"Chi è sveglio partecipa al mondo comune, chi sogna si rifugia in uno suo proprio", diceva Eraclito. Ogni uomo sperimenta l'alternanza di pensiero cosciente e di immagini incontrollabili che il sogno fa emergere da un apparente nulla, e questo lo pone davanti alla consapevolezza di muoversi tra due universi paralleli organizzati con categorie diverse ma presenti nella mente di ciascuno. Varia tuttavia il senso che ogni civiltà attribuisce all'onirico. Non è un caso che nell'"Interpretazione dei sogni" Freud abbia costruito la base della sua dottrina partendo da un antico sogno, quello raccontato da Sofocle nell'Edipo re. Alle origini della cultura occidentale, infatti, i greci svilupparono una vera e propria cultura del sogno. Per loro la vita notturna non era marginale e poco significativa, ma un messaggio capace di proiettarsi sulla vita cosciente; ai sogni si chiedevano indicazioni su scelte da compiere, oracoli, persino miracolose guarigioni. Questo libro parla delle differenti funzioni dei sogni nella civiltà greca, sino alla tarda antichità: dai sogni di Omero a quelli che progressivamente vennero studiati da filosofi, scienziati, poeti. Con Platone il sogno diventa ormai quello che sarà in seguito: l'inseparabile compagno dell'anima che lo genera, il prodotto della sua parte più segreta.
Giulio Guidorizzi (Bergamo, 1948) è un grecista, traduttore e accademico italiano. È codirettore, con Alessandro Barchiesi, della rivista Studi Italiani di Filologia Classica. Autore di numerosi saggi critici, è traduttore di testi greci, in prosa e in poesia. Per l'Istituto nazionale del dramma antico ha tradotto Eracle (2007) e Ifigenia in Aulide (2015) di Euripide. Nel 2013 ha vinto il premio Viareggio Rèpaci per la saggistica con Il compagno dell'anima. I Greci e il sogno e il premio De Sanctis (categoria saggio breve) per l'Introduzione a Il mito greco (Gli eroi). Vive a Milano.
Estremamente interessante. Ricordo che il docente di Psicologia fece accenno a come era vista l'interpretazione dei sogni prima di Freud. Poi non ci fu il tempo di approfondire. Questo libro ripercorre storicamente, sempre corredato dai reperti e documenti d'epoca, come gli antichi fossero interessati al processo onirico, a partire da Omero per passare attraverso i filosofi classici che rifiutavano l'intervento divino nella costruzione del sogno, senza disdegnare altre civiltà alle quali si fa riferimento per capire questo mondo virtuale che crea la nostra mente.
Sotto certi aspetti Freud non è partito da zero nella sua intuizione, ha potuto sfruttare le ricerche empiriche, letterarie, teatrali del passato, i tentativi di classificazione dei sogni, i trucchi che la mente mette in atto per "sfogare" le proprie incontrollate pulsioni.
Chiaro che il tentativo di razionalizzare, rendere scientifici questi comportamenti a cervello in stand by e di svelarne il significato, almeno in parte, è opera recente. I sogni per gli antichi erano soprattutto determinati da interventi esterni divini con valenza divinatoria od oracolare e quella degli interpreti era una professione molto ricercata, a dispetto di chi cercava cause naturali e non trascendenti che era la meno seguita. La superstizione dilagava.
Un altro tassello per capire gli antichi e le ricadute sulla nostra cultura.
Il saggio approfondisce il concetto di "sogno" nel mondo antico, facendo particolare riferimento a quello greco. Attraverso una "evoluzione" nella cultura del sogno, Guidorizzi accompagna il lettore dagli albori della cultura greca fino agli ultimi risvolti 'onirici' del Cristianesimo.