma è geneticamente magari un po’ diversa, o è considerata ‘strana’ perché soffre di una specie di sindrome simile alla Tourette ma forse nemmeno tanto?
Poi c’è anche il giallo. Che stavolta definirei molto maturo e ambizioso, nel modo più o meno articolato in cui cerca di dare delle risposte a queste domande. Anche il fatto che lasci in sospeso qualcosa, è stata una scelta giusta, in fondo sarebbe stato artificiale mettere tutta questa carne al fuoco e poi dare pillole esistenziali per rispondere a tutto.
Insomma, mi fa quasi un po’ dispiacere, letto questo, pensare che il prossimo sia l’ultimo.
Mi fa venire voglia di riconsiderare persino la possibilità di riprendere in mano la serie Vik&Stubø, dove in effetti appare per la prima volta il personaggio di Holme. Magari pure loro col tempo sono migliorati. Chissà.