“Siamo soli nell’universo?” è una domanda che lascia un senso di vertigine a chiunque. Amedeo Balbi, nato all’alba degli anni ’70, se la pone fin da quando era bambino. All’epoca erano tanti gli stimoli che potevano suscitare questo genere di curiosità in una mente giovane ed entusiasta: il ricordo recente della corsa allo spazio culminata con lo sbarco sulla Luna nel 1969, ma anche la serie Spazio 1999 del ’76, Guerre stellari del ’77, Goldrake del ’78… Oggi, a distanza di quarant’anni, Balbi è un astrofisico e, quando ammira il cielo stellato con stupore immutato, si pone sempre la medesima domanda. Che cosa potrebbe dire a quel ragazzino degli anni ’70 per non deluderlo? Non c’è ancora una risposta definitiva: sì o no. Però, la scienza ha fatto formidabili balzi in avanti e oggi abbiamo molti elementi nuovi per orientarci in quel luogo pieno di mistero e meraviglia che è l’universo. Questo libro è un volo emozionante, con qualche deviazione tra filosofia e storia della scienza, alla scoperta di queste ultime acquisizioni: fra le altre cose, Balbi ci dà un’idea realistica – e da far scoppiare la testa! – delle distanze siderali, ci spiega in quali particolari condizioni possa fiorire la vita (magari finora non l’abbiamo cercata al posto giusto!) e ci elettrizza facendoci seguire le sonde nello spazio e rivelandoci l’esistenza di un numero incommensurabile di pianeti extrasolari. È una rara combinazione di rigore scientifico, chiarezza divulgativa e passione, Dove sono tutti quanti?, una lettura che ci porta lontanissimo nel cosmo ma anche ci fa riflettere su noi stessi. Perché scoprire se siamo soli nell’universo è un tassello fondamentale per capire chi siamo.
20/08/2022 (****) Saggio molto interessante e di lettura molto piacevole. L'autore, con ottimo piglio, illustra il complesso insieme di questioni che si pongono fra noi - e le nostre conoscenze attuali - e la risposta alla grande domanda: esiste la vita nell'Universo? O come si pose la questione Fermi con una celebre battuta, che da il titolo al libro, dove sono tutti quanti?
La domanda è destinata a rimanere tale ancora per diverso tempo. Poi, forse, le nostre conoscenze tecnologiche raggiungeranno capacità tali da permetterci di dare una qualche risposta. Sempre che, seppur improbabile, qualche civiltà aliena intelligente non arrivi per prima da noi nel frattempo.
La lettura si apre con un omaggio dell'autore a Piero Angela, sua fonte di ispirazione da bambino. Io ho cominciato a leggere il libro esattamente il giorno della morte di quest'ultimo, apprendendo della notizia - incredibilmente - appena finita l'introduzione in cui veniva fatto questo omaggio. La cosa è di per sè del tutto casuale, ma mi permette di cogliere l'occasione per un saluto a una personalità di rara intelligenza e umanità, che ho a mia volta sempre apprezzato.
In questo libro Amedeo Balbi va oltre il proprio ruolo di astronomo, quello che in altri testi di divulgazione scientifica ci ha appassionato alle ambientazioni vere, o solo immaginate, dell'universo o degli universi possibili. Qui la faccenda diventa ancora più complicata perché ci si chiede se ci siano scenari dove sia possibile che si sviluppi la vita che, secondo l'autore è ...un fenomeno che segue una strada di auto-organizzazione della materia, guidata dalle leggi della fisica e della chimica, comune a altri fenomeni naturali, e che non ci sia un vero scalino tra la materia non vivente e i sistemi biologici, solo una gradazione crescente di complessità.
Il concetto citato vale la lettura del libro, che consiglio a quanti desiderano avere una versione realistica dei progetti che sono in corso per la ricerca della vita oltre il nostro pianeta. Il resoconto è ingentilito da note autobiografiche che ci accompagnano nelle scoperte scientifiche, sempre più mirate, e dal perfezionamento della tecnologia in campo astronomico. Non solo: infatti, tutte le scienze concorrono a capire meglio i meccanismi della natura in un contesto fortemente integrato.
Un bel libro, oserei dire con una visione olistica della scienza, lettura intrigante per i possibili risultati ai quali si potrà, forse, arrivare. Nel mentre, si continua a cercare.
Penso che il nostro Paese abbia un disperato bisogno di scienziati competenti che siano anche degli ottimi divulgatori: senza nulla togliere ai giornalisti scientifici (ce ne sono di bravissimi anche da noi, anche se la tradizione anglosassone è per ora un lontano obiettivo), la possibilità di ascoltare un ricercatore attivamente coinvolto nel progresso scientifico raccontare il suo lavoro, la sua esperienza e le sue idee in modo chiaro, circostanziato e attraente, è certamente il modo migliore per avvicinare il grande pubblico alle discipline scientifiche e alle più recenti scoperte. Carlo Rovelli è uno di questi ricercatori, come pure Amedeo Balbi, astrofisico in forza a Tor Vergata, impegnato in missioni di fondamentale importanza come Kepler e (attualmente) Euclid, dedicata a mappare la dark energy per valutarne il ruolo nell'espansione accelerata dell'universo.
Il saggio in questione prende le mosse, fino dal titolo, dal famoso "paradosso" di Fermi sull'assenza di contatti con civiltà aliene, la cui origine e formulazione vengono esposte in modo estremamente chiaro (cosa infrequente, perché di solito viene ridotto ad una sorta di battuta ironica estemporanea). Lo scopo è discutere due questioni legate, ma distinte: l'eventualità che esista la vita al di fuori del nostro pianeta; l'eventualità che esistano civiltà aliene intelligenti con le quali sia possibile comunicare. Balbi adotta uno stile molto chiaro, semplice e quasi sempre rigoroso: egli si rivolge evidentemente a un pubblico colto, ma molto ampio, evitando i tecnicismi, ma cercando di coprire ogni aspetto delle due questioni. Non si perita di affermare che le risposte non sono ancora complete e, anzi, in alcuni casi, completamente ignote, ma sottolinea che è molto importante formulare le domande giuste, anche se le rispettive risposte potrebbero essere difficili - o impossibili - da trovare.
Il punto di partenza è molto suggestivo: la curiosità che l'autore manifestava da bambino per il problema della vita aliena, cercando di ancorarsi ai punti di riferimenti tipici di una persona nata nei primi anni Settanta (dal cinema alle serie tv come Spazio 1999 e Star Trek). Avendo solo qualche anno meno di lui, ho potuto condividere molti di questi punti di riferimento, come la lettura dei libri divulgativi di Piero Angela (che è protagonista di un bellissimo e commovente incontro con l'autore raccontato nel prologo) e in ciò ho apprezzato particolarmente il libro. E' per rispondere alla domanda sollevata dal bambino Balbi, appassionato di scienza e fantascienza ("Siamo davvero soli nell'universo?"), che l'adulto Balbi, ormai affermato ricercatore e padre di famiglia, scrive questo libro, cercando di sottolineare alcuni elementi importanti, che non si possono trascurare se si vuole formulare una risposta sensata.
In primo luogo, il fatto che l'universo è davvero grande – e Balbi riesce a dare una misura della sua grandezza con esempi appropriati – e che la fisica impone limiti ben definiti a chi voglia percorrerlo in lungo e in largo. In secondo luogo, il fatto che la Terra e il Sistema solare occupino una posizione assolutamente marginale nell'universo, del tutto priva di significato e che, a sua volta, l'universo non sia in alcun modo "progettato" per ammettere la nostra presenza (Balbi discute in modo acuto il principio antropico, evitando le trappole filosofiche che esso nasconde).
La parte centrale è dedicata ai passi che hanno condotto alla formazione e alla costituzione dell'universo come lo conosciamo, del Sistema solare, della Terra e infine alla comparsa della vita sulla Terra. Segue una disamina di possibili obiettivi della ricerca della vita aliena: Marte e Venere in primis (le pagine dedicate al Pianeta Rosso sono tra le più affascinanti), poi i satelliti dei giganti gassosi. Adeguato spazio è dedicato alla ricerca dei pianeti extrasolari. Nell'ultimo capitolo Balbi affronta il secondo quesito (c'è vita aliena intelligente abbastanza vicina per comunicare con noi?) e prova a dare una risposta, situandosi tra le posizioni estreme di Monod e De Duve. Balbi fornisce anche la sua personale stima per la cosiddetta equazione di Drake, con considerazioni che mi sembramo estremamente condivisibili ma che suggeriscono un certo pessimismo (per esempio sulla resilienza della Terra o sulla limitatezza della finestra elettromagnetica per le comunicazioni "involontarie" con l'esterno).
Nella discussione entra un po' di filosofia, che Balbi sa maneggiare con destrezza: i rapporti di proporzionalità tra il microcosmo umano e il macrocosmo dell'universo; il calcolo delle probabilità di eventi di cui abbiamo un solo esempio; il problema della percezione della finalità del cosmo; la distinzione tra vivente e non vivente.
Come fonti Balbi usa di tutto, dagli articoli scientifici ai saggi divulgativi, dai documentari ai romanzi e ai film di fantascienza (citatissimi Arthur C. Clarke e il bellissimo Contact di Carl Sagan), dai telefilm ai fumetti. Alla fine per ogni capitolo c'è una pagina o due di bibliografia dettagliata, molto utile per approfondire specifici temi. Si sente tuttavia la mancanza di un indice analitico e, soprattutto, di immagini e grafici che avrebbero potuto arricchire le pur chiarissime parole di Balbi: comprendo la scelta editoriale di non voler appesantire il testo con equazioni e formule (almeno la cosiddetta equazione di Drake poteva essere inserita), ma qualche foto dei famosi stromatoliti o qualche tabella sui pianeti extrasolari non avrebbe stonato.
Questo saggio breve è un ottimo esempio di letteratura scientifica destinata a un pubblico non esperto. L’intento divulgativo è lo stesso di operazioni come la serie tv Cosmos - sia l’originale di Carl Sagan che la nuova versione con Neil deGrasse Tyson (quest’ultima reperibile su Netflix, di cui vi consiglio la visione per i suoi indubbi meriti).
Astrofisica e biologia sono raccontate in modo da entusiasmare il lettore, metterlo a confronto con le grandezze del nostro universo. I contenuti mi hanno ricordato quelli di un saggio di Isaac Asimov, Civiltà extraterrestri, aggiornati ai dati odierni.
È un libro particolarmente adatto a chi approccia per la prima volta la materia, e lo consiglierei anche a studenti e alunni delle scuole primarie e secondarie. Potrebbe essere un regalo adatto a una bambina o bambino con passioni scientifiche, perché è perfettamente leggibile anche da loro e non molto lungo. Se avete a che fare con questi bambini, un’altra buona idea è quella di guardare Cosmos insieme.
Forse la risposta alla domanda sollevata da Fermi "dove sono tutti quanti?" È "non ci sono, però ci siamo noi." Forse toccherà a noi, un giorno molto lontano, affrontare il silenzio di quegli spazi infiniti e raggiungere le stelle. Sarebbe spaventoso. Ma chi ha detto che guardare in faccia la realtà doveva essere facile?
Un libro dalle tante riflessioni e ricco di spunti. È da molto che seguo Amedeo Balbi su YouTube, e il suo modo di divulgare mi ha ispirato a leggere questo libro. Inoltre è appassionato di Star Trek come me, e i paragoni che utilizza sono sempre stimolanti.
Quando leggo un saggio, personalmente mi aspetto due cose:
1. Che l’autore non intervenga troppo mettendosi in mostra. 2. Che l’autore non tratti da demente il lettore.
Questo libro è riuscito a fare l’opposto di entrambe in un colpo solo.
I saggi, soprattutto quelli di argomento scientifico, sono opere tecniche ed essenzialmente argomentative. Il che significa che ci si aspetta una struttura dialettica tale da comprendere: una tesi di partenza, il tentativo da parte dell’autore di provarla ricercando in fonti autorevoli del materiale che possa sostenerla (o anche confutarla, chi l’ha detto che è necessario solo riportare argomenti a favore?) e l’analisi del materiale trovato.
Va da sé che non c’è spazio per aneddoti, o sfoghi autobiografici che spostano l’attenzione dall’argomento di partenza e la focalizzano sulla vita dell’autore. Parliamo di un saggio, dunque, un’opera che non è di carattere personale e che le persone di solito leggono per accrescere la loro conoscenza, ma non sulla vita dell’autore. Se avessi voluto leggere un’autobiografia, mi sarei letta un’autobiografia. Al di là del fatto che l’autore egoriferito dà fastidio anche nelle opere di narrativa, ma dal momento che la narrativa è un ambito pressoché libero, ognuno fa le proprie scelte stilistiche, se io compro un saggio di astronomia, mi aspetto che il fulcro dell’opera sia l’universo, le stelle, non il temino delle elementari dell’autore negli anni Settanta che francamente non ambivo a conoscere.
Dal momento che il libro non era nemmeno così corposo (composto da 145 pagine circa), il peso degli aneddoti autobiografici si sente di più e dà ancora più fastidio.
Oltretutto l’impostazione stile “autore che vuole fare l’amico con i suoi aneddoti” produce solo la fastidiosa sensazione che si voglia “semplificare apposta” i concetti espressi per un pubblico “non adeguatamente preparato”. Dato che poi si parla di una disciplina universalmente ritenuta complessa e “difficile”, il confine tra l’esporre le proprie considerazioni in maniera distesa e lineare e dare al lettore la sensazione di essere preso per idiota è labile.
L’autore di un saggio dovrebbe esporre la sua disciplina come se ne stesse discutendo con un collega altrettanto. Deve dunque dare per scontate alcune cose e spiegarne invece altre, quelle strettamente necessarie a comprendere la sua tesi.
Di solito chi si approccia ad un saggio, conosce i rudimenti della disciplina, o ha già letto altri titoli al riguardo, quindi dare per scontato che il pubblico sia ignorante non è carino, lasciarlo trapelare dal testo ancor meno.
Prima di questo saggio, avevo letto un saggio di Stephen Hawking e Roger Penrose (l’ultimo peraltro ha vinto il Nobel pochi mesi dopo la mia lettura), o meglio una raccolta di interventi ad una conferenza. Ovviamente, non ho compreso tutto quanto nello specifico, anche se mi sono orientata sufficientemente per comprendere la portata della tesi di Hawking e Penrose all’interno dell’astrofisica.
Preferisco di gran lunga rendermi conto da sola delle mie lacune ed eventualmente sanarle con altri titoli o con della manualistica di base, piuttosto che leggere tra le righe di un saggio: “Siccome sei un povero ignorante, faccio lo sforzo di spiegarti le cose come se le stessi spiegando ad un bambino di cinque anni facendo pure provinciali riferimenti a film di fantascienza così ci capiamo” … anche no, grazie!
Ad ogni modo, qualche spunto filosofico interessante e bioetico c’era e perfino qualche cenno al punto in cui sono gli studi della disciplina, anche se erano un po’ nascosti dall’autobiografia stile “nostalgico presente” (cit.), e qualcosa (poco) di nuovo ho comunque imparato.
"Un libro blu. Un libro blu di Piero Angela ha cambiato tutto per Amedeo Balbi, quando all'età di 9 anni iniziò a sfogliarlo e insieme ai tantissimi film, serie tv e documentari, l'hanno portato ad amare l'astronomia e la scienza. Portandolo ad essere un astrofisico. Questo saggio inizia con una prefazione dove Amedeo ci spiega il lungo processo che l'ha portato a diventare un astrofisico nella vita. Tutte le cose e gli eventi che hanno fatto si che si circondasse di stelle, pianeti ecc... Per poi passare a raccontare con un linguaggio semplice, la storia dell'universo e del nostro sistema solare. Ho "conosciuto" Amedeo tramite il suo canale youtube, apprezzando molti suoi video di divulgazione, ho voluto provare a leggere un qualcosa di suo. Leggendo questo saggio, così come vedendo i suoi video, mi sono resa conto che da bambino si è posto le stesse domande che mi sono posta anche io. "Siamo soli nell'universo o esistono altre specie?" "Com'è nato l'universo?" "Cosa ha spinto il big bang?" "Cosa c'è oltre l'universo?" ecc... una domanda dietro l'altra. Una catena infinita di domande che potrebbe far scoppiare il cervello. Ed è particolarmente affascinato da Saturno, come me. Ovviamente dal lato scientifico e astronomico non posso dire nulla io. È lui l'esperto, io sono solamente un'amante di astronomia, scienza ecc.. che legge e si informa per passione. Però ho notato nuovamente che non sono d'accordo con alcune affermazioni riguardanti gli alieni. Ed è anche questo il bello, avere opinioni differenti in merito a se sono già tra noi o no. Nonostante questo sia un testo di qualche anno fa, ci sono anneddoti che personalmente non conoscevo. Alcune curiosità su Marte per esempio o Titano, nuove per me. . Il punto cruciale che emerge alla fine di questo saggio, è che ci sia o meno forma di vita intelligente nel resto dell'universo. Che si creda o meno negli alieni, anche senza prove ancora tangibili, calcolando che non ci sono neanche prove nel negare che esistano forme di vita simili a noi umani. È che la Terra è unica. Non esisterà mai un pianeta uguale al 100% al nostro. Potrebbero esserci pianeti simili al 90% magari, ma non completamente uguale nelle caratteristiche che lo compongono e che permettono le diverse specie. Quindi, se anche l'uomo dovesse riuscire ad andare altrove, dovrebbe comunque imparare ad adattarsi. Quindi dovremmo prenderci per bene cura del nostro amato pianeta blu. . Questo è stata letteralmente non solo la prima lettura dei testi di Amedeo Balbi, ma il primo ascolto in audiolibro come titolo a me completamente sconosciuto. Nel senso, fin'ora ho solo ascoltato storie che per me erano riletture o un romanzo a me nuovo che ho alternato al cartaceo. Quindi sarà una recensione doppia, in un certo senso. Per quanto riguarda la narrazione, ammetto di averci messo un po’ ad abituarmi alla voce del narratore. Inizialmente non mi piaceva, ma con il sennò di poi in effetti è adatta a questo tipo di lettura. Mi ha ricordato la voce fuori campo di molti programmi di Focus. È una lettura o ascolto che consiglio a tutti gli appassionati di astronomia e scienza. Ogni scienzato ha il suo modo di spiegare e divulgare, Amedeo in questo testo si concentra molto sulla nascita della vita sulla Terra e su quei microrganismi che si sono trovati altrove e quali condizioni servirebbero per permettere la vita a noi altrove. . Voto: 4.75/5."
Il libro è esaustivo e molto facile da leggere, anche per i più profani. Peccato sia stato scritto qualche anno fa... credo che negli ultimi tre/quattro anni siano stati fatti progressi davvero notevoli.
Avrei dato anche la quinta stella, ma... spoiler... alla fine gli alieni non li ha trovati.
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Di fronte all'immensità dell'universo non possiamo fare altro che chiederci "Dove sono tutti quanti".
Amedeo Balbi, che ho avuto modo di apprezzare già in Cercatori di meraviglia. Storie di grandi scienziati curiosi del mondo, svolge perfettamente anche in questo libro il ruolo di divulgatore scientifico, un ruolo importantissimo per avvicinare a temi molto interessanti e importanti anche i lettori meno esperti. Nel testo avrete modo di intuire l'immensità dell'universo (o del nostro universo se si preferisce), e di fronte a questa immensità si viene portati a chiedersi se siamo soli, se tutto questo spazio che esiste da più di 13 miliardi di anni sia stato creato solo per noi. Balbi ci accompagna in questo viaggio parlando di come procede la ricerca di vita nel nostro sistema solare ed al di fuori di esso, e lo fa con uno sguardo da sognatore, coinvolto in prima persona in queste ricerche, ma disilluso: non si lascia prendere da frasi del tipo "è ovvio che esistano altre forme di vita altrimenti tutto questo spazio sarebbe sprecato per noi", ma rimane con i piedi per terra, espone ciò che la scienza ha scoperto fino ad ora ed i passi che intraprenderà nel prossimo futuro.
Molto interessante anche la sezione finale con i consigli di lettura, capitolo per capitolo.
Mi sento di consigliare assieme a questo libro anche I motori della vita. Come i microbi hanno reso la Terra abitabile, che vi parlerà dell'origine della vita sul nostro pianeta, di cosa sappiamo e cosa ancora non riusciamo a spiegare. Vi parlerà di come i microbi hanno plasmato il pianeta rendendolo adatto allo sviluppo della vita attuale. Questo libro non è affatto slegato dal tema del libro di Balbi, come potrebbe sembrare a prima vista, perché più comprendiamo i meccanismi tramite i quali si è sviluppata la vita sul nostro pianeta e più possiamo migliorare la ricerca di forme di vita su altri pianeti. Altro libro che vi consiglio di leggere, meno leggero ma affrontabile anche da non addetti ai lavori, è Il complesso di Copernico. Il nostro posto nell'universo, che parla dei principi copernicano e antropico relativi al ruolo degli uomini come osservatori dell'Universo: per il primo siamo osservatori privi di alcun privilegio, mentre per il secondo siamo osservatori privilegiati in una posizione di osservazione del tutto speciale. Il libro affronta molti temi interessanti e ve lo consiglio caldamente se volete approfondire questi temi.
In conclusione non posso fare altro che consigliare questo libro assieme all'altro lavoro di Balbi Cercatori di meraviglia. Storie di grandi scienziati curiosi del mondo, molto scorrevoli e privi di formule o discorsi complicati, anche a ragazzi giovani appassionati di scienza: il loro amore e interesse per gli argomenti affrontati non potrà che aumentare.
La domanda tocca uno dei più profondi misteri della scienza moderna: il paradosso di Fermi. Enrico Fermi, nel 1950, formulò questa inquietante contraddizione con una semplice osservazione: se l'universo è così vasto e antico, con miliardi di stelle e pianeti potenzialmente abitabili, "dove sono tutti quanti?"
Le dimensioni del cosmo sembrano rendere la vita pressoché inevitabile. La nostra galassia contiene circa 400 miliardi di stelle, molte delle quali ospitano pianeti nella "zona abitabile" dove l'acqua liquida può esistere. Eppure, dopo decenni di ricerche attraverso il progetto SETI e missioni spaziali sempre più sofisticate, non abbiamo ancora intercettato alcun segnale inequivocabile di intelligenza extraterrestre.
Le spiegazioni proposte sono molteplici e affascinanti. Forse la vita è più rara di quanto immaginiamo: l'emergere della vita complessa potrebbe richiedere una confluenza di fattori così precisi da essere estremamente improbabile. O forse le civiltà avanzate tendono inevitabilmente all'autodistruzione prima di poter comunicare attraverso le distanze cosmiche.
Un'altra ipotesi suggestiva è quella del "Grande Filtro": un ostacolo evolutivo così difficile da superare che pochissime specie riescono a oltrepassarlo. Potrebbe trovarsi nel nostro passato - e noi saremmo tra i rarissimi sopravvissuti - oppure nel nostro futuro, il che sarebbe decisamente più inquietante.
C'è anche la possibilità che le civiltà extraterrestri esistano ma siano così diverse da noi, o comunichino attraverso tecnologie a noi sconosciute, da rimanere invisibili ai nostri strumenti di rilevamento. Come osservava Arthur C. Clarke, una tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia.
La ricerca continua, con nuovi telescopi sempre più potenti e metodi di rilevamento sempre più raffinati. Forse la risposta alla domanda di Fermi è semplicemente che dobbiamo ancora imparare dove e come guardare. Il fisico Amedeo Balbi non mi ha dato la risposta, anche lui sta ancora imparando ...
Giusto un appunto che ritengo importante in merito ai contenuti del libro.
In base alla teoria della relatività speciale (verificata in innumerevoli modi), mantenendo una accelerazione pari a quella che sperimentiamo sulla Terra, potremmo raggiungere il sistema solare più vicino (quello di Alpha Centauri, distante circa 4.2 anni luce) in soli 3 anni e mezzo. Chi osservasse sulla Terra, misurerebbe invece un tempo di circa 6 anni.
Sempre nella stessa situazione, potremmo raggiungere un pianeta distante ben 98 anni luce in soli 9 anni! Chi osservasse il viaggio dalla Terra misurerebbe un tempo di viaggio pari a 100 anni, ma appunto, si tratta di chi NON intraprende il viaggio.
Quindi è proprio sbagliato pensare (come si potrebbe intuire in maniera naive dalle affermazioni del libro di Amedeo Balbi) che per raggiungere un pianeta distante X anni luce siano necessari più di X anni (dato il vincolo della velocità della luce)... questo tempo è quello misurato da chi NON intraprende il viaggio...
Penso sia molto importante capire questo concetto che �� molto affascinante ed al cuore della Teoria. Tutto ciò non per dire che possiamo farlo, perché sarebbe necessaria una tecnologia che *non abbiamo.* Ma al meglio delle nostre conoscenze, è un problema tecnologico, non teorico...
Libro interessante, che si legge molto facilmente. È una lettura adatta soprattutto a chi si approccia all’argomento per la prima volta.
Balbi offre spiegazioni non troppo complesse sulla nascita del sistema solare, sulla formazione di altri sistemi solari e sulle condizioni che hanno reso possibile la formazione della vita sulla terra. Nell’ultima parte del libro Balbi esamina quali possono essere altri pianeti in cui ci siano condizioni simili e che quindi possono aver favorito lo sviluppo della vita, e in che modo si potrebbe entrare in contatto con eventuali civiltà intelligenti (spoiler - i modi non sono molti :-) è un libro abbastanza pessimista da questo punto di vista).
Do tre stelle perché, per quanto l’abbia trovata una lettura molto piacevole, speravo di imparare qualcosa di più - sono una passionata dell’argomento e quindi molti fatti trattati nel libro li conoscevo già.
Per chi cercasse una lettura simile, ma più completa e dettagliata consiglio civilizzazioni extraterrestri di Isaac Asimov - vecchiotto (alcuni dati non sono più attuali) ma incredibilmente appassionante.
Letto con colpevole ritardo. Mai mantenere un libro di astronomia o astrofisica più di 3 mesi sulla mensola della libreria. Ad ogni modo un buon libro, molto divulgativo e di semplice lettura. Un libro quasi per tutti. Mi aspettavo qualcosina in più, probabilmente avevo aspettative maggiori. C'è da dire che avendo letto il libro con qualche anno di ritardo, alcune cose sono mutate nel frattempo( non tantissimo ma qualcosa si), tuttavia è un libro ancora godibile ed interessante ottimo soprattutto per chi si sta avvicinando alla materia.
Un libro molto interessante, scritto bene, che tratta di argomenti curiosi e in maniera semplice e chiara. Certo è solo un inizio, si potrebbe continuare all'infinito raccontando i prodigi che ha compiuto la scienza fino ad oggi e descrivendo quello che ancora non siamo in grado di fare come esseri umani. Ma è stata una lettura molto piacevole e interessante. Cinque stelle meritate!
Libro di divulgazione scientifica scritto da un astrofisico con linguaggio semplice, ma comunque estremamente preciso. Interessanti gli interrogativi che si pone, e che, pur rimanendo ovviamente irrisolti, sono il pretesto per fornire interessanti spiegazioni tra filosofia e astronomia.
Ben scritto, comprensibilissimo anche da un pubblico molto giovane, ha il solo difetto di essere ‘di parte’ nel senso da lasciare al lettore (a me almeno ha fatto questo effetto) la convinzione che la vita extraterrestre esista, è certo, è solo una questione di tempo. Non è imparziale, come si converrebbe ad una trattazione scientifica. Ma è tale la voglia, il desiderio dell’autore di non ‘essere soli’ che non riesce ad essere de tutto imparziale, come uno scienziato dovrebbe essere.
La discussione scientifica é interessante, come sempre con le divulgazioni di Amedeo Balbi, ma a metà lettura mi é venuta questa voglia di finire il libro più che di conoscere il contenuto della seconda metà. I video di Amedeo lì divorò, il libro un po' meno
Libro che spiega in maniera eccellente un argomento complesso come la ricerca della vita altrove. Consiglio in particolare l ultimo capitolo, con le speculazioni più interessanti sull'esistenza di vita intelligente su altri pianeti.
Il libro che mi ha avvicinato alla scienza. L’autore scrive in maniera sublime. Scorrevole e leggero ti fornisce tutte le conoscenze su come la scienza pensa che la vita si sia diffusa in passato e quali tracce cercare per scoprire la vita stessa altrove nello spazio. Super consigliato