Eine Frau und ein Mann pilgern auf dem Jakobsweg. Ein anderer Mann und eine andere Frau – oder sind es dieselben? – reisen durch die Rocky Mountains nach Los Angeles. Ein Schwimmer erobert sich einen Waldsee. Erkundungsreisen, in denen sich das ewige Staunen über das Leben und die Verschiedenheit von Männern und Frauen mit intensiven mitunter surrealen Landschaftsbildern mischen. Inspiriert von der Kunst des Haibun, dessen erzählerische Kraft in aller Schlichtheit unmittelbares Erleben mit Gedankenbildern berühmter Dichter und Mönche aus vergangenen Zeiten in Einklang setzt, erkundet die große Lyrikerin Anne Carson die Kraft der suchenden Bewegung. Ihre Worte und Gedanken fließen, sprudeln, rauschen und stauen sich, hüpfen und verlieren sich wieder. Die intensiven Momentaufnahmen, in denen Carson ganz nebenbei eine Anthropologie der Geschlechter unternimmt, offenbaren die Spannweite der Dichterin: die Klangkraft ihrer Poesie, die erzählerische Konkretion der Prosa, den subtilen Humor und den Atem des Denkens.
Anne Carson is a Canadian poet, essayist, translator and professor of Classics. Carson lived in Montreal for several years and taught at McGill University, the University of Michigan, and at Princeton University from 1980 to 1987. She was a 1998 Guggenheim Fellow, and in 2000 she was awarded a MacArthur Fellowship. She has also won a Lannan Literary Award.
Carson (with background in classical languages, comparative literature, anthropology, history, and commercial art) blends ideas and themes from many fields in her writing. She frequently references, modernizes, and translates Ancient Greek literature. She has published eighteen books as of 2013, all of which blend the forms of poetry, essay, prose, criticism, translation, dramatic dialogue, fiction, and non-fiction. She is an internationally acclaimed writer. Her books include Antigonick, Nox, Decreation, The Beauty of the Husband: A Fictional Essay in 29 Tangos, winner of the T.S. Eliot Prize for Poetry; Economy of the Unlost; Autobiography of Red, shortlisted for the National Book Critics Circle Award and the T.S. Eliot Prize, Plainwater: Essays and Poetry, and Glass, Irony and God, shortlisted for the Forward Prize. Carson is also a classics scholar, the translator of If Not, Winter: Fragments of Sappho, and the author of Eros the Bittersweet. Her awards and honors include the Lannan Award, the Pushcart Prize, the Griffin Trust Award for Excellence in Poetry, a Guggenheim fellowship, and a MacArthur Fellowship. Her latest book, Red Doc>, was shortlisted for the 2013 T.S. Elliot Prize.
Todos los carsonistas que entiendan gallego y que leyeran "Tipos de agua" en la edición de Vaso Roto deberían leer esta versión. Es simplemente otro libro mucho más hermoso, más bello, más amplio, y muchísimo más cruel y crudo. La parte de "Por pura emoción" es muy especial, una especie de puente poético entre "La belleza del marido" y "Autobiografía de Rojo". Y la última parte amplía otra maravilla de la obra de Carson, "Nox". En fin, un libro que contiene, introduce y expande prácticamente todas las direcciones que la obra de Carson tomó luego. ¡Un regalo!
Sentire, non capire L'approccio razionale e sistematico, la lettura sequenziale uccidono questo testo.Schegge di logica, sprazzi di ironia, un intimismo che (si) interroga suscitando domande.La comprensione gli è aliena.Cercarla equivale a svuotare il mare con un il mare con un cucchiaino. Occorre fluire. Lasciare che il linguaggio imbibisca la nostra "pelle", quell'organo fondamentale che si origina dal medesimo foglietto embrionale da cui si sviluppano le cellule cerebrali. Capire è sezionare, vuoto incasellare, ordinare, vittime dell'etichetta, del bisogno di potersi dire "mi è noto". Preso in mano, poi lasciata, oggi riaperto. Lettura come immersione. Non si deve avere paura della profondità. L'acqua ci avvolge e scorre via, tutto intorno a noi, ma non è una perdita. L'acqua non è una cosa che puoi trattenere. Come gli uomini. Ho provato. Padre, fratello, amante, amici veri, fantasmi affamati [...] tutti mi sono scivolati via dalle mani. Forse è cosi che deve essere quello che gli antropologi chiamano "il rischio medio" dell'incontro che n altre culture. Fu un antropologo a spiegarmi cosa fosse il rischio. Sottolineava l'importanza di usare, parlando di queste cose, il termine incontro piuttosto che ad esempio scoperta. Pensala come differenza - disse - tra il credere ciò che vuoi credere e il credere ciò che può essere provato. [...] L'antropologia è una scienza di reciproca sorpresa.
4. ha sido el primer libro que leo de anne carson. ahora lo leeré todo de anne carson. es un libro que se divide en su diario sobre el camino de santiago (wtf estuve en palas de rei), en una especie de crónicas sobre una ruta a lo largo de estados unidos, y el testimonio de un nadador y su relación con el agua. en todos se habla de hombres y mujeres, del padre y el hermano, de desear. es una libro de una belleza extraña. adoré y releeré no dentro de mucho tiempo.
Trovato un po' a caso su Kindle Unlimited, ho deciso di leggere questa raccolta di testi di Anne Carson, ma probabilmente avrei dovuto leggerla in lingua originale per "comprenderla" appieno, quindi non do una valutazione per questo. Anche le traduttrici sottolineano nelle pagine finali la difficoltà di tradurre la scrittura della Carson, che trovo personalmente complessa ed "ermetica"; sicuramente i suoi libri necessitano di rilettura per cogliere appieno tutti i significati nascosti, le riflessioni, i rimandi letterari e filosofici che costellano la sua prosa. Le mie pagine preferite della Carson (in questa ed altre raccolte di suoi testi) sono quasi sempre legate al rapporto con la sua famiglia, forse anche perché in un certo senso più "esplicite" e quindi più immediate, ma nel complesso è un'autrice che voglio approfondire sempre di più, magari in lingua originale 😅.
sarò gelida e insensibile (e pure un po' stupida, forse non l'ho davvero capito), ma non mi ha detto nulla e mi ha anche un po' annoiata. qua e là ci sono frasi bellissime, fulminanti- sottolineate con varie penne e matite- ma l'insieme mi ha lasciato indifferente. tanto parlare, tanto andare, tanti simboli... ma io, povera lettrice qualunque, ero altrove.
Antropologia dell’acqua è l’ultima sezione di Plainwater: Essays and Poetry, terza raccolta poetica di Anne Carson. “Plainwater” è l’acqua corrente, quella delle fonti e dei rubinetti, la sorgente di vita in cui siamo immersi e che diamo per scontato, quell’elemento originario dei miti classici. Si parte dal narrare l’acqua come metafora dello scorrere, del diventare, del farsi altro. Come le parole l’acqua dà forma alla vita umana ma né le une né l’altra trattengono il pensiero, o trattengono gli uomini – qui il padre malato, un compagno di viaggio, un amante, il fratello. I protagonisti, come è tipico della poesia, sono sempre due in ogni racconto: lei e l’altro, in viaggio, in movimento, in sofferenza. Nell’analisi antropologica del rapporto a due l’altro scivola via, il tentativo di conoscenza resta tale perché tutti fluiamo, cambiamo, ci ridefiniamo costantemente per tutti i nostri giorni.
Più appagante (per me) la prima parte, perché questo desiderio di conoscenza si declina in sforzi, in affannose ricerche, in desideri di comprensione che la portano a camminare, a fare, a chiedersi. Meno stimolante o forse troppo cerebrale (ma sarà un problema mio) il diario di viaggio nell’Ovest americano con il suo amante imperatore. Straniante il terzo testo, quello in cui il fratello scomparso in un altrove geografico e mentale è ritratto come un nuotatore esperto in una serie di fotografie, con un lago per sfondo e un gatto per compagnia.
Ho atteso diverse settimane prima di scrivere le impressioni su questa mia prima lettura di un lavoro di Anne Carson, incerto tra l'esprimere un elogio incondizionato o moderare il giudizio dando voce ad alcune perplessità emerse durante la lettura. Ha prevalso questa seconda opzione. Già mentre leggevo mi è sorto spontaneo il confronto con altre scrittrici dure, severe o addirittura "feroci" nell'indagine introspettiva dei sentimenti che segnano i più intimi tra i rapporti (con i propri compagni o i propri figli, ad esempio). Penso innanzi tutto a Lalla Romano o Natalia Ginzburg (in forma prevalentemente autobiografica), a Fleur Jaeggy o Agota Kristof (in forma di racconto/romanzo in cui trasporre le proprie esperienze biografiche): tutte le loro opere trasudano verità ed è proprio questa "verità" che non ritrovo appieno nel lavoro della Carson (ad eccezione - forse - della prima parte). Probabilmente è questo senso di "forzatura" che non mi ha convinto: mi è piaciuto leggerlo, ma non riesco a togliermi un senso di insincera autoanalisi che non riesce a nascondere la piena auto-assoluzione. Si critica, ma si piace....
Mi è piaciuta moltissimo l’idea di un testo in prosa ma con immagini e delicatezza della poesia. Forse non sono i temi giusti per smuovermi qualcosa, provo con altro di Carson.
Non si può tanto spiegare.Bisogna leggerlo. Sulla copertina c'è scritto "riflessioni sulla natura liquida del linguaggio". e' un libro di poesia, di racconti, di viaggio, di filosofia. Non si può tanto spegare, va' letto. io l'ho avuto tra le mani ieri pomeriggio. Oggi l'ho già finito. Anne Carson credo sia da leggere tutta.