L'apice della poesia del Marino si trova nelle sue liriche, dove riesce a mettere a frutto il suo estro e i suoi guizzi lessicali, senza appesantire eccessivamente di fronzoli.
È considerato il massimo rappresentante della poesia barocca in Italia, identificata, dal suo nome, anche come marinismo. La sua influenza su letterati italiani e stranieri del Seicento fu immensa. Egli era infatti il rappresentante di un movimento che si stava affermando in tutta Europa, come il preziosismo in Francia, l'eufuismo in Inghilterra (dal romanzo di John Lyly Euphues), il culteranismo in Spagna.
Gli Amori comprendono le liriche della sezione amorosa delle Rime (1606) ampliate da una terza parte con la pubblicazione della Lira (1614). Le poesie, organizzate anche per micro sequenze tematiche, trattano l’argomento erotico, l’invocatio ad somnium, il tema del gioco e le questioni metapoetiche e letterarie con la tecnica della “lettura col rampino” tipica dell’autore: sono ricchi i riferimenti al Tasso e i prelievi dal Rvf di Petrarca. Lettura consigliata e abbastanza agevole per chi vuole approfondire la lirica barocca.