La divisione che seguo corrisponde a quella di Mishima. Il testo sotto ogni capo non è un riassunto o una copia del pensiero di Mishima, ma quanto ne ho capito o che cosa mi ha ispirato.
VITA: ORIGINE DELL'ARTISTA 5/5
La vita presenta opportunità di esperienza tramite pericoli. Minore è l'esperienza, minore è la percezione dei pericoli, e maggiore è il loro pericolo, perché giungono inattesi. Maggiore è il pericolo e minore è il ruolo dell'immaginazione. Il pericolo richiede l'azione, l'osservazione razionale del mondo esterno.
Ma una sensibilità ferita dai pericoli e protetta, cercherà invece nell'immaginazione un espediente per la propria insoddisfazione o noia. La sensibilità ferita troverà delle incongruenze e tenterà di rimediarle nella propria immaginazione. Ne segue che quelle forze utili per affrontare la vita si dirigono invece verso questa arte dell'immaginazione. L'artista non cresce davvero, l'infanzia resta la sua fonte e il suo rifugio e la sua vita emana quel profumo irresponsabile dei sogni. L'artista cerca protezione per questa coltivazione dell'immaginazione nei propri sensi. L'artista nasce dall'inesperienza che si ferisce, dalla forma ferita della sensibilità, e da un conseguente culto dell'immaginazione sensibile, del sogno irresponsabile che cerca una protezione per creare l'inesistente mondo dove non c'è la propria insoddisfazione.
Ci sono esempi di una vita di avventure poi riversata in talento letterario, come il Casanova; e una vita di insoddisfazione che defluisce nell'arte con potenza, come Stendhal.
Inesperienza ferita, rifugio immaginifico, irresponsabilità che cerca rifugi, rimedio all'insoddisfazione o alla noia sono i tratti da cui origina l'artista. Il terreno dell'artista è il nulla, perché il mondo della sua soddisfazione non esiste, quindi deve crearlo.
Per farlo deve accettare la realtà come rifugio onirico e non come balia della sua sensibilità ferita.
ARTE 5/5
La vita che al primo contatto con la morte si spezza è vetro. Il valore della vita si testa attraverso la difficoltà, il modo in cui la si affronta. Ai tempi odierni la morte ha perso valore tragico: si muore in un incidente d'auto, per malattia, dopo avere trascorso una vita rannicchiata in un lavoro. In assenza di pericoli mortali l'impulso della vita si è dato in una folle corsa al sesso e all'azione politica con un surrettizio desiderio di impura violenza.
Ma l'arte nasce dalla gioia del proprio cuore solitario e perciò perde significato come bellezza e ne acquista come stimolante alla vita, vedi i romanzi di spionaggio per esempio. Queste avventure sono un'illusione di avventura per chi non le ha provate, un autoinganno di averne in qualche modo saggiato il sapore, e un ricordo per chi davvero ne visse.
Così l'arte del tormento che incoraggia alla vita nei Karamazov non può essere vissuta da un politico in pensione, così come un lavoro classico e olimpico come quelli del Goethe non giungono al cuore, e sono di una bellezza sterile.
Il paradosso è che la pace genera il meglio dell'arte, ed è anche una condizione impossibile per goderne, perché questo godimento implica la capacità di tollerare le ansie della vita.
POLITICA 5/5
Ripresa del concetto: la vita mostra il suo splendore quando affronta il pericolo, percepisce la morte. Le persone cercano nella politica la violenza che non trovano nella vita. Così le persone non odiano la pace, ma il bisogno di conoscere la morte le porta all'azione politica violenta. Così la pace stabilita dalla politica porta alla noia e alla ribellione.
La politica di per sé ha due funzioni: 1. preserva l'ordine della vita civile secondo scopi realistici e moderati e 2. preservazione di quell'ordine tramite l'ottenimento della fiducia del popolo, correggendo gli errori dell'amministrazione, riformando con gentilezza secondo le opinioni delle persone. Con il fatto delle condizioni di reale miseria e le contraddizioni sociali tra ruolo della politica e carattere della preservazione dell'equilibrio sociale si è creato un nuovo tipo di politica violenta e sovversiva.
Il politico che preserva l'ordine perde il suo fascino e diventa un noioso burocrate conformista, così anche in situazioni dove non c'è motivo si è diffuso un sentimento di rivolta.
L'insoddisfazione artistica trasferisce l'impulso artistico nella vita reale, nell'azione e proietta l'inquietudine della vita nell'irrequietezza sociale, nel tentativo di provocare in modo artificiale un contatto tra la vita e la morte, e provare la propria esistenza tramite la lotta.
Così la politica è diventata arte, spettacolo, da cui si esigono le soddisfazioni che dovrebbe dare l'arte. Nella loro essenza, la politica è responsabilità, l'arte è irresponsabile. Ma se l'arte fallisce e sfocia nella politica, allora la politica è contaminata dall'irresponsabilità dell'arte. Per il fatto che la politica si giudica dai risultati, allora priva di responsabilità, la politica adotta la massima per cui il fine giustifica i mezzi. Per un sofisma, ogni politico è responsabile dei risultati, ma non dei mezzi. Così l'irresponsabilità dell'arte testimonia il suo ingresso in politica. La vita è finzione, la società è un teatro, i cittadini sono spettatori o attori, che posano come eroi che affrontano la morte. L'esempio di vera emozione della morte che trasborda in realtà è il suicidio solitario di un ragazzo nella sua stanza (Kozaburo).
L'UOMO CORAGGIOSO 4.5/5
Per i giapponesi, il samurai è un antenato. Per chi non lo è, il samurai è un selvaggio esotico. Quando accade che qualcuno crei un mito negli altri perché incapace di formare in sé delle idee ed essere loro fedele, non si deve vergognarsi della propria storia e del proprio credo. Questo non significa diventare fanatici o creare una bandiera o un movimento. L'azione non ha natura collettiva, ma l'azione dell'individuo può individualizzare la sua appartenenza ad una collettività con dei gesti, rituali.
Il codardo fa sempre ciò a cui lo conduce il piacere. Il codardo non impara, e spende i soldi in moda, vestiti, pasti sofisticati o lussuosi. Ha o dice di avere un appetito sessuale straordinario, e lo persegue con lo stesso fanatismo con cui respinge ogni forma di obbligo o tenta di deformare il più a lungo possibile la percezione del destino. Spesso il codardo finisce per le sue decisioni in condizioni di afflizione, di cattiva salute e di trascuratezza corporea e invece di reagire si inacidisce.
Generalmente le donne amano la pace a qualsiasi costo, perché in loro è scritto il destino della generazione, che lo compiano o no. Coloro che soccombono a questo carattere fatale della loro psicologia, sia per esaudire che per respingere, trascorrono la vita a negare istericamente ogni barlume di crisi o di realtà esterna, per il fatto che la realtà esterna è pericolo. Un sintomo di questa decadenza è il pensiero che le donne siano indipendenti in essenza dagli uomini e che siano in grado da sole di fare fronte ai pericoli della realtà. Vi farebbero fronte coi loro mezzi di pretesa isterica, pur di non vedere come la possibilità stessa della complementarietà umana è una crisi che ognuno affronta in se stesso per completarla, e non per evitarla. Le donne che predicano l'indipendenza delle donne non capiscono l'essenza degli esseri umani e dimostrano un ridicolo tentativo di imporre alla realtà una certa immagine confidente di sé, di cui in fondo sono del tutto prive.
Queste donne in alcuni casi sono tali perché hanno compreso l'inaffidabilità degli uomini, ovvero hanno incontrato solo codardi. Il codardo reagisce con la costrizione, di se stesso alle pretese delle donne o di altri uomini, o contro le donne o gli uomini, regredendo in un sistema di tradizioni per imposizione, e non per progresso fertile e orgoglioso. Il codardo si gloria di appartenere a un gregge, ma sbraita quando deve riconoscere di appartenere ad una storia.
Mishima trae la conclusione che l'uomo deve coltivare in sé il suo naturale stato di tensione, perché un uomo è tanto più coraggioso quanto è in grado di controllare questa tensione.
Allo stesso modo, aggiungo, la donna coraggiosa coltiva in se stessa il suo naturale stato di abbandono, e tramite la consapevolezza di questo scorrere lungo la sua vita non vi ceda. Per questo la donna coraggiosa sa meglio scegliere, e tanto di più quanto è in grado di controllare questo abbandono che coltiva.
In generale il coraggio è resistere a quello che coltiviamo in noi stessi, perché continui a svilupparsi e possa restare intatto davanti alla crisi.
IL DECORO (O PUDORE, NELLA TRAD ITALIANA) 4.5/5
Di solito il pudore si associa all'inesperienza e alla cautela riluttante nel procedere verso le esperienze. Ma il pudore si addice soprattutto all'ambizione. L'ambizione senza decoro perderà nella purezza e diventerà un'ansia furibonda di raggiungere la fine.
Il pudore in generale riguarda il fatto che mostrare per prima cosa a chi non ci conosce la parte peggiore significa allontanare oppure avvicinare chi vuole sfruttare la debolezza.
Nelle telefonate vedo crescere l'indelicatezza nel conoscere le intenzioni o i sentimenti altrui. Come una porta che non viene oliata poi non si può aprire senza cigolare, così senza l'unzione delle parole la porta della comunicazione cigola in modo insopportabile i suoi molti e consumati ingressi. Il pregiudizio per cui la sincerità sia immediatamente comprensibile rivela ignoranza delle parole e una confusione con l'impazienza dei desideri. Le parole sono un passaggio tra sponde opposte, separate dalla forte corrente delle emozioni. Il decoro le rende un solido ponte.
Inoltre è normale considerare l'intimità come uno scioglimento di ogni formalità, invece che come un intensificarsi di un linguaggio segreto estraneo ad altri.
Il decoro continua a vigere soprattutto in ambito militare. Per paradosso, il decoro ha reso senza classi il sistema militare. In ambito militare, la recluta ricca è trattata come la recluta povera, per ragioni di anzianità e grado interne. Questo avviene idealmente perché il decoro fa precedere la forma sul contenuto del discorso. Così, la comunicazione cessa di essere sul personale, e ci sono minori occasioni che il discorso degeneri in alterco violento. Per i più intelligenti, la priorità della forma indica la via per unificare i loro pensieri prima di parlare; per i meno dotati, c'è comunque il notevole vantaggio delle fluidità del discorso basata sulla struttura del discorso o la reciprocità nel riconoscerne le forme in senso rituale. I peggiori o i manipolatori useranno il meccanismo delle forme per inflazionare un'autorità da stolido burocrate, per vendicarsi della loro individuale impotenza. Queste persone non prendono dal decoro le forme per definire la propria persona, ma fanno coincidere le forme del decoro con la loro personalità, e la loro personalità con il loro potere sugli altri, non con la loro magnanimità. La magnanimità è non deviare dai propri principi al variare della fortuna.
In politica questo si vede nella corsa al voto, o, per essere più acuti, nell'accordo tra parti per mantenere uno spettacolo e diffondere l'idea di un lavoro strenuo, teso nello spazio di una poltrona.
Il decoro in generale è eleganza nell'uso della forza, qualunque forma essa assuma. Per i critici della convenzione, il decoro è una specie di rigidità che compensa alla mancanza di spontaneità. Di solito con la parola spontaneità i critici cercano di celare una mancanza di autocontrollo. Chi manca di autocontrollo può ancora avere una grande intelligenza ed acume a riversare nelle giuste occasioni ogni genere di forza che sia in lui.
Personalmente, chiamo questa personalità della fogna.
Il decoro permette anche di vivere ognuna delle emozioni, se per decoro si intende la capacità del proprio spazio interiore di reggere la contraddizione tra il dovere di una pace esterna e l'impulso ad una distruzione interna tramite azione trascinata da una passione. Di solito la pace esterna è un desiderio per seguire il corso di passioni forti. Una passione è tanto più forte quanto minore è la sua violenza. Infatti, se una passione deve essere forte per muoverci, questo significa che in noi è debole, e che noi valutiamo la sua forza da quanto ci trascina invece di quanto la riconosciamo.
Il decoro apre la socialità, perché niente è più fastidioso dell'ignoranza dello spazio personale. L'intrusione e l'ospitalità si escludono.
SUL CORPO 4.5/5
Il Giappone non ha conosciuto Venere né Apollo. La bellezza giapponese è stata Canonica, fino ad Utamaro, 18 esimo secolo. I suoi disegni evocano una tangibile sensualità femminile. La bellezza neutra o canonica è quindi considerata un passaggio inferiore al vero svilupparsi e maturare della sensualità, maschile e femminile.
Questo non significa che il Giappone non abbia avuto un'intensa sessualità. Nella corte, così come a quella più celebre, francese di Luigi 14, vigeva una regola per la bellezza rigida, e questa rigidità portava con sé fragilità e debolezza nel corpo. Non era il corpo NUDO a costituire la bellezza nobile.
Quello che è importane è che si cela qui l'idea per cui il corpo è la metafora di qualcosa di più alto di cui il corpo è materia, assoggettata dalla mente. Il corpo è la manifestazione di qualcosa che lo trascende.
Non concordo con Mishima nello spirito platonico di questo pensiero, perché Platone vedeva nel simbolo matematico in generale ciò che nel materiale eleva al regno delle idee. L'amore del Platone essoterico era più che altro un'analogia.
Allo stesso modo non concordo con Nietzsche sul fatto che il cristianesimo abbia svilito il corpo. Al contrario, fu proprio il pensiero cristiano a vedere nel corpo un'occasione di venerazione (come nel corpo di Cristo). Questa venerazione è stata poi riversata dai signori su architettura e vesti, ma l'afflizione corporale è lontanissima dal cristianesimo cattolico, che anzi subì pretenziosamente il luteranesimo proprio per questo. Strano a dirsi per un pensatore tanto acuto, che in questo caso si lasciò guidare più dalla crociata che dall'osservazione, le pratiche del cristianesimo di rinuncia mirano a rendere onirico il sesso, oltre che intriso di qualcosa di molto più strano.
A proposito si veda l'ossessione di Mishima per la morte di s.Sebastiano, e la fantasia del Paese delle Melagrane, contenuta in: Mishima, Il Tempio dell'Alba. (Se vi va di ascoltare in italiano, visitate il mio canale Letteracura: lì c'è un video di lettura di questo passo (paragrafo 25).)
Il corpo maschile ha subito un destino diverso, ma ugualmente negletto. Mentre la glorificazione del corpo femminile ha portato a trascurarne le parti, per una visione di insieme canonica, il corpo maschile muscoloso era considerato da classe sottomessa. Il corpo nobile del maschio a cui la donna sussurrava parole lascive era debole, fragile, flaccido ad indicare che non era sottomesso a fatiche fisiche da cui deriva la forza.
Curioso il fatto che mentre in Grecia abbellire il corpo equivaleva ad abbellire lo spirito, nella cultura samurai l'esercizio era connesso soltanto al valore spirituale, senza passare per il corpo. Così il corpo di Masashi era "tecnico", cioè elegante invece che rigido, leggiadro invece che brusco, ma non si parla della bellezza carnale. Il corpo dell'essere umano tra il corpo del samurai e il corpo del filosofo ha valore soltanto strumentale. Il corpo del maschio doveva dimostrare gravità, ed era per ciò avvolto in vesti che la dimostrassero.
L'America ha un forte culto del corpo, come per esempio nel culto del sorriso. Chi ha brutti denti non può ottenere successo sociale nel senso della bellezza. Si diffonde così la chirurgia estetica in tanto che il corpo non è testimone di elevazione, di disciplina, ma di impressione sugli altri. Questo culto che implica la bellezza spirituale nella bellezza corporea senza la mediazione di una venerazione è un decadimento del culto greco, perché la venerazione non è una forma di decoro nel rapporto, ma un'impressione. L'esempio di Marylin Monroe mostra come la bellezza sia stata venduta a pezzi, con disdegno per gli aspetti spirituali. Al contrario in giappone si trascura la sensualità del corpo per esasperare il decoro.
Il detto di Wilde non è solo un paradosso, ma una verità: curare lo spirito con i sensi, e i sensi con lo spirito.
Il fato dell'umanità implica che nella bellezza del corpo ci sia anche la potenza della sensualità, e in questa il trascinarsi al sesso. Accordare questo destino con la tensione del decoro è il compito dell'etichetta.
SULLA LEALTA'
La scuola si struttura in modo che ognuno guadagni confidenza attraverso molte piccole obbedienze e altrettante sconfitte o rese. Per la confidenza sarebbe migliore avere tante piccole vittorie. Ma se alla confidenza si associa la ribellione, allora si prova a sceverarla, così che chi si ribellerà o trionferà sarà qualcuno degno di essere al comando.
Questo si riflette come un ambiente sempre teso, dove la tensione è mantenuta con piccole trasgressioni che minano la fiducia in se stessi per imprese di propria iniziativa: arrivare in ritardo, non mantenere le promesse. In genere questo atteggiamento si inverte in una stima eccessiva della socialità quando si tratta di occuparvi un ruolo. Questo è il modo in cui si crea il tipo del burocrate zelante, il peggiore mostro di mediocrità autocompiaciuta che esista.
Questo non potrebbe esistere in una situazione di guerra- argomenta Mishima, quindi gli esempi di mantenimento delle promesse resta in ambito militare, così la cultura stessa prende la forma di una lotta tra opposizioni, un gioco di alleanze e tradimenti.
La teoria del contratto supporto questo gioco: il contratto porta l'obbligo in un piano di comunicazione con gli altri. Serve una riflessione che superi l'istinto a trovare forza nei gruppi perché si capisca che l'obbedienza a principi da se stessi scelti per formare una personalità definita vale più di un cieco seguire ogni istinto, che termina con accusare ogni ostacolo, perché non avrebbe il diritto di frapporsi fra noi e- tutti gli altri che non hanno la forza di superarlo o anche solo pensarlo come una pietra miliare nel proprio sviluppo. Chiamo questa: personalità del richiamo.
Lo stesso vale nei rapporti tra uomo e donna, che sono degenerati nella teoria dell'indipendenza, a sua volta dipendente dall'assunto completamente errato per cui la società si basa sulla competizione egualitaria tra adulti. Per questo il sesso ha preso un'importanza eccessiva e per nulla strumentale.
L'essenza della relazione sociale è la lealtà, e senza di questa non c'è bellezza che possa compensarne l'assenza.
[continua nei commenti]