(Premessa: trovato su una bancarella sperduta con una copertina, sempre Adelphi, molto più bella di quest'ultima, un manifesto sovietico conservato nel museo di Zurigo).
Considerazione iniziale: scorre come un filo d'olio (industriale). Bene dirlo perché Morselli, poco conosciuto ma ampiamente pubblicato, ha nella sua scrittura un certo ingrippo, restando in tema di macchinari, che lo fa procedere a singhiozzi, come tante isole tropicali scarsamente collegate, o durante la stagione dei tifoni.
"Il comunista" è un treno, nel quale il protagonista, un giunco in balia del vento dei tempi della Riappacificazione prima e della Destalinizzazione poi, fa i conti con la dottrina che ha faticosamente introiettato, e con la sua vita stessa.
Walter Ferranini si stupisce lui per primo di essere vivo, e deputato della Repubblica nel Partito, proprio lui, il Partito, guidato da Lui, proprio lui, il professore Olinto. Così, come un morto che ha avuto licenza, dopo una giovinezza dedita alla fatica e che lo ha portato in Spagna a combattere, in Russia a imparare, negli Stati Uniti a sposarsi, continua, in maturità, a tenersi libero dal fardello psicologico e si dedica anima e corpo al suo sogno cooperativistico (è un emiliano, meglio: reggiano) e a una esaustiva legge anti-infortunistica. Legato come il suo idolatrato capo a una relazione più o meno extraconiugale con la Nuccia, continua a macerarsi nel suo peccato originale, che a qualcosa gli serve, come potremo leggere in uno dei passaggi più struggenti del romanzo, il processo al povero compagno Mazzola di Rivoli (o Collegno, non ricordo).
Nel quadro di una Italia povera e dignitosa, memore della fatica agricola che si è traslata pari pari nel lavoro industriale, Ferranini ha il cuore debole, la fibra forte, un sonno che è morte, un appetito ancestrale. Sono le sue sicurezze, che nemmeno i più grandi scienziati, né della politica né della biologia, riescono ad intaccare, e nemmeno la già strutturata ala intellettuale capeggiata da Moravia (che interpreta se stesso) e che lo invita a scrivere un pezzo sull'"essere marxisti" per la sua rivista "Nuovi Argomenti"; un pezzo magistrale sull'ineluttabilità del lavoro come espiazione da pagare a una Natura che poco ci tollera, e che sarà la sua rovina.
"Parabole strette, ascensioni erte, iniziative e speranze e poi inevitabile, la caduta".