"E' una stupidata, ma fa morire dal ridere." (la commessa che mi ha convinta a comprarlo)
Alla fine della fiera: no, non mi ha fatta propriamente ridere, ma si sorride volentieri delle sciagure e dell'inettitudine sentimentale della protagonista.
Lei non è una sfigata qualsiasi, lei non è sfigata solo in amore: lei è La Sfiga per antonomasia. I viaggi in Chiapas e in India ve ne convinceranno.
Con una sfiga così micidiale si capisce che i suoi amici le vogliano così bene: sanno che c'è lei a fare da catalizzatore, loro devono solo mettersi lì e godersi lo spettacolo!
Poi il libro è una carrellata nostalgica dei riti e costumi della gioventù italiana nata negli anni Settanta di cui faccio parte e quindi vai con i cartoni animati (Chiara cita il ben noto elemento sadomaso in Candy Candy e Rémi... e allora che dire di Anna dai capelli rossi?), le festine, il gioco della bottiglia, poi l'università pre-elettronica, l'interrail (be', io l'ho fatto solo nel 2010, e allora?), le vacanze di quando non c'erano ancora i cellulari ma - miracolo - si riusciva lo stesso a darsi appuntamento a Parigi in una tal data ed esserci tutti.
Anzi, mi viene il dubbio che i cellulari siano stati inventati, oltre che per gestire storie parallele, per: avere qualcosa da fare alle riunioni di lavoro, darsi un tono alla fermata del bus, avere la scusa per tirare bidoni via sms. Ma questo non c'entra niente.
Poi si potrebbe dissertare all'infinito su come sia comodo, o passivo, o saggio, arrendersi all'evidenza di certe costanti incolpando di tutto non le gatte morte in sé, che non ne hanno colpa se le hanno disegnate così, ma la Natura matrigna che a certune le fa nascere future-mogli-di-commercialista e a certe altre podaliche come la protagonista.
O se ci sia voluto più coraggio, o spudoratezza, o disperazione, per scriverlo in un libro con tanto di vero nome e cognome, nonché vero nome degli amici (che personalmente ammiro per essersi prestati). Insomma una lettura gradevole.