Per Aldo la vita è dura ma anche la morte non scherza. La sua compagna l'ha lasciato, la cooperativa per cui lavora non lo paga ed è sotto sfratto. Scambia con un tossico la sua auto, per un posto in una stanza in una palazzina popolare fatiscente di un quartiere degradato di Roma. Viene morso da un piccione che gli arriva in casa dalla finestra. Da quel momento nulla sarà più come prima. Si sorprenderà a divorare il cane di un pastore sardo, i furetti allevati da un homeless che vive nel parco, fino a scoprire il raccapricciante piacere di un pasto di carne umana. Un'avventura tra orrore e degrado, in una periferia romana tristemente in rovina.
Originale, moderno e innovativo: tre aggettivi che racchiudono, nella loro semplicità, le caratteristiche predominanti di Roma Caput Zombie, un romanzo horror con punte splatter che fanno capolino tra una pagina e l’altra.
Come leggiamo nell’incipit, la storia racconta di un uomo distrutto e senza speranze, Aldo, che a 40 anni si ritrova con un pugno di mosche in mano, e di come un giorno la sua esistenza si sia trasformata in una convivenza con un nuovo status, una nuova natura, per colpa di uno strambo volatile intontito.
Marco Roncaccia, l’autore dell’opera, è riuscito a realizzare un lavoro esemplare sfruttando la fama e la popolarità del mondo dei vaganti, nata nei cinema dalla mente del grande regista George Romero e diffusasi ulteriormente negli ultimi anni grazie ai nuovi media e alla tv (non possiamo non citare infatti The Walking Dead, il celebre telefilm ideato dal fumetto di Robert Kirkman e adattato allo schermo da Frank Darabont). Tutto ciò ha fatto sì che la caccia allo zombie si trasformasse in una moda a tutti gli effetti, cosa assai semplice perché l’occulto, si sa, stimola da sempre la curiosità di ognuno.
Un eccellente esempio di romanzo in seconda persona. Una vera rarità che vale sicuramente l'investimento per leggerlo. Una storia in se semplice ma con alcune soluzioni molto interessanti e una coppia di protagonisti che fanno di necessità virtù trovando un modo a dir poco creativo per sopravvivere nella società moderna. Consigliatissimo
Molti si sono espressi sulla difficoltà di leggere un romanzo scritto interamente in seconda persona. Tu no. Tu, semplicemente, hai apprezzato quel sapore antico di quando da ragazzo leggevi i Librogame, tutti rigorosamente scritti in seconda per consentire al lettore di calarsi meglio nel protagonista. Non c'entra nulla con Roma Caput Zombie, dove il personaggio principale è Aldo e di certo non sei tu (ma potresti esserlo, perché no). Al di là dell'artificio narrativo, hai dovuto concordare con chi te ne aveva parlato positivamente: il romanzo fila via veloce, forte di uno stile asciutto ma non scarno, denso di ironia e di quel tanto di volgarità che ci si aspetta nei pensieri di un uomo comune contemporaneo. La storia rielabora i canoni dell'infezione zombie, senza sfociare in tri(s)tissime apocalissi survival ma immaginando con grande realismo e inventiva le problematiche che un cannibale-per-forza (ma anche un supereroe con superproblemi) dovrebbe affrontare al giorno d'oggi in una città "nuova ma vecchia" come Roma, gli inevitabili compromessi con la morale di un uomo fondamentalmente buono, le difficoltà di adattamento. Hai sorriso ai continui (forse in alcuni casi anche troppo frequenti) espliciti rimandi alla cultura pop, musicale e di genere, che fortunatamente fanno parte anche del tuo background. Hai stretto un po' le labbra dopo l'ennesimo sberleffo a certe categorie umane che dopotutto stanno sulle balle anche a te. Infine hai apprezzato col cuore e con la mente il finale drammatico e l'alleggerimento post-finale "Hic sunt zombies", variazione sul tema. Insomma, vento di innovazione su un archetipo ormai reso fiacco dall'usura. Non lo definiresti nemmeno horror, a essere onesti, per quanto i dettagli espliciti e "gore" ci siano in abbondanza. Romanzo di formazione?