L’ispettore Gaudino Liberovici è un Clouseau amplificato: disadattato e burbero, patito di enigmistica, predilige gli arcani in forma di rebus e cruciverba ai casi trucidi che gli passa la questura. Schiva i sopralluoghi troppo sanguinosi perché debole di stomaco, e se proprio non può farne a meno vomita con discrezione nel berretto dell’assistente Caposito. Odia l’assedio delle reporter TV che puntano i microfoni come baionette, al punto che per metterle in fuga apre il trench come un maniaco mostrando le pudenda. Per risolvere i casi segue percorsi sbilenchi, fidandosi di un fiuto inesistente e di un mestiere presunto, al punto che quelli rimangono per lo più insoluti o preferiscono risolversi da soli. Le storie, parodistiche e bislacche, sono un pretesto per giocare con le parole e le situazioni, per scardinare i luoghi comuni dell’immaginario investigativo, per decostruire dialoghi cascando su inciampi semantici, su scarti lessicali. Si ride parecchio, però di un riso arguto, letterario, straniante. Sono racconti avulsi dalla morale, dal significato, dal pathos, ma piuttosto saturi di non-sense, proprio come un rebus della Pagina della Sfinge, o come la vita tout court.
Gero Mannella is born in the shadow of the Royal Palace of Caserta in the radiant ‘60ies. In the ‘70ies he moves to the sun and begins to play with the words. In the ‘90ies he’s finalist at the Italo Calvino Award. During the award ceremony he sits behind the great philosopher Norberto Bobbio, is impressed by his huge earlobes and tries to measure them with a pen. Unfortunately the pen is lost falling into the philosopher's ear, and he is expelled from the final. The trauma causes him an epithelial dyslexia, from which his novels arise.