Il romanzo, scritto nel 1885, è incentrato sulla vita parlamentare della Roma umbertina. Protagonista è Francesco Sangiorgio, neoeletto deputato della quattordicesima legislatura. Giunto a Roma dalla Basilicata, pieno di speranze e di attese, incontra il successo e l’amore. Sarà proprio l’amore, non corrisposto, per donna Angelica, la bella e giovane moglie del ministro Vargas, a dare una svolta alla sua vita.
Nota: gli e-book editi da E-text in collaborazione con Liber Liber sono tutti privi di DRM; si possono quindi leggere su qualsiasi lettore di e-book, si possono copiare su più dispositivi e, volendo, si possono anche modificare.
Questo e-book aiuta il sito di Liber Liber, una mediateca che rende disponibili gratuitamente migliaia di capolavori della letteratura e della musica.
Matilde Serao (Italian pronunciation: [maˈtilde seˈraːo]; March 7, 1856 – 25 July 1927) was a Greek-born Italian journalist and novelist. She was the founder and editor of Il Mattino, and she also wrote several novels.
È la storia di un'ascesa politica perseguita con grande impegno e dedizione, ma che naufraga, impietosa, a causa di un amore non pienamente corrisposto e della relativa deriva. Stile finissimo e altrettanto fine analisi psicologica dei personaggi in un vero e proprio climax.
Romanzo scritto tra il 1884 ed il 1885, riedito dalla stessa Serao nel 1910, è una delle prime opere di questa autrice a cui mi sono avvicinata dall'inizio di quest'anno (ho già iniziato Vita e avventure di Riccardo Joanna e Cristina), decisione presa dopo aver incontrato il suo nome così tante volte in saggi di letteratura italiana e femminile.
Non serve scrivere che la prima cosa da tenere in conto è l'epoca in cui questo libro è stato scritto, sia nella forma del linguaggio che nella modalità in cui alcuni personaggi, e alcuni temi, vengono rappresentati: Matilde Serao si può collocare sotto il gruppo degli autori veristi, inserisce nelle sue storie alcuni dettagli dal romanticismo, ma alla fine è nel genere verista lei che si va a inserire, e questo romanzo lo dimostra appieno, cerco di scriverlo in alcuni punti che secondo me sono i punti di forza di questo romanzo (poi arriverò a quelli di "debolezza", ovviamente mie opinioni soggettive e limitate ai miei gusti personali):
1) Tutti i personaggi sono altamente imperfetti e in certi momenti pure odiosi, hanno tutti delle loro peculiarità che ne delinea la sottigliezza psicologica, a cominciare dal protagonista, il giovane neo deputato lucano Francesco Sangiorgio, ambizioso e ossessionato dall'ascesa politica come ogni giovane ragazzo che, proveniente da una delle regioni più povere dell'Italia post-Unitaria, sente che nulla gli è dovuto e tutto deve essere conquistato, come lui intuisce alla fine della prima parte del libro e da cui il romanzo prende il nome, alla fine del monologo di un suo collega sulla necessità di "conquistare" la città eterna prima che essa divori te (epilogo di tutto quanto: Sangiorgio fallisce). Queste peculiarità caratteriali dei personaggi vengono fatte trasparire in maniera indiretta nelle abitudini dei personaggi, seminate in diversi punti, lasciate intuire al lettore.
2) L'oggettività assoluta e l'inattendibilità del narratore: seppur ci muoviamo dal punto di vista di Sangiorgio e conosciamo le sue opinioni, noi stessi capiamo abbastanza velocemente che lui non è un personaggio onnisciente ma anzi un narratore inattendibile, con meno padronanza del suo ambiente di quello che vorrebbe credere. Alcuni eventi e dettagli vengono solo accennati e mai ripresi per tornare un paio di capitoli dopo, come un'onda d'urto violenta, per far comprendere quanto e come Francesco sia perso, rendendosene conto egli stesso in ritardo. Sangiorgio si dimostra come un uomo che, non ammettendolo a sè stesso, si fa trascinare dagli eventi, rispondendo ad essi con un'irruenza in cui, razionalmente, non si riconosce (o non vuole riconoscersi), di cui non sembra vedere possibili conseguenze o sviluppi futuri, come quando accetta un duello con un deputato ben più in luce di lui, comprendendo solo dopo l'alto rischio in cui è incappato, oppure nella sua infatuazione per l'idealizzata Angelica Vergas, che lo porterà ad un lento esaurimento, umano e professionale. La sua relazione parasociale con la donna è dimostrazione stessa di un narratore inattendibile: ovunque lui pensa di essere ricambiato, di vedere amore negli occhi della donna ("sguardo umido", sorrisi e voci basse a go go), quando invece un lettore razionale ed esterno capisce che buona parte delle sensazioni di Sangiorgio sono solo nella sua testa e che al massimo Angelica Vargas da lui ricerchi solo una sincera amicizia per affrontare la sua solitudine e sia essa stessa troppo ingenua per capire come rapportarsi meglio (in diverse parti Angelica lo ammette pure a Sangiorgio, ma lui è troppo egocentrico per rendersene conto).
3) L'epilogo: come ogni romanzo verista, questa storia finisce con la sconfitta del protagonista. Il romanzo di divide in tre parti: nella prima c'è l'arrivo alla capitale di Sangiorgio, le sue speranze, la solitudine ed il suo spaesamento, il vuoto che sente davanti ad un'ambiente immenso, diverso e per lui troppo artefatto e falso da sembrare così trionfio da divenire brutto, sottolineato da una moltitudine di personaggi, anche terziari, con cui lui si interfaccia e con una delineazione psicologica di questi da manuale (vedasi punto uno, alcuni personaggi compaiono per meno di tre pagine ma brillano di luce propria grazie a pochi ma concisi dettagli, in questi casi c'è davvero da stringere la mano alla Serao). La seconda parte è Sangiorgio che edifica, ed in un certo senso ci riesce, la sua reputazione da deputato, attraverso mosse astute non esenti da enormi rischi (qui la narrazione è più dinamica, la mia parte preferita in assoluto, anche perchè sembra che la fortuna davvero sorrida al protagonista). La terza è la lunga ma inarrestabile e disperata discesa, il declino del protagonista causato dall'emozione che più di tutte egli ha allontanato da sè: l'amore. Sangiorgio viene mostrato sin da subito come apatico, a parte l'ambizione politica e forse una genuina volontà nel migliorare la vita dei contadini poveri della sua Regione d'origine, egli non ha grandi istinti, slanci, è introverso, taciturno, spartano nelle abitudini e ha pure poca immaginazione nelle cose, paradossalmente per un politico egli è quasi un misantropo, riesce ad andare avanti e farsi strada solo grazie alla sua ossessione nella politica e riscatto sociale da povero ragazzo di provincia del Meridione. Il suo castello di carte crolla quando una nuova ossessione nasce e soppianta la vecchia, quella per una donna sposata ed apatica, dolce e generosa con tutti di facciata, ma fredda nel profondo e così impossibilitata ad amarlo, portandolo allo spegnimento e al suo ritorno, questa volta definitivo, in Basilicata.
Ci sono diverse parti interessanti in questo romanzo che ho sottolineato, ma è proprio nell'ultimo capitolo che secondo me vengono chiusi due cerchi: il primo è quello in cui Francesco Sangiorgio, salendo sul treno di ritorno per la Basilicata, vede la Roma immensa e spettrale già vista all'inizio del romanzo, sempre dal finestrino di un treno ma in direzione di corsa opposta, e si vede costretto ad ammettere che la conquista della città eterna non solo non è avvenuta, ma è alla fine lui la pedina che ha perso più di tutti. Il secondo cerchio avviene prima, quando Silvio Vargas gli fa la paternale chiedendogli di andarsene dalla Capitale e uscire dalla vita della giovane moglie, con questo monologo:
"L'uomo, questa gran cosa, questa potenza, questa forza, questo complesso di forze, ha una legge che ne limita gli sforzi. Farai questo e non altro, dice questa legge, se non vuoi riuscire mediocre, inefficace in ambedue. Una sola passione potrai nutrire, forte, intensa, profonda: un solo ideale potrai desiderare, alto, lontano, inafferrabile; e la tua anima si dovrà consacrare tutta a questa unica passione, nulla te ne dovrà distrarre, e la tua volontà si dovrà intieramente concentrare nel desiderio dell'unico ideale, se vuoi raggiungerlo. L'amore, l'arte, la politica, la scienza, queste grandi efficienze umane, queste altissime forme di passione e d'ideale, vanno ognuna per sè, solitarie, tanto vaste che appena appena il misero spirito di un uomo può abbracciarne una sola. Non si è scienziato ed artista, non si è uomo politico ed amante, ammeno di non essere mediocre nelle due cose che si vogliono fare. Bisogna scegliere: le grandi forme umane dello spirito e del cuore sono egoistiche e chieggono grandi sacrifizi".
Chiaramente, Silvio Vargas e Francesco Sangiorgio si assomigliano in maniera quasi dolorosa, in questo monologo del primo si può intravedere molto della mentalità che il secondo ha nella prima metà del romanzo e che nella seconda abbandona, perdendo la partita con la Capitale, mentre Vargas, l'odiato e sfregiato Oldifredi e tutto il restante della nebulosa di politici del romanzo continuano non a vincere e conquistare Roma, ma almeno riescono a rimanere in pianta stabile. Silvio Vargas alla fine del romanzo è un cinico e machiavellico fantasma del Carnevale passato (il Carnevale romano viene citato spesso nel romanzo) che alla fine fa la ramanzina affettuosa (ma solo di facciata) al protagonista, svegliandolo dal torpore per ricordargli quanto ha bruciato irreversibilmente in balia di emozioni a cui Francesco si credeva immune.
I punti deboli di questo romanzo? Se la prima e la seconda parte sono state delle letture interessanti, la terza è a volte un tediante e sofferto allungamento nella descrizione delle emozioni ed i turbamenti provati da Sangiorgio per Angelica, in quella fase si risente troppo l'età storica del romanzo, anche se qualche scena o riflessione presente ha un certo tono aulico che a me ha fatto venire voglia di sottolinearla con la matita, alternata ad altri paragrafi letti molto alla svelta. Quando però il romanzo non si sofferma troppo sull'umore grigio e tetro del protagonista, sulle sue paturnie e senso di solitudine che lui per primo non si sforza minimamente di addomesticare, il ritmo è veloce e incalzante, la narrazione scivola benissimo ed alcune descrizioni sono davvero ricche e facile immedesimarvici.
Ho letto spesso in giro che Matilde Serao è brava in una cosa, ovvero le descrizioni degli ambienti: dopo aver letto questo romanzo ed iniziato Riccardo Joanna confermo che è tutto vero. Matilde Serao era, e deve tornare ad essere considerata oggi, la maestra delle descrizioni e dei dettagli.
Sommando il tutto: bel romanzo, soprattutto la prima metà mentre la seconda può risultare noiosa e pedante, mi piacerebbe vederne un giorno una trasposizione cinematografica (non credo serva una serie tv). Cosa più importante: Elena Fiammanti meritava di meglio <3
This entire review has been hidden because of spoilers.
Il romanzo, scritto nel 1885, è incentrato sulla vita parlamentare della Roma umbertina. Protagonista è Francesco Sangiorgio, neoeletto deputato della quattordicesima legislatura. Giunto a Roma dalla Basilicata, pieno di speranze e di attese, incontra il successo e l’amore. Sarà proprio l’amore, non corrisposto, per donna Angelica, la bella e giovane moglie del ministro Vargas, a dare una svolta alla sua vita.