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123 pages, Paperback
First published January 1, 1964
Non ci casco, si sa come vanno a finire le infatuazioni, dopo si rimane alla mercé di un uomo come nei vecchi romanzi, oggigiorno non ci cascano neppure le ragazzine. […] Questi tipi che pretendono di farti bovarineggiare e ti condurrebbero alle estreme conseguenze.Il matrimonio in cui si trova è stato affrettato, avrebbe voluto che Antonio non tornasse dall’India, e la gravidanza non l’ha desiderata. Sono questi e altri i pensieri che le corrono in testa nello scomodo viaggio in treno: la guerra, un aborto, la vendita della casa paterna, il periodo a Roma, il trasferimento a Milano.
Arriva sfaccenda e racconta, sempre scalmanata arruffata e allegra. Pure da noi qualche sbandato con le vesciche rotte ai piedi, non gli vuoi dare un catino d’acqua e pezze pulite. E alle nausee: niente niente. Una ragazzetta cresciuta dentro la guerra, quindici anni già sfioriti e l’esperienza dei bassi di una città invasa. Rendersi conto per prima che la cosa non poteva andare avanti. C’è una donna pratica in un vicolo. Sta zitta. Corre a reggerle la fronte. Su su, dice, non t’impaurire, dice che è capitato a tante, con aria d’innocenza, il faccino appuntito e scaltrito. Ci sono cascate tante, coi soldati in giro succede. (Ortensia dice: lo facciamo un po’ tutte.) Ci capitavano le sposate e anche le bambine. Giustificata. C’è una donna pratica… Smettila. Sai signora si fa, una che conosco io l’ha fatto. Quell’impressione di non stare a sentirla. S’infila un ferro, un ferro da calza va bene lo stesso, s’infila e si lascia dentro, lavora da solo. Basta, vattene. L’indomani ritorna. Sfaccenda e sbircia con gli occhioni ammaccati.Nelle ventiquattr’ore di L’adultera è condensata una vita intera, lo spaccato di un’epoca. Linda non ha nulla da invidiare alle altre grandi adultere della letteratura, eppure Bonanni è caduta nel dimenticatoio.