Grandi viaggi in Vespa, buona musica e un amore che dura dai tempi dell'università. È questo che unisce Giulia e Mario. Lei, di famiglia altoborghese, intelligente, affettuosa e sempre pronta a soprassedere alle continue indecisioni di lui. Lui, eterno fanciullo che sogna di lavorare per tutta la vita alla radio, rimandando le decisioni importanti e rispondendo a ogni domanda "non so". A scompaginare un equilibrio tutto sommato tranquillo arriva inatteso un figlio, Leonardo, che rivoluzionerà in modo irreversibile il loro modo di stare insieme e affrontare la vita. Un romanzo ironico che racconta nevrosi e risorse di un'intera generazione, negli anni che separano la giovinezza dall'età adulta.
Scrittore e psicologo italiano. Nel 2003 il suo primo romanzo, Io no, è diventato un film omonimo, diretto da Simona Izzo e Ricky Tognazzi.
Nel 2005 è stato finalista del Premio Bancarella, vinto poi da Gianrico Carofiglio e nel 2009 ha vinto il premio Selezione Bancarella con il libro 7 Uomini d'oro.
Romanzo scritto in forma biografica: un uomo di Genova racconta la sua storia, con brio e umorismo, dalla nascita e infanzia vissuta in un quartiere degradato, alla progressiva borghesizzazione, al lavoro in una radio locale, fino al matrimonio con una ricca ragazza di buona famiglia e alla nascita di un figlio.
Storia scritta benino, in un buon italiano e con una discreta capacità di trasferire sensazioni e sentimenti sul lettore. Ci sono però alcuni vuoti narrativi: la ragazza che poi sarebbe diventata sua moglie resta sullo sfondo per buona parte della narrazione - di lei sappiamo che, nonostante la nascita in un milieu alto-borghese, è una persona semplice e buona, tanto da scegliere di fare la psicologa in una struttura pubblica - viene alla ribalta nel momento in cui, da poco diventata mamma, rovescia sul neo-padre la consueta accusa di non vivere fino in fondo con convinzione il proprio ruolo di padre, di farlo più per costrizione che per scelta, eccetera (va anche bene che si limita alle parole… in un altro libro, L’ubicazione del bene di Giorgio Falco, per gli stessi motivi la madre-moglie buttava il padre-marito fuori di casa costringendolo ad andare a vivere in un camper). Anche la famiglia alto-borghese viene descritta in base a stereotipi per certi versi un po’ orecchiati, e la figura del fratello di lei, aggressivo ed esplicito, è decisamente eccessiva (per esperienza personale posso dire che i super-ricchi sono talmente consapevoli della propria posizione e forza economica che non hanno mai bisogno di fartela pesare, di alzare la voce o di dire cose tipo “io sono io e tu non sei un cazzo”, tanto lo sanno già benissimo).
Come ha scritto qualcuno, la seconda parte del libro è probabile che trovi la migliore accoglienza nel pubblico femminile. Infatti l’ometto trova la metamorfosi che generalmente le donne auspicano: in seguito a un grave incidente che mette la moglie fuori combattimento per un certo periodo, e lo costringe a tutta una serie di riflessioni, ecco che lui si trasforma in padre amorevole, marito attento, e, dopo essersi impiegato nella banca del suocero e essere stato a un passo di diventare dirigente di una nuova filiale in Giappone, torna a lavorare alla radio, ma da socio, con ottime possibilità retributive, conciliando così successo sociale, economico e personale.
Per quanto… Durante la permanenza a Tokio, il protagonista conosce Naoko, una ventenne giapponese molto colta, molto saggia e sensibile, descritta in maniera magistrale tanto come aspetto quanto per il suo mondo interiore, con cui sta anche per andarci a letto. Salvo che tutto finisce malamente nel momento in cui a lui torna alla mente la moglie con tutto il suo peso emotivo (e c’è mancato poco che, per la sgradevolissima sorpresa, quando già ti immagini musica di violini e fluire di liquidi, io scagliassi il libro contro un muro). Insomma il classico “mi dispiace devo andare, il mio posto è là”. Salvo che poco dopo lui viene a sapere del gravissimo incidente della moglie (tentato omicidio da parte di un paziente) e quindi tutta la narrazione prende ben altra piega, come abbiamo detto (e poi si scopre che questa Naoko è un personaggio quasi magico, con strani poteri da sensitiva).
Storia, come dicevo, scritta in maniera più che accettabile, con dichiarati tributi a Murakami (a me ha fatto anche pensare all’Hornby di Alta fedeltà, infatti ci sono un sacco di citazioni musicali) ma anche, mi pare, con un attento occhio alle esigenze di fare cassetta. Il target mi pare quello “young adults”, soprattutto di sesso femminile.
Che tenerezza infinita questo libro! Di Licalzi avevo già letto Il privilegio di essere un guru e all'inizio mi sono trovata un po' spaesata. Divertente, ok, ben scritto, ma mi mancava qualcosa. Poi ho capito che era proprio un'altra cosa, questo libro, che non voleva essere smaccatamente comico, che nonostante i sorrisi e qualche breve risata, la storia era comunque a un altro livello, a volte persino poetica e commovente, soprattutto verso la fine. Mi sono ritrovata molto in questi personaggi, sono cresciuta e mi sono emozionata insieme a loro e...non dico niente del finale, ma ho chiuso il libro con un sorriso sulle labbra. Bello :)
La vita quotidiana di una giovane coppia viene "sconvolta" dall'arrivo di un figlio. Non ancora pronto ad affrontare questa esperienza, il giovane padre prende in qualche modo le distanze e lascia le responsabilità alla moglie. L'autore racconta i problemi e gli imprevisti della vita quotidiana di due genitori in modo ironico e divertente e giunge alla conclusione che è inutile cercare lontano quello che si vuole davvero. Basta guardarsi un po' attorno! Un bel libro, ma non proprio all'altezza di "Io no".
Una scrittura scorrevole e una storia più reale di quanto ci si aspetti. Mario e Giulia sono i personaggi in cui ognuno di noi si rispecchia almeno una volta nella vita, adulti ma non troppo, responsabili fino a prova contraria. Cosa succede dentro di noi quando passiamo dall'essere ragazzi al sentirci diventati grandi? Quanto siamo pronti al cambiamento? Queste pagine servono a Mario per capirlo e per trovare la sua vera strada. Non la trama più originale del mondo, ma senza dubbio pagine cariche di spunti di riflessione.
Scrittura veloce incalzante ironica agile. Bella voce. Personaggi caricaturali e simpatici. A volte facilone. Terza parte più goffa, un po’ tirata, troppo melensa, a volte banale.
“Quando Giulia mi ha chiesto se ero contento di avere un figlio le ho detto che avevo bisogno di tempo per realizzare, lei pensava che mi bastasse il tempo di mettere dei piatti dentro a una lavastoviglie, ma i miei ritmi sono piuttosto lenti, così, dopo averci pensato un po', le ho risposto non so. Sono passati quasi due anni da allora e ora posso dire di aver realizzato: sono contento, decisamente, immensamente, esageratamente contento. Eppure se mi telefonassero in questo preciso momento e mi facessero questa stessa domanda, risponderei ancora non so, ma solo perché non glielo voglio dire a quelli del sondaggio che sono contento. Se ci mettessimo tutti d'accordo e ai sondaggi rispondessimo sempre non so avremmo fatto la più grande rivoluzione culturale del secolo. Basterebbe questo per creare scompensi inimmaginabili alla cosiddetta società capitalistica avanzata. Io non so fino a che punto la cosiddetta società capitalistica avanzata sia un buon modo per vivere, ma chi pensa che non lo sia, da ora in avanti, se gli chiedono se è contento, o qualsiasi altra cosa, faccia come me, risponda non so.”
Che meraviglia. Faccio fatica a ricordare da quanto tempo un libro non mi prendeva così. Finalmente una storia vera, intensa; finalmente una scrittura allegra, senza fronzoli, semplice ma appassionante.
Mario e Giulia si conoscono dai tempi dell'università. Lui lavora in radio, è vivace, sconclusionato, il classico esempio di eterno Peter Pan, uno che ai sondaggi risponde “Non so”, perché effettivamente non sa, non è convinto, non gli va di far sapere agli altri cosa pensa. Lei è bella, intelligente, di famiglia alto borghese, seria nello studio e sul lavoro, libera e spensierata quando sta con Mario.