“Vi la tierra que levantaba la carreta del árabe al alejarse del circo y luego observé al niño y le tendí una mano que él tomó enseguida. Me sorprendió que no mirara el polvo que dejaban los caballos de su protector ni que preguntara por qué lo dejaban solo, o dónde estaba su mamá, si es que la tenía. No le importaba nada. Sólo tenía ojos para el circo y para mí, porque yo era el circo y sería Sherezade”.
Escritor y narrador oral, cofundador de la Compañía La Matrioska. Es autor de "El año en que hablamos con el mar", "La muerte viene estilando", "Taguada" y "Tony Ninguno" y del ensayo "Por qué contar cuentos en el siglo XXI" y de los libros juveniles "Alguien toca la puerta", "Tres noches en la escuela", "En el horizonte se dibuja un barco" y "Bestiario de Chile".
En 2017 obtuvo el X Premio Iberoamericano de Novela Elena Poniatowska de la Ciudad de México por la novela Tony Ninguno, y en 2022 recibió el Premio del Círculo de Críticos de Arte, el Premio de la Academia de la Lengua y el Premio Mejores Obras Literarias del Ministerio de las Culturas por La muerte viene estilando.
También ha recibido el Premio Marta Brunet, el Premio Municipal de Santiago y el Premio Pedro de Oña, entre otros, y ha sido publicado en Chile, Argentina, México, España, Italia, Grecia y Dinamarca.
Junto a Nicole Castillo dirige la Escuela de Literatura y Oralidad Casa Contada y conduce el programa de televisión "Los cuenteros en ruta".
Un libro meraviglioso,un racconto onirico,una fiaba splendidamente raccontata ,se avete amato il circo della notte amerete ancora di più questo splendido piccolo libro che si conferma fin adesso migliore lettura 2019
Efectivamente la literatura reciente puede tener una “clásica” forma de contar sin dejar de ser novedosa. Me enganchó de principio a fin; lo terminé mientras me comía un sanguich, como si estuviese viendo tele. Recomiendo mucho.
Me gustó mucho este libro, a pesar de tratar de un tema que siendo sincera no me agrada ni me interesa en lo más mínimo, los circos.
Es una historia que me enganchó desde el comienzo, de esas que te atrapan y necesitas terminarlas cuanto antes.
Aun siendo tan interesante, no le doy las cinco estrellas porque los otros libros que he leído de Andrés Montero, me han parecido geniales y me han fascinado, este en comparación se queda un peldaño más abajo.
Conosciamo tutti "Le mille e una notte" e sappiamo dei racconti che faceva la bella Shahrazàd al suo re, per ammansirlo, per salvarsi la vita. Ecco, in questo breve romanzo c'è Shahrazàd che ogni notte aspetta l'alba e la vita raccontando fiabe al suo Shahriyàr, ma anche a tutto il pubblico entusiasta e plaudente venuto ad assistere allo spettacolo del Grande Circo Garmendia. Sì, perché Shahrazàd è anche una trapezista, una circense, nonché cantastorie sopraffina, è la bambina abbandonata e accolta nelle braccia del circo di strada, ma è anche giovane donna prima in gabbia, delusa, violata, poi innamorata e fiera e battagliera. E perché il re, Shahriyàr, è anche bambino dimenticato, inosservato, strano e diverso, è ragazzo forte e gioioso, ma anche disperato. C'è anche un libro, in questo romanzo, un libro misterioso la cui conclusione terrorizza e al contempo incuriosisce, che allontana e insieme attira come un orso il miele. Questa è un'ode alla magia, alla potenza, al mistero magnetico della narrazione, delle storie raccontate che paiono prendere vita nel tragitto che compiono tra chi le narra e chi le ascolta. È un balletto in cui illusione e verità si prendono sottobraccio, creano giochi di luce e ombra, si allontanano un po' per subito ricongiungersi in una danza sempre piú vorticosa e folle. In questo mondo di sogno, la follia avvolge le menti oppure è solo il pegno che esige il patto tra storie narrate e storie reali, tra immaginario e accaduto? Leggete Tony Nessuno (a proposito chi è costui?) e qualche risposta l'avrete.
Tony Nessuno Andrés Montero Traduzione: Giulia Zavagna Editore: EdicolaEdiciones Illustrazione di copertina: Hernàn Chavar Voto:4/5
Me pareció una narración bastante inverosímil viniendo de una joven que se supone que prácticamente se crió toda su vida en un circo de una forma precaria y limitada. Está llena de estereotipos. La historia ocurre en Chile y no tiene ninguna referencia a lugares o contextos importantes, lo que quizás se puede justificar por la burbuja que representa el circo, pero me pareció más una regla forzada para jugar con el lector. El lenguaje pseudo coloquial no es más que un artificio estético que intenta darle naturalidad y vida a una narradora que en varias ocasiones fortuitamente se confiesa ignorante frente a cosas de "adultos" —lo que también me pareció machista—, pero que sin embargo entiende otras muy bien, lo que demuestra mucha incongruencia y además poca familiaridad del autor con la sensibilidad y la psicología femenina, sobre todo en la discordancia del lenguaje que usa para hablar del abuso, a veces explícito, otras desentendido y a veces hasta pseudo poético. Por otro lado, encontré que hay muchas cosas que se van repitiendo constantemente y otras se explican en momentos muy tardíos, como la introducción a cada uno de los personajes y la historia del circo. Hay mucho desorden con el transcurso del tiempo. Creo que es un relato que en gran parte debe su atractivo a la obra en que se centra: Las mil y una noches; sin ella los personajes pierden totalmente su empuje y se vuelven vacíos.
Un romanzo brevissimo che cattura il lettore e lo invischia in una storia dentro la storia, dove il circo diventa una fiaba, che diventa Le Mille e una notte, che diventa una storia di soprusi, che diventa una denuncia della condizione della donna a tutte le latitudini, che diventa un mistero e che resta sempre in ogni pagina un libro bellissimo.
Lo pasé muy bien leyéndola. Más allá de cualquier crítica que pueda hacerle a esta novela, es un libro entretenido y cautivador que es lo más importante. El argumento es muy ingenioso, pues recoge de "Las mil y una noches" una técnica narrativa además de un fundamento para la historia. La narración es muy fluida porque sigue un ritmo muy básico con su puntuación; esto facilita que la voz protagonista pueda explorar los tiempos del relato sin revolver mucho el texto. Personalmente, el circo es un escenario que me entretiene harto en las ficciones y que sea tratado desde la dicotomía ilusión/realidad le suma muchos puntos al texto. Leí una copia de la primera edición por La Pollera, lanzada hace tres años. Encontré muchísimos errores imperdonables para una publicación: repeticiones de párrafos, falta de tildes, puntuaciones mal puestas. Mi crítica para este libro, al menos para esta tirada, es la falta de rigurosidad en su edición. Aunque eso no es culpa ni de la novela ni de su autor.
Non fosse stato per l'iniziativa di solidarietà digitale di Edicola Edizioni (che ringrazio) probabilmente non avrei mai letto questo libro perché prima non avevo mai sentito nominare né l'autore del romanzo né il romanzo stesso. E sarebbe stato un peccato. Si tratta di un breve romanzo ambientato in un povero circo dal nome altisonante in cui realtà ed illusione si mescolano. Bella la scrittura, la protagonista è ben riuscita e i molti richiami a Le mille e una notte mi hanno fatto venire voglia di leggerle.
Perché non si parla di più di questo piccolo gioiello? Un libro breve, struggente, ambientato in un circo ormai in declino e pieno di personaggi malinconici che spezzano il cuore. Per i miei parametri, "what's not to love about it?"
Ho da poco scoperto Edicola edizioni, casa editrice che pubblica esclusivamente romanzi e graphic novel di autori cileni., tra cui la già conosciuta Nona Fernandez, una delle più rappresentative voci di quell’area geografica. Tra i tanti autori proposti, tutti interessanti, uno in particolare mi ha attirato nella sua rete: Andres Montero, autore di “Tony Nessuno”.
Egli ci conduce in un mondo affascinante e festoso, quello del circo, tra giocolieri, uomini forzuti, pagliacci e trapezisti. La storia è narrata in prima persona proprio da una giovane trapezista, Javiera, dalla cui bocca veniamo a conoscenza di ogni dettaglio relativo alla compagnia circense di cui fa parte: quella del circo Garmendia, itinerante e povero in canna, la cui sopravvivenza dipende dal numero di persone che assiste agli spettacoli. Rapiti e affascinati dalla voce della bella Javiera, scopriamo come la ragazza sia entrata in possesso di una coppia de “le mille e una notte”, raccolta di novelle orientali del X secolo, e come essa abbia decretato la sua fortuna e quella del circo di cui fa parte. Infatti, da novella Shahrazad, la giovane racconterà ogni sera al pubblico una storia, e questo la renderà una vera e propria star. Ma attenzione, perché un’antica maledizione aleggia sui racconti delle mille ed una notte!
Ci tengo subito a sottolineare come questo libro sia una piccola perla, da leggere assolutamente e con il cuore in mano: è un inno alla parola, alla storia -intesa come racconto- come veicolo per sollevare l’animo, renderlo intangibile al dolore del mondo. La fortuna del circo Garmendia non consiste tanto negli spettacoli acrobatici che propone, e neanche ai numeri comici dei pagliacci che divertono la gente, ma nelle storie che giorno dopo giorno vengono trasmesse per via orale dalla protagonista, che le eleva a canto celeste, a inno di speranza per chi ha la fortuna di ascoltarla. Le parole, messe una di seguito all’altra, creano quei potenti incantesimi ammalianti definiti storie. Cos’è una storia se non una forza sovrannaturale, magica, che trasporta il lettore in un vortice caotico di emozioni? Per Javiera il successo è travolgente, pieno, la inebria e la rende orgogliosa e dimentica di essere una trapezista, lei è la principessa di Persia, ed il circo è il suo regno, il suo castello costruito con la forza delle parole. La verità, fino a quel momento il circo, si fonde con l’illusione, il mondo di fuori, quello dove la gente fatica ogni giorno per mandare avanti le proprie vite illusorie: niente è più come prima, quando era una bambina, una semplice trapezista di un circo che andava avanti quasi per inerzia, dove si era costretti, lei e i suoi compagni, a sopravvivere. Ormai è cresciuta, osserva le stelle e vede un futuro fatto di storie che non finiscono mai.
4.5 estrellas Me lo han recomendado sin contarme mucho de qué trataba y creo que es lo mejor. Posee un estilo de narración único, que en muchos casos pudo salir mal, sin embargo Tony Ninguno no es el caso. Espero reseñarlo pronto en www.navegandoentrelibros.cl
“In seguito ricordai che l’avevo già visto mentre mi libravo a mezz’aria, volando da un trapezio all’altro. Avevo notato i suoi occhi assorti nelle mie acrobazie, nelle mie mani sicure, nel vestito brillante che sfavillava davanti ai suoi occhi muti di fronte al mio volo, al mio corpo sospeso nell’aria, al mi corpo sospeso nel tempo. Era seduto zitto zitto accanto all’arabo, ma sembrava che volesse elevarsi con me, perché allungava il collo come se provasse a volare anche lui. È stato così per tutta la vita”.
Quando un giovane cantastorie cileno sceglie di intrecciare la magia de “Le mille e una notte” all’atmosfera decadente e malinconica di un circo in rovina, ciò che ne viene fuori è un vero gioiellino letterario, una lettura potente e, per molti aspetti, sorprendente, portata in Italia dalla casa editrice “Edicola Ediciones” (una realtà italo-cilena che fa un lavoro pazzesco e di cui mi sono perdutamente innamorata) nella splendida traduzione di Giulia Zavagna. La voce narrante è quella di Javiera, giovane trapezista del “Grande Circo Garmendia” che, a dispetto del nome altisonante, è piuttosto piccolo e scalcagnato, gestito da una famiglia in cui regnano ombre e dissapori, schiacciata dal peso di segreti inconfessabili che la stanno conducendo ormai verso il declino. Andrés Montero ci racconta una storia perennemente sospesa tra realtà e fantasia, che capovolge continuamente le nozioni di verità e apparenza, trascinando il lettore in un viaggio incredibile e travolgente. Questo libricino porta con sè uno smisurato amore per l'arte della narrazione e nell'ambiente circense descritto dall’autore il sogno si fonde continuamente con la realtà annullando ogni confine e distinzione, tanto da convincere tutti gli artisti della storia e, con essi, il lettore, che la realtà tangibile e concreta sia quella che si trova sotto il tendone, relegando tutto ciò che c'è al di fuori nel mondo dell'illusione.
"L’unico luogo possibile e immaginabile era il circo. Solo dentro il tendone si parlava della vita e della morte. Fuori dal tendone, la cosa importante era semplicemente sopravvivere. Anche per strada e nelle varie città. La gente sopravviveva e veniva al circo a vivere, a vivere anche se solo per un paio d’ore".
È una sera come tante quella in cui al cospetto dei Garmendia si presenta un misterioso arabo che, insieme a due grossi volumi polverosi nei quali sono contenuti i mitici racconti de “Le mille e una notte”, lascerà in dono ai circensi anche un bambino dallo sguardo distante e impenetrabile che cambierà per sempre la vita di Javiera e della sua famiglia. Infatti la piccola Javiera, attratta dalle atmosfere da sogno delle storie che la bella Shahrazad racconta ogni notte al temibile re persiano Shahriyar per salvarsi la vita, viene completamente risucchiata dai racconti, trova in essi un'irresistibile fonte di evasione e finisce con l'impararli a memoria. È qui che la magia de “Le Mille e una notte” si lega indissolubilmente al destino del Circo Garmendia poichè da quel giorno la ragazzina (e con lei l’autore stesso, in un sapiente gioco di specchi) si trasforma in una novella Shahrazad che incanta il pubblico con le sue storie cariche di fascino e meraviglia. L’eroina del capolavoro persiano ritorna in vita nel corpo di Javiera, un personaggio poliedrico e interessante, una sognatrice, un’artista, ma allo stesso tempo una persona alla disperata ricerca delle proprie radici, prima una bambina bisognosa d’amore, poi una giovane donna che dietro ai sorrisi da palcoscenico nasconde un’ enorme sofferenza.
"Io ero Shahrazàd e nient’altro. La persona che rappresentavo fuori dal circo era un frattanto: era l’illusione che permetteva l’esistenza della verità".
Andrés Montero riesce a far percepire al lettore ogni singola sfaccettatura dei suoi personaggi e traccia un ritratto sapiente e intrigante del legame tra Javiera e il misterioso bambino venuto da lontano che, pagina dopo pagina, finisce col prendersi quasi tutta la scena. È indubbiamente lui il personaggio più oscuro ed enigmatico del romanzo, un bambino bizzarro dallo sguardo indecifrabile che Javiera deciderà di chiamare Shahriyar, come il re protagonista delle Mille e una notte, non sapendo che assieme al nome gli attribuirà anche un sinistro e misterioso destino, un bambino che sarà quel Tony Nessuno che da il titolo al romanzo. Tony è il nome con cui in Cile sono chiamati i pagliacci, ma per scoprirne il vero significato dovrete leggere il libro, per godere di questa storia che è tutta da scoprire ed è capace di tenere il lettore inchiodato alle pagine, risucchiandolo nel Grande Circo Garmendia e annullando tutto ciò che lo circonda. Il rapporto tra Javiera e Shahriyar avrà nella narrazione sempre più spazio poiché si tinge di note fosche, misteriose, quasi torbide, si nutre della fervida immaginazione di Montero diventando una delle chiavi di lettura di tutto il romanzo. Non manca in questa storia una nota malinconica che permea ogni pagina, una sensazione di fatalità che vedrà il suo compimento solo alla fine, ma che è chiaramente percepibile fin dall'inizio. Per certi aspetti questo volume si potrebbe definire una sorta di "favola nera" che affronta anche tematiche molto dure e difficili da digerire come la violenza sessuale, l'abbandono, la ricerca disperata della propria identità, raccontate con un linguaggio che colpisce proprio per l'estrema schiettezza come un pugno allo stomaco. Ci sono pagine estremamente dure in cui sentimenti come il dolore e la solitudine sono raccontanti con la crudezza e la profondità tipica degli scrittori sudamericani che sanno mescolare abilmente amore e morte, sogno e tragedia, magia e fato. “Tony nessuno” nasconde un’enorme oscurità, un’anima nera che viene fuori pagina dopo pagina e che racconta la violenza che ogni giorno il tendone del circo cerca invano di nascondere, ma è allo stesso tempo un romanzo che esalta il potere salvifico delle storie, la bellezza dell’arte del racconto, la magnificenza della parola che incanta, costruisce, ipnotizza e distrugge. Una lettura che cattura dalla prima riga, una storia incantevole, potente e assolutamente imperdibile!
Quanto mi ha affascinato questo piccolo libro! Piccolo sí, ma densissimo. Si mantiene sempre al confine tra il reale e l'illusione - lo fa dichiaratamente - e quando si passa da un lato all'altro, diventa impossibile distinguere da che parte siamo. Cosa è reale e cosa è illusione? Mi affascina tanto il mondo circense e il circo che viene raccontato qui, quello della famiglia Garmendia, è rude, crudele, pregno di legami che si mantengono saldi perché basati sul sangue. Si mantengono saldi nel loro essere totalmente malsani. E poi ci sono figure misteriose, indecifrabili, che si muovono come ombre tra un gioco con i cavalli e una danza sul trapezio. Ci sono i numeri da circo, ma il numero più affascinante e potente di tutti diventa il 'raccontare delle storie' (quelle de "Le mille e una notte"), ogni sera, sempre diverse; storie che ammaliano più di un incantesimo. Questo punto, a mio avviso, è fulcro del racconto: la forza del racconto, l'ineguagliabile magia della letteratura che batte qualsiasi numero da circo. Onirica la penna di Montero: ci fa entrare nel tendone dei Garmendia e in poche pagine riesce a farci vedere un mondo.
La verdad es que Andrés Montero nunca deja de sorprenderme. En esta novela me encontré con una historia súper potente sobre la vida del circo Garmendia y gira en torno a la novela de "Las mil y una noche" y la aparición de un niño. Es un libro súper atrapante y amigable de leer. Hubo ocasiones en donde me quedé en shock por la cruda y potente que se pone la historia de la protagonista, pero ¿saben? Hay algo mágico en este libro que te hace querer leerlo desde principio a fin y no perderte ningún detalle dentro de él, es como si el Andrés hubiese encantado este libro con la misma magia atrapante que Javiera, nuestra Sherezade, provoca a los asistentes de sus narraciones en su humilde circo.
Una leggenda narra che colui che porterà a termine la lettura de "Le mille e una notte" perderà la vita. Con questo monito un arabo cede al capofamiglia del Grande Circo Germendia i volumi che contengono le storie di Shahrazàd, lui le ha lette quasi tutte, gli preme liberarsi di quel libro prima di scoprire se la leggenda sia vera o meno. In compenso chiede di poter affidare alle cure dei circensi un bimbo di tre anni, per qualche ora, il tempo necessario a sbrigare delle commissioni. Essendo una delle poche all'interno del circo a saper leggere, "Le Mille E Una Notte" va in dono alla figlia del capofamiglia, una talentuosa trapezista di una decina d'anni, a cui viene affidato anche il bimbo. Nessuno verrà a riprenderlo ed il piccolo crescerà sotto il tendone del circo col nome di Shahriyàr, come il re che tiene in ostaggio la principessa ne "Le mille e una notte". Quando, anni dopo, la trapezista inizierà a raccontare le storie del libro all'interno dello spettacolo circense ammaliando il pubblico come una novella Shahrazàd, Shahriyàr, ormai adolescente, comincerà a mostrare una sinistra vicinanza al personaggio di cui porta il nome.⠀ ⠀ Questo romanzo è il frutto dell'immaginazione di un ragazzo cileno di 26 anni, che ha abbandonato l'università perché voleva raccontare tutte le storie che affollavano la sua fantasia. Fa il cantastorie, gira il Cile con la compagnia La Matrioska per tenere viva la forza della narrazione orale. Non mi stupisce che abbia scelto come fulcro del suo racconto uno dei capisaldi della tradizione orale, "Le mille e una notte", per reincarnare una vicenda di più di un millennio fa in due ragazzi, costantemente in bilico tra realtà ed illusione. Spicca la tematica dell'abuso di potere e della violenza sulle donne, dell'irrealtà e del doppio, con giochi narrativi che rendono con delicatezza la sessualità adolescenziale, capovolgendo la giostra di pagliacci, trapezi, leoni e cavalli in un vero e tangibile incubo onirico.⠀ ⠀ "Tu per esempio, quando voli da un trapezio all'altro, se cadi, che ti succede? Ti ammazzi, bambina, ti spacchi la testa e via. Il circo è la pura verità, di che illusione stiamo parlando? Sono gli altri che vivono nell'illusione. A noi non ci illude nessuno, noi sappiamo come vanno queste cose. Se la gente viene al circo, noi mangiamo bene e riposiamo meglio. Se la gente non viene, mangiamo male e lavoriamo come matti finché non arriva qualcuno. Così vanno le cose. Questa è la verità."⠀ ⠀ Questo doloroso, folle, visionario racconto è pubblicato da Edicola Edizioni che ha avuto la lungimiranza di portare in Italia (con la traduzione di Giulia Zavagna) questa giovane voce della letteratura sudamericana!⠀
La storia narrata da questo libro è come se perennemente avvolta da un alone magico, che ti sospende nella vicenda e non ti lascia andare. È ambientata in un circo, più precisamente il Grande Circo Garmendia, in cui le generazioni si danno il cambio e portano avanti il mestiere degli avi🎪 A raccontarci questa storia è una voce femminile, quella di una bambina trapezista, che cresce mentre leggiamo e che ci racconta di questa stramba famiglia circense🎟 C’è un elemento che rende tutta la storia unica e magica: i racconti de Le Mille e Una Notte. Entrano nella storia pian piano, per poi essere i veri protagonisti, per fondersi concretamente con la vita del circo e divenire indissolubili da essa🌙 Un romanzo magico, pieno di riflessioni sulla vita, sulla crescita personale, il proprio io. Ve lo consiglio tanto: io dopo le prime 20 pagine non vedevo l’ora di riprenderlo in mano per continuare😉
Conocí a Andrés en Brasil, mientras hacia su gira internacional con su compañía La Matrioska con su compañera Nicole. En esta ocasión, el me regaló su libro Tony Ninguno. Yo recién terminé de ler el libro y tengo que decir que es divino. Una manera de escribir muy original y sensible, y una gran capacidad de poner el lector adentro de la novela. Me sentí todo el tiempo en el circo. Más allá de toda la fantasía, el libro es divino por todos los personajes y sus personalidades, con muchos paralelismos con la vida real. Me encantó leer este libro y espero ir a Chile para encuentrar y leer los otros libros que ya tiene el. Son siempre bienvenidos en Brasil, Andrés!
La premisa es buenísima y siento que tiene potencial, pero la narración es tan lenta que me tomó tiempo y voluntad en terminarlo. Asimismo, me costó enganchar con los personajes, se me hicieron muy nada, e incluso la figura del Tony Ninguno se me hizo demasiada insoportable de leer. Por otra parte, el rumbo sexual que tomó la historia fue innecesario, incómodo y me sacó mucho de onda.
En fin, un posible dnf que terminé solo para agregarlo a Goodreads.
De dónde saca tanta imaginación este hombre por Dios!! Es una historia que te atrapa te mete en el mundo y la historia de “Las mil y una noches”. Es cruda en relación a los demás libros de este autor🥲 muy buena!!
Tony Mirtillo sostiene che esistano due mondi: il mondo dell’illusione e quello della verità. Il primo sta fuori dal circo, il secondo è il circo: “Loro sì che vivono di pura illusione, l’illusione che qualcuno gli riconoscerà il lavoro che fanno, che li pagheranno bene, che avranno un impiego per tutta la vita, ma non è vero niente, piccola. E invece noi, o tu, per esempio, quando voli da un trapezio all’altro, se cadi, che ti succede? Ti ammazzi, bambina, ti spacchi la testa e via. Il circo è la pura verità, di che illusione stiamo parlando?” Quindi abbandoniamo la nostra triste illusione e entriamo nella realtà del Grande Circo Garmendia, che a dispetto del nome è un circo povero, con un tendone logoro e piatti spesso miseri. E per farlo attraversiamo un ponte magico, quello delle storie raccontate, delle narrazioni che ogni sera la giovane Javiera interpreta per il pubblico del circo. Non sono storie qualsiasi, sono le favole delle Mille e una notte che, mille anni fa in Persia, Sherazad raccontò al suo re Shahriyâr per avere salva la vita. Infatti questo breve romanzo è un omaggio alla forza delle storie che prendono forma in quel percorso tra chi le racconta e chi le ascolta, ma è anche esso stesso una bellissima favola che ondeggia tra il sogno e la realtà , tra follia e lucidità, tra storie vere ed inventate. Qui e ora, ma anche mille anni prima - o dopo - in Persia. Storie che non finiscono mai, eterne come il circo Garmendia, che Malaquias ereditò dal padre che lo aveva ereditato da suo padre e suo padre a sua volta dal padre e via così all’infinito, fino a perdersi nella notte dei tempi. Storie che raccontano la verità dell’illusione, ma anche l’illusione della verità.
Ah, narra una leggenda che chi vorrà leggere per intero tutte le novelle de Le mille e una notte morirà nell’impresa. Sarà vero?
Sabes que un libro es perfecto cuando comienzas a leerlo y no paras hasta terminarlo. Eso me pasó con Tony Ninguno desde el inicio te atrapa y no te suelta, la realidad y la ficción se mezclan, y al final no sabemos donde comienza la ilusión o donde irá a terminar.
Lo leí por las buenas recomendaciones que había visto por aquí. Y tenían razón. Es una novela corta y sencilla, pero encantadora y llena de elementos que le otorgan una extraña familiaridad al circo en el que se sitúa la historia (o será que en Chile el circo es una institución muy arraigada y querida?). Está todo muy bien armado. Se agradecen los autores nacionales que se atrevan a sacar novelas, ya basta de libros con relatos y cuentos. Eso quizás sería lo único que se le podría reclamar, pudo perfectamente ser una novela más larga (pero de todas formas está muy bien así). Estoy muy emocionada, me emociona encontrar historias tan bien narradas.
tenía muchas expectativas de este libro, sonaba como si fuera escrito específicamente para mis gustos: las mil y una noches en un circo chileno. pero me decepcionó totalmente, uno de los libros que menos me han gustado.
1. estaba pésimamente escrito, poca coherencia en la redacción y decisiones artísticas que no terminaron de cuadrarme. 2. tenia muchas escenas de violación (desde la perspectiva de una niñita), y eso me arruina cualquier libro 3. era demasiado pretencioso, repetía frases básicas, intentando hacer un juego ilusión-verdad, pero realmente sin entender como hacerlo bien 4. la descripción de las escenas de circo, sobre el trapecio y la emoción de los acróbatas, puro chamullo.