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Educazione sessista: Stereotipi di genere nei libri delle elementari

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Esiste un mondo popolato da valorosi cavalieri, dotti scienziati e padri severi ma anche da madri dolci e affettuose, casalinghe felici, streghe e principesse; in questo stesso mondo i bambini sono indipendenti, coraggiosi e dispettosi mentre le loro coetanee – bionde e carine – vestono di rosa, sono educate e ser vizievoli, a tratti pettegole e vanitose. Questo universo fantastico è quello con cui si interfacciano quotidianamente i bambini e le bambine che frequentano le elementari, quando leggono le storie raccolte nei loro libri di lettura. All’inizio del Duemila la scuola italiana continua a tramandare modelli di mascolinità e femminilità rigidi e anacronistici, sulla base dei quali gli alunni dei due sessi andranno a strutturare le rispettive identità di genere. Il progetto polite (Pari opportunità nei libri di testo), nato sulla scia della Piattaforma di Pechino del 1995, aveva elaborato un Codice di Autoregolamentazione per gli editori, affinché la prospettiva di genere diventasse criterio orientativo nella stesura dei libri di testo, ma pare che le sue indicazioni non siano state accolte. Occorre allora che maestri e maestre, educatori e educatrici, si dotino di strumenti utili a decostruire il fondamento sessista su cui si fondano i saperi trasmessi a scuola, per attivare a loro volta una lettura critica da parte dei propri studenti. Questo libro mette a disposizione di lettrici e lettori un kit di strumenti (di tipo sia quantitativo che qualitativo) che l’Autrice ha testato in una ricerca condotta su un campione di dieci libri di lettura della classe quarta elementare, di alcune delle maggiori case editrici De Agostini, Nicola Milano, Piccoli, Il Capitello, La Scuola, Giunti, Elmedi, Piemme, Raffaello, Fabbri. I risultati dell’indagine testimoniano l’urgenza di liberare le nuove generazioni da un immaginario di Principi Azzurri e Belle  addormentate nel bosco , che inizia a stare un po’ stretto sia ai maschi che alle femmine.

208 pages, Paperback

First published January 1, 2010

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Irene Biemmi

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269 reviews5 followers
October 21, 2024
Per «parità» non si intende «adeguamento» alla norma «uomo», bensì reale possibilità di pieno sviluppo e realizzazione per tutti gli esseri umani nella loro diversità. Molte persone sono convinte di ciò, eppure si continua a dire che «la donna deve essere pari all’uomo» e mai che «l’uomo deve essere pari alla donna» e nemmeno che «la donna e l’uomo (o l’uomo e la donna) devono essere pari»: strano concetto di parità questo in cui il parametro è sempre l’uomo.

💫 Questo libro, come si può intuire dal titolo, parla del sessismo e degli stereotipi di genere che - purtroppo - sono tutt'oggi presenti nei libri di testo delle elementari, e non solo. Avete mai fatto caso a chi sono i protagonisti della maggior parte delle storie? Chi compare sulle copertine, chi è al centro di avventure strabilianti? E chi invece è al margine, o peggio, non c'è proprio. Nei libri, ma anche in tv, al cinema, nei cartoni animati.

Sabatini parla a questo proposito di una falsa neutralità del maschile, che spaccia per universale ciò che è solo dell’ «uomo» (marcato). [...] Dagli elementi emersi dalla ricerca risulta invece che il maschile neutro è spesso ambiguo per emittenti e riceventi, per un duplice effetto: può occultare la presenza delle donne così come può occultarne l’assenza. L’autrice porta come esempi del primo caso (occultamento della presenza femminile) i termini usati per indicare le prime specie umane: l’Uomo di Pechino, l’Uomo di Cro-Magnon, l’Uomo di Neanderthal, ecc. In realtà il più delle volte i resti di ossa ritrovati non permettevano l’identificazione del sesso (nel caso del primo Uomo di Neanderthal pare si trattasse di un essere di sesso femminile), ma chi può negare che l’immagine che abbiamo di queste specie sia maschile?

🔖 Il libro è diviso in due parti, nella prima si ripercorre la storia del sessismo linguistico in Italia, dal secolo scorso ai giorni nostri, mentre la seconda parte è incentrata sulla ricerca condotta da Biemmi sul sessismo e gli stereotipi di genere in un campione di testi delle elementari. Prima di interessarmene per la mia tesi di laurea, confesso che io stessa ero molto ignorante sull'argomento, che è vasto e attuale. Ho trovato la prima parte molto interessante, soprattutto perché a volte ignoriamo quanto il sessismo linguistico sia radicato nel nostro parlato quotidiano, dai titoli di giornale ai luoghi comuni. C'è inoltre una parte dedicata alle Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana che vorrei fossero stampate all'inizio di ogni libro di testo scolastico. Inoltre lo studio di Biemmi è preciso, riporta con accuratezza i nomi delle case editrici e le griglie che ha utilizzato. Tutti i brani narrativi analizzati sono riportati, ognuno con il commento e la spiegazione del giudizio, e alla fine ci sono delle tabelle riassuntive per una panoramica generale. Una lettura molto interessante, che fa molto riflettere e che consiglio vivamente a tutte/i!

[...]sia nei testi che nelle illustrazioni si ha una netta prevalenza numerica dei maschi sulle femmine. Questa disparità numerica viene letta come un segno chiaro e indiscutibile di sessismo: dato che le donne rappresentano circa la metà della popolazione, se non ci fossero pregiudizi dovrebbero essere presenti nei libri esaminati in circa metà delle illustrazioni e dei testi. Invece non è così. Leggendo alcuni libri di lettura si ha l’impressione di avere a che fare con un universo esclusivamente maschile; le donne, anche quando sono presenti, sono relegate a ruoli insignificanti, di scarso rilievo, mentre tutta l’attenzione è rivolta ai maschi (bambini e adulti) e alle loro imprese. Questa invisibilità, o marginalità, femminile non passa certamente inosservata ai giovani lettori che senz’altro ipotizzeranno delle cause di questa strana assenza; la più ovvia, probabilmente, è che se nessuno si degna di parlare delle femmine e delle loro attività significa che donne e bambine non contano molto nella realtà e che le loro attività non sono interessanti, né socialmente importanti.
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