En una isla volcánica e imaginaria, bajo un abrasador sol tropical, alrededor de cien hombres encadenados, los Indomables, «erguidos como erizos con sus puntas», desnudos y ceñidos con collares de hierro, atados, yacen en una fosa vigilados por unos carceleros negros con bozales. Los Indomables más importantes son: Mirmofim el cirujano, Curguss el cura, Kurotoplac el maestro de escuela, Kizmicá... y los carceleros son: Mazzapá y Vokur. Ferocidad, sangre, violencia son los atributos de estos hombres-fieras. Con el atardecer su furia bestial se apacigua: los negros los liberan y a éstos los Cartáceos, señores de la isla, les quitan el bozal. Llegan al Lago de la Poesía y del Sentimiento, donde los Indomables y sus carceleros se bañan, purificándose. Continúan el camino y alcanzan la Ciudad, donde hierve la rebelión de los Fluviales que se oponen a los Cartáceos, sus dominadores. Y ahí comienza una aventura visionaria de imágenes sorprendentes atravesadas de parte a parte por potentes señales de vanguardia, mezclando pureza e ingenuidad, pasión, poesía, simbolismo y proyección hacia el futuro, hacia una sociedad nueva y soñadora pero en permanente conflicto.
Dopo Mafarka il Futurista, scritto poco più di dieci anni prima, il romanzo più rappresentativo e celebre nonché forse l'ultima grande opera di Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del Futurismo. Qui si continua la distruzione del linguaggio e della struttura narrativa tradizionale del romanzo già iniziata dal suo predecessore, il ritmo è ancora più frenetico: l'intero romanzo lo si può definire come un'unica grande battaglia in un'Africa coloniale dai contorni indefiniti, quasi fuori dal mondo; le sue tematiche ancora più astratte e le allegorie ancora più dense che raggiungono l'apice in una conclusione quasi metaletteraria con l'esaltazione del Futurismo e di Marinetti stesso come ideatore del movimento. Non sembra difficile riscontrare negli Indomabili del titolo, liberatesi dalle catene, le classi più abiette e gli ultimi della Terra, pronti a ribellarvisi per una rivoluzione totale, una critica al Fascismo cui nel 1919 Marinetti stesso aveva aderito per allontanarsene appena Mussolini e il suo partito iniziarono ad arrivare a compromessi con la tanto odiata borghesia, il capitalismo e il conservatorismo. Lo stesso Marinetti anni dopo si riavvicinerà al fascismo, seppur principalmente per motivi anticlericali e antimonarchici forse persino con la vana speranza che si potessero ravvivare quelle istanze rivoluzionarie originarie risalenti a prima che il fascismo mettesse in crisi e neutralizzasse la carica vitale del futurismo.
Some of what Marinetti says in this book is incredibly offensive, but the way he writes and combining words in futurist freeword analogies makes really wonderful poetic reading. The imagery in the book is wonderfully articulated in his prose, even at it's most violent the way he describes it makes it beautiful. The opening of the book is very engrossing and the beginning of the adventure it describes is compelling until the end where it transforms into a heavy handed self-aggrandizing praise of his futurist ideas.