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Angeli

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Romanzo singolare, Angeli muove da un'ambientazione storica – la Torino borghese della fine del 1938 – nella quale a mano a mano si assiste alla comparsa e all'intensificarsi di premonizioni misteriose di quell'Apocalisse che di lì a poco si rovescerà sull'Europa. Le premonizioni vengono avvertite solo da taluni – i ricoverati del manicomio torinese in primo luogo e pochi, sofferenti 'eletti' ai limiti della visione. Poi, in un crescendo irresistibile di pathos e mistero, nel romanzo si fa strada il fantastico: un libro scomparso che racchiude la chiave dell'enigma, la presenza sulla Terar di angeli invidiosi e dolenti descritti nel Libro di Enoch, ma anche dei Giusti, nascosti tra i personaggi principali: un giovane psichiatra, una donna tormentata e visionaria, un gesuita antropologo, un maggiore delle SS...
Questo scrittore, che è anche psicoanalista, e che ho avuto occasione di avere al mio fianco nella ideazione del mio film su Sabina Spielrein, ha un'autentica vocazione al fantastico e all'immaginario. Non è un caso che la citazione che apre l'ultimo capitolo sia tratta da un film come Blade Runner, e difatti tutto il romanzo è cinematografico: dalla scrittura essenziale ed efficace al movimento incalzante verso lo scioglimento, costruito con il montaggio sapiente di storie apparentemente staccate che si intersecano e si interrompono a vicenda per completarsi infine in un unico affresco.
(dalla quarta di copertina di Roberto Faenza)

297 pages, Hardcover

First published January 1, 2002

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Alessandro Defilippi

17 books4 followers

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Profile Image for Jacques le fataliste et son maître.
372 reviews57 followers
November 14, 2010
Romanzo ambizioso, direi, che prende le mosse da un intrigo di “recente classicità”: la lotta che si infiamma attorno a un antico testo sacro contenente rivelazioni terribili – cercato, nel caso in oggetto, sia dalla Chiesa di Roma sia dai nazisti.
Molti personaggi, alcuni dei quali decisamente complessi (malati di mente, un sacerdote che ha perso la fede, un ufficiale delle SS tormentato dai dubbi), un’ambientazione storica impegnativa (l’Italia fascista alla vigilia della guerra), una trama intricata (segnata da una lunga, bella, ma debordante digressione coloniale africana), temi cosmici (l’essenza del male, il problema di Dio), elementi fantastici (la presenza, fra gli esseri umani, degli angeli) ecc.
Non mi pare che Defilippi gestisca nel modo migliore tutti questi elementi: talvolta l’azione si fa confusa, i dialoghi sono ora anodini ora enfatici, i personaggi positivi tendono ad appiattirsi in immaginette sacre, gli angeli appaiono genericamente maestosi e alieni…
Tutto negativo? Direi di no: la tematica religiosa è interessante e opportunamente tragica (con un appello finale incondizionato all’umano, senza speranze residue) e il rischio di cadere nella storia strasentita dell’intrigo ecclesiale per occultare verità “pericolose” viene evitato – gli si preferisce infatti una riflessione sulla condizione umana.
Bella, molto bella la narrazione dell’avventura africana di padre Ferraris: forse proprio la linearità di questa sezione della storia (un viaggio, una quest in una terra ostile) e la sua focalizzazione sui legami precari fra gli esseri umani le conferiscono una grande forza – e ne fanno una preziosa anticipazione del successivo romanzo di Defilippi, Le perdute tracce degli dei: http://www.anobii.com/books/012782d67...

Aggiungo il link alla trascrizione di un dibattito al quale ha partecipato l’autore: http://www.arpnet.it/cs/speciali/defi...

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