Nell'antica città Edo, la Tokyo feudale dello shogunato Tokugawa, il detective Hanshichi indaga su crimini e fatti inconsueti: il fantasma di una donna affogata tormenta una giovane signora; un attore muore sul palcoscenico in una versione troppo realistica di un classico del teatro kabuki; due loschi samurai ordiscono una vendetta; una campana anti-incendi suona inspiegabilmente notte dopo notte; una danzatrice giace morta sul suo tatami, la gola stretta da un serpentello... Il rude e ironico Hanshichi conduce le sue ricerche con profondo realismo e sottile intuito, sfatando credenze e superstizioni ancora fortemente radicate nelle persone del suo tempo. Le avventure di Hanshichi restituiscono un vivido affresco della vita cittadina nel Giappone di fine '800: i vicoli, le case da tè e di piacere, i bagni pubblici, le dimore dei samurai e le cerimonie conviviali. L'autore tratteggia un mondo ormai tramontato con un vigore e una misura squisitamente giapponesi.
La parte introduttiva è davvero interessante. Una delle introduzioni migliori che abbia mai letto. Ho apprezzato anche il fatto che il traduttore abbia voluto lasciare sotto i titoli italiani i titoli originali. Così come l'uso del macron. E le note sono fantastiche. Le migliori note che abbia mai letto. Le ho lette tutte che sapessi o meno. Forse avrei preferito che fosse un libro unico invece che diviso in due ma va bene lo stesso. Aspetterò che il due sia in offerta ma assolutamente voglio leggermi anche il resto di questo Sherlock giapponese. Come tutti i libri giapponesi non aspettatevi storie a livello dei crime che conosciamo oggi. Sono lunghe una 70 di pagine circa (numerazione Kobo Aura) l'una ma veloci da leggere (sarebbere 1/3 in cartaceo). Sono carine e un ottimo passatempo.
Sebbene io abbia dato 5☆ perchè le storie di Hanshichi mi sono piaciute ci sono alcune piccole cose di cui ho avuto fastidio. Ci sono vari errori di battitura ma non sono queste sviste a darmi fastidio. Sono due particolari errori invece nell'ultimo racconto. Un 10 o L0 e un 11. Infatti non capivo che volesse dire 10 Shōgun in quella frase e contesto. Invece era un Lo e l'11 dopo è un Il. Queste sono sviste letali da non rilettura. Altra cosa. La prefazione, tradotta, era fantastica come ho detto sopra ma la postfazione, italiana, era una palla. Vi consiglio di leggere la pre e imparerete grandi cose se già non le sapete e saltare la post.
Il lavoro del detective, si potrebbe dire, è una commedia degli errori.
La narrativa poliziesca giapponese d'inizio Novecento ha in Okamoto Kidō uno dei suoi esponenti di maggior spicco. L'autore, conosciuto anche per il suo lavoro come corrispondente di guerra, critico teatrale e drammaturgo, è sicuramente in debito nei confronti dell'Occidente e di scrittori come Arthur Conan Doyle, ma ha saputo traslare la lezione del padre di Sherlock Holmes in un contesto del tutto giapponese, dando un nuovo punto di riferimento autoctono ad un genere, che pur avendo illustri predecessori anche nel Paese del Sol Levante, era visto come qualcosa essenzialmente di importazione estera. I racconti con protagonista il detective Hanshichi, pubblicati a partire dal 1917 su Bungei kurabu ("Club letterario"), sono ambientati intorno alla metà del XIX secolo, quando la città di Tokyo ancora era conosciuta con il nome di Edo. Si potrebbero definire come dei "racconti nel racconto": abbiamo infatti un giovane narratore che ha conosciuto Hanshichi ormai anziano e in pensione; incuriosito da quanto sentito su di lui, coglie l'occasione di visite di cortesia, soprattutto per festività e ricorrenze varie, per farsi raccontare dall'investigatore alcuni degli "exploit" nella sua carriera.
Hanshichi era una figura di grande prestigio nel mondo dei custodi della legge. Una rarità nella sua professione, un onesto figlio di Edo senza pretese, su cui nessuno aveva mai mormorato una parola cattiva. Sempre attento a non abusare della sua autorità per tormentare i deboli dietro lo schermo degli incarichi ufficiali, trattava chiunque con la massima cortesia. (...) Ci sono molte altre sue avventure che lascerebbero la gente stupefatta e ammirata, perché egli fu uno Scherlock Holmes mai celebrato del periodo Edo.
In questo modo, il risultato è una sorta di torimonochō con i principali casi affrontati del detective.
«Che cos’è un torimonochō, domandate?» cominciò Hanshichi come per un’introduzione. «Bene, dopo avere ascoltato un rapporto da uno di noi investigatori, il capo ispettore o il sostituto magistrato incaricato del caso riferiva le informazioni all’Ufficio del magistrato cittadino, 1 dove un segretario annotava tutto in un libro mastro. Questo era quello che noi chiamavamo un torimonochō, un registro dei casi.(..)»
Questo volume, Detective Hanshichi - I misteri della città di Edo, si muove sulla scia della selezione fatta da Ian MacDonald per The Curious Casebook of Inspector Hanshichi. Detective Stories of old Edo del 2007. Nello specifico, abbiamo: - IL FANTASMA DI OFUMI (OFUMI NO TAMASHI) - LA LANTERNA DI PIETRA (ISHI-DŌRŌ) - LA MORTE DI KAMPEI (KAMPEI NO SHI) - LA STANZA SOPRA I BAGNI (YŪYA NO NIKAI) - LA MALEDIZIONE DELLA DANZATRICE (OBAKE SHISHŌ) - IL MISTERO DELLA CAMPANA ANTI-INCENDI (HANSHŌ NO KAI) - LA DAMA DI COMPAGNIA (OKU JOCHŪ)
Dalla sua, Hanshichi non ha solo grandi capacità deduttive, ma anche una profonda conoscenza dell'animo umano che gli permette di capire immediatamente chi ha di fronte e come ottenere informazioni e/o confessioni.
Spesso e volentieri alle indagini di Hanshichi si mescolano elementi soprannaturali: non è raro, infatti, che il detective sia chiamato ad investigare su fatti inspiegabili, per cui c'è chi chiama in causa spiriti di defunti o altre entità. Pur non pronunciandosi mai apertamente contro queste credenze, il poliziotto finisce sempre per ricondurre ad una mano umana la responsabilità dei delitti.
Mentre si procede alla ricerca della soluzione del caso, il lettore viene nel contempo trasportato all'interno di una vivida rappresentazione della Edo di qualche decennio prima. Non mancano, infatti, digressioni che permettono di ricostruire gli usi, i costumi e più in generale l'atmosfera di quegli anni.
La formazione teatrale di Kidō fa frequentemente capolino, attraverso citazioni e persino come fonte di ispirazione per i criminali.
In questo modo, la ricostruzione storica e i riferimenti culturali e folkloristici rendono Hanshichi torimonochô qualcosa che va oltre la semplice letteratura di genere, divenendo una vera e propria testimonianza di un'epoca.
Davvero ricca ed interessante l'introduzione di Ian MacDonald che apre il volume con un'approfondita contestualizzazione dell'opera e del suo autore. Non mancano nemmeno numerose note esplicative alla fine di ogni capitolo, ad impreziosire editorialmente il libro.
" ... Restai a parlare pigramente fino al tramonto con Hanshichi, lui alla fine della sua carriere, io appena agli inizi, come si abitassimo un mondo senza tempo, lontano da quello in frenetica corsa di fuori, ..." Brevi racconti polizieschi narrati da un ormai vecchio Hanshici dai quale emerge un Giappone lontano, medioevale, superstizioso in contrasto con il Giappone moderno filo occidentale. Molte le note che spiegano eventi o situazioni e che arricchiscono la lettura.
A wonderful book, a mostly unknown gem worth every minute of reading. Can be tough for people who are not versed in Japanese history and culture but the preface and notes are very helpful, though somewhat repetitive.
Difficilmente potremmo mai immaginarci come era l'antica Edo senza leggere questa raccolta di racconti. In modo delicato l'autore ci dipinge con le sue parole una terra che non esiste più, con usanze non più in uso. Questo mondo ci affascinerà da subito e difficilmente potremo scordarlo. Ogni avventura sarà più entusiasmante della precede, con quel pizzico di folclore che renderà le cose ancora più interessanti e inspiegabili. Ma non temete: ci sarà il Detective Hanshichi con noi che renderà chiaro quello che noi non riusciamo a vedere.