La biografia di un profeta dell’anno tremila, le cui parole diventano il testo sacro di una nuova religione, quella della guerra perché “la guerra è santa, giusta, bella e necessaria” e “la guerra è la ragione profonda della nostra vita, la pace è la ragione profonda della nostra morte”Il romanzo è ovviamente favola e parodia con il gusto della provocazione ma anche invettiva e raccolta di sentenze e aforismi, il tutto nella struttura del classico romanzo di fantascienza distopica. La terra è stata devastata dalle guerre atomiche che hanno cambiato il volto dei continenti - l’Europa è una “necropoli” in larga parte desertificata – e causato generazioni di mutanti. Ora domina la pace in un nuovo unico ordine mondiale di cui Energia, una megalopoli siberiana di 50 milioni di abitanti, è la grande capitale, ma in realtà a governare in maniera molto autoritaria è un’elite esclusiva che ha fatto dell’odio un potentissimo strumento di controllo delle masse, tanto che la sua essenza – la jella! – è diventata la nuova fonte di energia alternativa al petrolio. La pace è un’illusione che copre una società corrotta, priva di morale e violenta, dove chi può si immerge in una idilliaca realtà parallela venduta in centri specializzati oppure si compra l’eterna giovinezza con continui trapianti in cliniche di lusso. Antalo, il futuro profeta, un giovane mite e pieno di rosee aspettative non può che trovare guai e disgrazie a Energia che lo porteranno a concepire e predicare il suo originale pensiero: la guerra, quella sana ed eroica dei tempi antichi (quando non si metteva a rischio il pianeta) è meglio di una pace apparente che si regge sulla forza dell’odio ed è l’unica speranza per un’umanità altrimenti condannata. L’espediente letterario di Vassalli è quello di un manoscritto anonimo redatto nell’anno 5.000 quando superato anche il governo della pace e il ritorno alla vivificante guerra, l’umanità ha forse finalmente raggiunto un giusto equilibrio. Ne risente la narrazione tesa più a spiegare il contesto di un’epoca lontana (anche per i futuri ipotetici lettori) e le implicazioni sottostanti con un occhio al presente, che a narrare le gesta del profeta, che di per sé (i trafficanti di organi, i ribelli della città sotterranea, la caccia all’uomo come nuova caccia sportiva) sono ottimi temi per una fantascienza ricca di azione come di riflessione. In realtà, specie nella seconda parte, pur in punta di ironia la storia si perde un po’ tra il moraleggiante e l’aforisma per raccontare il solito triste destino del genere umano. Interessante comunque leggere romanzi di fantascienza di scrittori non dediti solitamente a questo genere anche se i risultati possono essere altalenanti. A 3012, che non inserirei tra gli imperdibili di Vassalli, tre stelle.