En Moscú de la revolución, publicado por primera vez en 1990, Manuel Vázquez Montalbán contempla, apasionado y esperanzado, el proceso abierto en Moscú con la llegada de la perestroika y la glasnost, que para el autor podían ser el punto de partida en la reconstrucción de la ciudad soñada por la Revolución de 1917 y, sobre todo, su espíritu de cambio político, social y artístico, que los decretos de unificación del estalinismo truncaron en la década de 1930. Vázquez Montalbán regresa aquí a su Moscú amado, donde cada adoquín le recuerda los gloriosos tiempos en que los diputados pronunciaban discursos en verso, las nuevas revistas generadoras de opinión inundaban los quioscos y artistas como Blok, Ajmátova, Pasternak, Rodchenko, Malevich o Eisenstein buscaban un lenguaje nuevo bajo la consigna de «abajo vuestro amar, abajo vuestro arte, abajo vuestro régimen, abajo vuestra religión». «Quise escribir el balance de una ciudad-imaginaria, referencia obligada de una finalidad histórica marcada por la lucha de clases a nivel internacional.» MANUEL VÁZQUEZ MONTALBÁN
Manuel Vázquez Montalbán was a prolific Spanish writer: journalist, novelist, poet, essayist, anthologue, prologist, humourist, critic, as well as a gastronome and a FC Barcelona supporter.
He studied Philosophy at Universidad Autònoma de Barcelona and was also a member of the Unified Socialist Party of Catalonia. For many years, he contributed columns and articles to the Madrid-based daily newspaper El País.
He died in Bangkok, Thailand, while returning to his home country from a speaking tour of Australia. His last book, La aznaridad, was published posthumously.
“Ma bisogna parlare del Mosca, dell’Hotel Mosca, per capire l’aspetto più comico della tragicommedia stalinista. Fu il primo grande albergo costruito sotto il potere sovietico, nel viale Marx, e alla sua progettazione intervenne, naturalmente Scusev con Savel’ev e Stapran. Anche se ce lo troviamo davanti all’edificio del Comitato Statale della Pianificazione (Gosplan), quest’albergo fu tutto tranne che un modello di pianificazione. Può invece, questo sì, passare alla storia dell’istinto di sopravvivenza dell’Artista. Se ci piazziamo davanti alla sua facciata, potremmo con poco sforzo, constatare che le due ali laterali non sono simmetriche. In una vi sono appoggiate delle colonne, nell’altra no; le finestre sul lato sinistro dei piani superiori sono arcuate, quelle sul destro quadrate. Si trattava di una suicida sperimentazione “formalista”? Impensabile, tenuto conto degli architetti e del supervisore delle opere: l’onnipresente Stalin. Si racconta che gli architetti avessero consegnato a Stalin due progetti con varianti nella soluzione dei colonnati e delle finestre, perché il dittatore ne scegliesse una. Ma Stalin non scelse: in un momento di stanchezza firmò entrambi i progetti e così si costruirono le due ali dell’Hotel Mosca ciascuna secondo un progetto diverso, compiacendo doppiamente Stalin. Pilar Bonet scrive che l’Hotel Mosca è rimasto come testimonianza della paura, collettiva e diffusissima, al punto che la storpiata facciata appare riprodotta sulle etichette della vodka marca Moskovskaja.”
La Mosca della rivoluzione è un viaggio attraverso la topografia della capitale russa, a partire dalla rivoluzione d’ottobre fino alla destalinizzazione. Montalban ci accompagna, come una guida, tra le strade, i palazzi, i monumenti di Mosca. SI sofferma sulla toponomastica delle strade e piazze dedicate a personalità dell’URSS per raccontarne i passaggi fondamentali; si sofferma sulla descrizione dei palazzi in cui hanno avuto sede istituzioni, comitati, residenze dei protagonisti del comunismo sovietico per approfondirne i percorsi. Si sofferma sulle opere d’arte, le accademie, i teatri per descrivere il difficile rapporto tra artisti e regime comunista. L’autore ci accompagna in un viaggio nel tempo, tra le strade di una città che ha vissuto molti mutamente, immersi in un’atmosfera inizialmente euforica e vitale, a seguito della rivoluzione Leninista, che diviene sempre più cupa e pesante nel periodo del terrore staliniano. Montalban riesce a consentire una lettura scorrevole e piacevole alternando aneddoti curiosi, approfondimenti su aspetti socioeconomici, biografie e analisi dei rapporti tra stato e cittadini. Oltre ad essere un volume piacevole e interessante credo che, in questo momento storico, sia anche utile.
Ho letto positamente due libri sul comunismo e la russia ma distanti nel tempo per comprendere meglio negli anni cosa fosse mutato nella comprensione del periodo urss. Non volendo ho scoperto due opere complementari più che sovrapponibili. Al più recente libro di Ezio Mauro, ho aggiunto quest'opera di Vasquez Montalban che ha ricostruito il periodo post zarista dal punto di vista dell'arte e non solo politico e sociale. Un libro che sotto il profilo strettamente stilistico e della sola piacevole lettura mi è apparso più neutro rispetto alla cronaca dettagliata di Mauro, ma con aneddoti e situazioni legate a scrittori poeti e artisti di vario calibro, che restituiscono di quel periodo la volontà più cupa del comunismo stalinista e post stalinista. Un libro notevole per russofili e sovietofili accaniti.
Una guida d'eccezione di accompagna per le strade di Mosca parlandoci dei luoghi simbolo della rivoluzione. E i pensieri vagano. Si filosofeggia lungo le strade di Mosca
Consigliato a chi: ha in mente un viaggio a Mosca, è appena rientrato