He studied history, law and music at the University of Marburg Germany, and the Johann Wolfgang Goethe University of Frankfurt, where befriended the philosopher Theodor W. Adorno, who was teaching at the Institute for Social Research, or Frankfurt School.
In 1960 he shooted his first films, before the launch of the New German Cinema.
He also is a remarkable fiction writer, which tend toward the short story form, significant for their formal experimentation and insistently critical thematics.
A founder of German New Wave cinema, Alexander Kluge is best known for his films when he's known here at all. But he's also a canny prose writer, deeply admired by Susan Sontag and W.G. Sebald. At first glance, I thought "Cinema Stories" was a series of standalone flash fictions inspired by movie lore. But the book's short sections - which seamlessly mix fact and fiction - are chapters in a total work comprised of subtle connections, echoes, and themes that replay throughout. The elegance with which these stories about early cinema, Coney Island commerce, WWII, and Soviet collapse come together reminded me quite a bit of Sebald's own fictions. Fans of his work may find themselves more at home here than cinephiles simply looking for a good yarn.
Come posso descrivere il mio rapporto con il mondo del cinema, per far capire la piega che prenderà questa recensione? Mettiamola così, quando ero un assiduo frequentatore di queste sale, una parte di me voleva sedersi nelle prime file. Dovevano bruciarmi gli occhi da quanto dovevo stare attaccato ed ero pronto ad avere un maledetto torcicollo (alla fine) pur di essere il primo, su tutti, a vedere quelle immagini, avere l'esclusiva. Ma questo era il pensiero della mia anima così ossessionata. Come tutti, una volta zittita questa parte di me, parte la ricerca di un posto dove acustica e visione è ottimale. In fondo dire che il cinema mi è entrato "sottopelle" è riduttivo, se (citando il libro) "Per descrivere il materiale cinematografico ancora si dice La pellicola, che richiama la parola pelle. E posso immaginarmi che la pelle sia una superficie sensibile quanto cinematografica. L'eccitazione si esprime sulla mia pelle, nasce sulla mia pelle."
"Antico come la luce. Storia del cinema" è un titolo di saggistica che va ben oltre i classici aneddoti filmatografici o i più banali dietro le quinte che attirano curiosità. Come recita il titolo, inizia dai pionieri dell'800 (ricordo ancora l'enfasi da parte mia nel raccontare a chi incontravo il primo macchinario, la "cinepresa solare Giove" durante la lettura) fino alla stagione di rottura delle nouvelles vauges. Dalle due guerre alla televisione. Un libro scorrevole complice anche i vari capitoli e sottocapitoli mai pesanti per il lettore, che carichi di curiosità lo tengono incollato alla pagina. Mai mi aspettavo di trovare, per esempio, un capitolo dedicato a Francis Farmer, la "Nuova Garbo" nel 1935. Da me conosciuta solo per la canzone dei miei amati Nirvana "Francis Farmer will have her revenge on Seattle". La sua storia e il suo animo ribelle sicuramente avrà influenzato Kurt Cobain per dedicarle una canzone. Quando ancora non esisteva quella maledetta AI (abusata anche da presunti autori o autrici di libri...) L'Autore ci svela tanti piccoli racconti legati a chi vive in e per questo settore. Come filmare l'esecuzione di un elefante, come dev'essere il modus operandi del bacio o il primo bacio filmato (Quando ci si bacia, non ci si osserva da fuori). Ma anche la rappresentazione della nudità, i "quattordici modi per descrivere la pioggia" o come veniva rappresentato un drago nel cinema muto. Questo è solo un breve assaggio di quello che è una visione universale, non solo tedesca, dell'autore (Parliamo di un vincitore del Festival di Venezia del '68 con "Artisti sotto la tenda del circo: Perplessi" e vincitore nel 2002 dell'Orso d'oro alla carriera al festival del cinema di Berlino).
Kluge fa una premessa al lettore, nelle prime pagine: " Le storie di questo libro sono narrate da un punto di vista soggettivo. Non sono capace di parlare di una cosa che mi ha accompagnato per gran parte della vita ed essere obiettivo". Come lo capisco, le 120 storie qui presenti mi hanno letteralmente rapito. Pagine colme di Cultura cinematografica sul "principio cinema". Con la C maiuscola.
📽️📽️📽️📽️ Su 5. Consigliato ai cinefili veri, non a chi si spaccia per tale come spesso accade in questo periodo.
Kluge ama e conosce enormemente il cinema e si vede. La raccolta di storia, che sembrano a volte brevi appunti aneddotici, altre volte digressioni storiche decontestualizzate, non hanno quasi mai solidità narrativa. Non per questo non sono affascinanti, ma spesso c’è l’impressione di smarrirsi in un flusso di coscienza confusionario e si perde il focus del progetto. Avrei preferito, forse, una visione meno universale e più aneddoti personali riferiti alla sua opera e a quella del Nuovo Cinema Tedesco. Non a caso sono i passaggi con protagonisti Reitz, Schlöndorff e lo stesso Kluge ad essere più chiari e sentiti.
A curiously blended prose that reads predominantly as nonfiction although Kluge acknowledges it’s has been manipulated. Some really brilliant lines and ingenious connections to space, lighting techniques and foresight, and cultural zeitgeists. Kluge considers the relationship of the frame to its subjects, the effect of public and private viewing spaces, and the believability of manmade dragons. Most comprehensible as a book of craft and evidence of Kluge’s lifelong devotion to film.
Alexander Kluge es uno de los cineastas más representativos de lo mejor del llamado Nuevo Cine Alemán, que ya no es tan nuevo. Junto con Rainer Werner Fassbinder, Wim Wenders, Werner Herzog y Edgar Reitz conforma Kluge el conjunto de lo más destacado de ese cine alemán que se atrevió a filmar de otra manera. Estas 120 historias del cine son un deleite de talento narrativo para cualquier cinéfilo. Lo que Sergei Eisenstein no pudo hacer, filmar El Capital de Karl Marx, Alexander Kluge lo hizo, sin concesiones. Las 120 historias de Kluge nos dan una impresión de proximidad, de cercanía amistosa con el autor. Opino que este libro es muy recomendable. Su lectura es rápida, interesante y muy inteligente, que es lo que Kluge significa en lengua alemana. Más allá de la trivial coincidencia, se trata de un libro brillante.
collection of meandering anecdotes on cinema by German filmmaker/novelist/critical theorist/circus enthusiast Alexander Kluge. he is sometimes a bit too metaphorical for my tastes but i like the experimental form, the seamless blend of fiction and nonfiction, the pictures are cool, and a lot of the anecdotes are really interesting, especially if you are into [very] early cinema.
weird little book on a weird and sometimes wildly regressive aspect of the culture industry — on that note, never before has a book (not including cont. phil. or theory) been so clearly written by A Friend Of Adorno.
(also lots of machine stuff that’s very inline with the intro to Anti-Oedipus but maybe not worth thinking about beyond that)