Constantine P. Cavafy (also known as Konstantin or Konstantinos Petrou Kavafis, or Kavaphes; Greek Κ.Π. Καβάφης) was a major Greek poet who worked as a journalist and civil servant. His consciously individual style earned him a place among the most important figures not only in Greek poetry, but in Western poetry as well. He has been called a skeptic and a neo-pagan. In his poetry he examines critically some aspects of Christianity, patriotism, and homosexuality, though he was not always comfortable with his role as a nonconformist. He published 154 poems; dozens more remained incomplete or in sketch form. His most important poetry was written after his fortieth birthday.
L'edizione da me letta è un'edizione posteriore, avente ben settantacinque poesie ed affiancata dai meravigliosi e brevi saggi critici di Dalmati e Risi. La poesia di Kavafis è una poesia definibile greca, nella sua pienezza, come sostiene Dalmati. È una poesia profondamente asciutta, spoglia, essenziale, priva di qualsiasi ornamento retorico (se si eccettuano a tratti le rime e qualche anafora sparsa) eppure tremendamente elegante. Tema della poesia di Kavafis è essenzialmente la storia, ed in particolare il periodo ellenistico, con qualche frammento di storia romana e bizantina. Ma la storia cantata da Kavafis non è la canonica storiografia fattualistica, bensì è una storiografia profondamente antropocentrica, e ancora di più psicologizzante: l'obiettivo del poeta di Alessandria è quello di riuscire a scorgere sentimenti, emozioni e soprattutto dubbi e contrasti di personaggi storici, perlopiù realmente esistiti e perlopiù tratti dall'opera di Polibio. A ciò si lega inoltre la vena moralistica del poeta, e quello che è il tema forse secondario della sua opera, ossia la rievocazione di un torbido passato autobiografico segnato da una rovinosa e piena lascivia, dissanguatesi nel tempo e rivissute adesso in anzianità. La poesia di Kavafis è in effetti poesia da erudito, poesia coltissima, è poesia priva di spunti paesaggistici o naturali, ma si origina e si crea dalle spropositate letture del suo autore. Non è un caso che le migliori poesie vengano scritte tra i 40 ed i 70 anni. Nonostante ciò, le poesie che maggiormente ho apprezzato sono quelle in cui il pretesto storico è totalmente assente, o quelle in cui riesce a legarsi a quella che è secondo me la migliore qualità di Kavafis, ossia nello spazio di qualche rigo centrare perfettamente caratteristiche della condizione esistenziale umana, scorte a partire dal suo inguaribile pessimismo e che si traducono o in poesia drammatica o in poesia velenosamente ironica. Le poesie storiche a volte risultano troppo astratte, troppo confinate in quel muro di pagine in cui esse nascono. Tuttavia è un autore che mi ha entusiasmato e non poco.
“Alle mummie della storia, il poeta dona il suo sangue”
I poemi sono meravigliosi e la traduzione rende quanto possibile, ma in particolare ho apprezzato i saggi affiancati ai poemi e descriventi il contesto storico e linguistico di Kavafy. Davvero raccomandato
Kavafis è uno storico che fa poesia (o, meglio, un poeta che scrive di storia), un ibrido unico che porta a risultati letterari di grande livello: nel mondo classico greco-romano, ma anche i tempi raffinati e disperati di Bisanzio e quelli frammentari e nostalgici del mondo ellenista viene instillata una forza vitale, umanissima e potentissima. I versi di Kavafis rendono vivi, reali e contemporanei gli eventi, i sentimenti, le vite dei miti classici e delle figure storiche da cui noi tutti discendiamo. Non solo la celeberrima "Aspettando i barbari" ma molte altre poesie rimangono giustamente nel ricordo. Non sono grande esperto di poesia, né molto capace di una lettura attenta dei versi, ma il tema storico mi ha molto interessato e affascinato. Consiglio una edizione in cui sono presenti note al testo che aiutano la comprensione del contesto storico di ogni poesia.