À Belfast en 1977, Antoine (surnommé ensuite Tony), luthier à Paris, violoniste et passionné de musique traditionnelle irlandaise, fait la connaissance de Tyrone, vétéran de l'IRA, l'Armée républicaine irlandaise.
"Il trahissait depuis près de vingt ans. L'Irlande qu'il aimait tant, sa lutte, ses parents, ses enfants, ses camarades, ses amis, moi. Il nous avait trahis. Chaque matin. Chaque soir..."
L’immagine sulla copertina: Christine Spengler: Belfast, Northern Ireland, 1972.
Una storia divisa in due. Nel senso che Chalandon la racconta in due tempi diversi, due diversi romanzi: questo, pubblicato nel 2008, che privilegia il punto di vista del tradito; e Chiederò perdono ai sogni, apparso tre anni dopo, dove invece al centro dell’obiettivo è il traditore. Doppia operazione, doppia narrazione in quanto la vicenda è parte della storia personale di Chalandon, a lungo impegnato come corrispondente del quotidiano Libération dall’Irlanda del Nord negli anni che vengono raccontati, sia qui che là.
Christine Spengler: Bogside, Derry, Northern Ireland, 1976. La fotografa francese (1945) è nota per i suoi scatti dai fronti di guerra di tutto il mondo.
Sono gli anni dei Troubles: della guerra tra la minoranza composta da repubblicani, cattolici, IRA da una parte e la maggioranza composta da unionisti, orangisti, lealisti, protestanti protetti dalla polizia irlandesee ancor di più dall’esercito invasore e occupante (quello inglese). Una minoranza che chiedeva gli stessi diritti della maggioranza, niente di speciale, nulla di diverso. Gli inglesi li hanno sminuiti chiamandoli “troubles”, senza mai a parole volergli far assumere il rango di guerra: ma tale è stata, lunga, sanguinosa, violenta, a un’ora di aereo da Parigi, senza che noi europei ce ne rendessimo davvero conto. Uno scontro protrattosi nel cuore dell’Europa per una trentina d’anni, con qualche migliaio di morti, per risolvere un anacronismo storico, un paese che invade e occupa un paese che non è il suo. Ora non si spara più. Ma il filo spinato e i muri sono rimasti.
E nonostante il giornalista Sorj Chalandon in queste, e nelle altre pagine, diventi il liutaio francese Anthony, soprannominato Tony dagli amici irlandesi, quanto la storia sia personale, e bruciante, lo si percepisce chiaramente. Sono due romanzi che elaborano un lutto. Una delle colonne dell’IRA, uno dei loro leader, figura carismatica riconosciuta e ammirata, di stanza a Belfast, nel 2006 nel corso di una conferenza stampa annuncia di aver tradito la sua parte, l’IRA, gli amici, per ben venticinque anni, fornendo dietro compenso informazioni agli inglesi. E quest’uomo, marito e padre di un adolescente detenuto in prigione, era amico del liutaio, era amico dello scrittore. Chalandon usa queste parole per definirlo: Era un amico, spiritoso, intelligente, ben educato, attento. Ero legato alla sua famiglia e lui alla mia. Era coraggioso, esemplare, un buon padre, un buon marito. Fa parte di quella manciata di uomini e donne che mi hanno colpito per la loro gentilezza.
Christine Spengler: Derry, Northern Ireland, circa 1970.
Qui a parlare e raccontare è il tradito, la “vittima”. Ma evidentemente per Chalandon non è bastato, ha avuto bisogno di affrontare le due facce della medaglia, tradito e traditore. Come se il primo volesse condividere il percorso del secondo. Ma non tanto per capirlo, o per perdonarlo: quanto per non giudicarlo. E, nonostante il gioco di specchi tra invenzione narrativa e vita reale, tra Sorj Chalandon e il liutaio Antoine, nonostante Denis Donaldson, il nome del vero traditore, e Tyrone Meehan come invece viene ribattezzato nel romanzo, dove diventa più anziano di un paio di decenni, nonostante l’IRA e la sua sacrosanta battaglia, queste pagine sono e rimangono un romanzo, indossano la maschera del romanzo, prendono la giusta distanza. Un romanzo bello, avvincente, emozionante, toccante.
Christine Spengler: Northern Ireland, 1972.
Christine Spengler: Funerale a Derry, Northern Ireland, 1987.
J'avais lu et aimé "Retour à Killybegs". J'ai donc attaqué avec plaisir "Mon traître" dont je savais qu'il était une sorte de palimpseste de "Retour ..." Dans ces deux livres fortement autobiographiques, le journaliste Sorj Chalandon évoque l'IRA nord-irlandaise dont il est devenu l'un des compagnons de route. L'un de ses leaders historiques, auquel Sorj Chalandon s'était lié d'une amitié quasi-filiale, s'est révélé avoir été pendant près d'un quart de siècle à la solde du Renseignement britannique. Dans "Mon traître", l'écrivain raconte cette histoire de son point de vue : sa découverte de l'Irlande du Nord, la chaude hospitalité des Irlandais, la fraternité dans la lutte jusqu'à la révélation de la traîtrise et les questions qu'elle suscite Dans "Retour à Killybegs", la perspective est renversée et c'est du point de vue du "traître" que l'histoire est racontée.
Ces deux livres - qu'on peut indifféremment lire l'un après l'autre - évoquent avec passion l'Irlande du Nord et le combat qui y fut mené par l'IRA. La dignité de ces hommes et de ces enfants, unis face à l'oppression britannique, forcent le respect. Elle culmine avec l'évocation de la grève de la faim des prisonniers de Long Kesh et la longue agonie de Bobby Sands. Au-delà du cas nord-irlandais, ces deux livres ont une portée plus large en questionnant des valeurs aussi fondamentales que la loyauté, l'engagement, l'amitié. Ce n'est pas rien ...
“Come sarebbe stato lo sguardo di Tyrone Meehan? Si perde lucore dopo aver tradito? Gli occhi sono più scuri? Diversi? Sono ricoperti da un velo? Un crespo di seta smorta? Si riconosce un traditore dallo sguardo?”
Lo sappiamo fin dall’inizio: il leader indiscusso della guerra per l’indipendenza dell’Irlanda del nord ha tradito la causa, la famiglia, gli amici. Tyrone Meehan (alias Denis Donaldson nella realtà storica) si è venduto ai servizi segreti britannici. Perché lo abbia fatto non è dato sapere qui, in questo romanzo/documento dove il narratore veste i panni di un giovane liutaio francese innamorato della musica e della causa irlandese.
Antoine/Tony ripercorre le tappe di questa sua passione: il primo viaggio nell’Irlanda del nord, l’immersione nello spirito del pub e della Guinness, l’amicizia con Jim e Cathy, patrioti e combattenti dai quali viene regolarmente ospitato, la conoscenza della lotta e dei suoi simboli e infine l’incontro con Tyrone, già considerato una specie di eroe nazionale.
Sono gli anni Settanta e Belfast è funestata dal settarismo religioso e dalla repressione del movimento indipendentista cattolico. L’IRA si è organizzata per resistere e continuare la guerriglia a oltranza contro lealisti irlandesi e Corona inglese, fino al raggiungimento del risultato. La tregua arriverà solo alla fine degli anni Novanta. E bisogna ripassare un po’ la complessa storia dell’epoca per entrare più a fondo nello spirito del racconto che Chalandon, attraverso il suo alter ego Antoine, va qui dispiegando.
Qualche anno dopo “Il mio traditore” Chalandon pubblicherà “Chiederò perdono ai sogni”, dove la medesima storia verrà raccontata in prima persona dal traditore stesso. Probabilmente il secondo romanzo è letterariamente più maturo e psicologicamente più interessante di questo, dove la scrittura sembra non decollare mai, ma conserva fino all’ultimo la sua tonalità opaca e monocorde con un ritmo prettamente percussivo e cinematografico. Avvincente ma non appassionante.
Il cruccio del protagonista riguarda essenzialmente i sentimenti: l’amicizia tra lui e Tyrone viene del tutto falsificata dalla scoperta del tradimento? La doppia domanda: perché hai tradito il tuo ideale e la tua gente? e il tuo affetto per me era anch’esso una finzione? viene reiterata e riformulata, diventando l’assillo principale di Antoine… E tuttavia, almeno in questo libro, è una domanda che rimane sostanzialmente sospesa e senza risposta. (Probabilmente è nel secondo romanzo che bisognerà cercarla).
Opět fantastické, pokud Návrat do Killybegs byl surový pragmatismus, tak toto je krásná naivita a zápal. Stejný příběh, stejné postavy a naprosto jiná kniha. Ale naštěstí stejně tak perfektní jako Návrat. Je suis Tony
This was a reread for me, and to be honest while I appreciated it, I didn't think it was as strong as its follow up, 'Return to Killybegs', which focused on the life of the traitor of this title, Tyrone Meehan, rather than that of Antoinne, the French violin maker come Irish Republican sympathiser as this one does.
Chalandon apparently wrote this almost as therapy after the unmasking of his long time friend, Denis Donaldson, as an informer, and at times it does feel almost navel gazing, but the book still provides insight into both the workings of the Republican movement in West Belfast during the Troubles, as well as the thought process behind those not from the province who became involved in supporting their cause, in whatever manner they did.
The constant reference to steaming hot tea and toast did become a little irritating for me after a while, and the cityscape portrayed was uniformly bleak, though I suppose given the area and some of the times featured this was understandable. Those points aside, the novel is definitely written at a level far above that of the usual 'thriller' fayre written by many foreign journalists about the conflict in Northern Ireland.
Che cosa significa tradire? Una causa, gli amici, la famiglia? Che cosa ti spinge a fare questo passo e come riesci a guardarti allo specchio?
Sorj Chalandon se l'è sicuramente chiesto e ha cercato delle risposte nel modo che gli è più congeniale, scrivendo. Chalandon è stato per molti anni corrispondente di guerra e negli anni da inviato è diventato amico di Denis Donaldson, membro dell'IRA. Nel 2006 Donaldson ha ammesso di essere nella busta paga dell'MI5 (il servizio segreto britannico) da 25 anni e per questo è stato poi ucciso, probabilmente dalla Real IRA.
Chalandon ha provato ad analizzare la storia di Donaldson e la loro amicizia attraverso due libri, prima "Il mio traditore" e poi "Chiederò perdono ai sogni". Non sappiamo quanto i libri siano fedeli alla vicenda, i protagonisti sono altri, con età diverse. C'è Tyrone Meehan, molto più grande del liutaio parigino Antoine, quando invece Sorj e Denis erano coetanei. Ma sicuramente il vissuto dell'autore è il motore di questi libri.
Se "Chiederò perdono ai sogni" è la storia dal punto di vista di Tyrone, "Il mio traditore" è la storia vista dal liutaio Antoine: in particolare come ha conosciuto Tyrone e come si è affezionato alla causa repubblicana. Sono gli anni dello sciopero della fame di Bobby Sands, della dirty protest e Antoine rimane folgorato dalla lotta e dalle persone che combattono. Le ammira fino quasi a venerarle. Per questo la caduta di Tyrone deflagra anche nella sua vita.
Aspettavo da anni di poter leggere l'altra parte della storia ("Il mio traditore" non veniva più stampato), e non sono stata minimamente delusa. Chalandon è uno splendido narratore, capace di parlare di storia e persone. L'amarezza di Antoine, anche lui tradito, è palpabile quasi fisica. Ovviamente ora vorrei subito rileggere "Chiederò perdono ai sogni", perché sono sicura che troverei dell'altro.
Il bonus finale per me è stato che parte della storia è ambientata in Donegal, regione d'Irlanda che abbiamo visitato un paio di estati fa, rimanendone folgorati. Chalandon riesce proprio a dipingerla solo con la parola.
Très bon livre, comme d'habitude avec cet auteur. Il nous plonge dans l'histoire méconnue (pour moi) de l'IRA. Passionnant, sensible, intense et très prenant.
Je ne sais jamais trop comment parler d’un roman de Sorj Chalandon. En un sens, je ne m’en sens pas trop le droit. Mon traître a été mon troisième roman de l’auteur, ce qui m’a permis de confirmer sans aucun doute que Sorj est mon auteur français contemporain favori, et pour autant ce ne fut pas un immense coup de coeur comme pour Le quatrième mur ou Le jour d’avant. Je n’ai pas fini le visage baigné de larmes comme pour les deux premiers – c’est pas plus mal, vous n’imaginez pas dans quel état j’étais après ces deux livres !
Pas un coup de coeur donc, mais une très belle lecture, des retrouvailles très attendues avec cette plume qui me fait frémir jusque dans mes os. Maintenant que j’en suis à mon troisième livre de l’auteur, je commence à pointer du doigt ce qui fait que son style est aussi bouleversant. Il a ce talent pour changer juste un seul mot dans une phrase, de transformer un petit bout d’expression, d’utiliser un adjectif plutôt qu’un autre et ce petit twist vous cueille par surprise et donne une intensité à son paragraphe qui fait battre le coeur un peu plus fort.
Le courage d’ici, c’est celui des Irlandais du Nord dans les années 70-80, le courage de ceux qui vont voler le coeur d’Antoine, jeune luthier parisien. « Tony » va croiser la route de Jim O’Leary et de Tyrone Meehan et ces deux amitiés vont changer sa vie et son regard sur l’Irlande. Ce livre est loin de n’être que l’histoire d’une traîtrise. On sait dès le début que Tyrone est un traître, il n’y a pas les intenses rebondissements de fin de roman que j’ai pu trouver dans les deux autres romans. C’est aussi un magnifique hommage à ces femmes et ces hommes qui ont combattu dans l’ombre, une bataille qui, parfois, leur prendra tout – époux, enfant, espoir … Et c’est une superbe histoire d’amitié, comme peu de gens le vivent et surtout, comme peu de gens l’écrivent.
Sorj Chalandon crée une histoire qui n’aurait pas déplu à Le Carré dans un certain sens: un étranger se trouve projeté dans les jeux de guerre d’une guerre qui ne dit pas son nom et un traitre traine dans l’ombre. Je regrette d’avoir lu l’excellent recueil d’articles que Chalandon a écrit sur l’Irlande du Nord avant de lire ce livre car j’ai retrouvé trop de son travail journalistique. Mais… il y ajoute un supplément d’âme (autobiographique?) sur l’amour que porte le personnage à un pays et à ses habitants. La question du traitre et de la traitrise reste en suspens, hantant le lecteur comme elle a dû hanter les irlandais catholiques. Un très bon livre malgré tout
E' comprensibile solo come sfogo emotivo, come tentativo di esorcizzare l'enormità di quanto successo. Denis Donaldson figura chiave dell'esercito repubblicano dell'Irlanda del Nord, che nel libro è trasfigurato come Tyoren Meehan, nel 2006 confessò di essere stato a libro paga degli inglesi per 20 anni. La notizia creò ovviamente un discreto scalpore e una valanga emotiva nell'autore che nella realtà era stato amico intimo di Denis, proprio in quegli anni. Per comprendere la narrazione è necessario conoscere molto bene la storia d'Irlanda degli ultimi 300 anni, e altrettanto bene gli accadimenti del '900 in Irlanda del Nord, avere almeno un'infarinata delle storie di Bobby Sands, delle diverse anime dell'IRA, della disumanità inglese (per dire: il regime SudAfricano in pieno apartheid invidiava fortemente la legislazione "irish" relativamente ai fermi di polizia, alla detenzione preventiva e tutte le altre palesi e aperte violazione dei diritti umani, perché molto più punitiva della loro). Senza queste nozioni il libro rimane uno sfogo, con un tono letterario che a me è sembrato molto "francese". Intimista, introspettivo, un pelo vittimista: Chalandon sfrucuglia in modo alla fin fine un po' troppo invadente nel proprio animo, e vien da dire: Suvvia C. sii uomo (o perlomeno irish come vorresti essere) e fattene una ragione! Meehan oltre ad avere tradito te, l'amico francese, ha fatto ben di peggio. Ha tradito la causa e gli amici (mandandoli in galera). Altra condizione per la comprensione è esserci stati, in Irlanda (del Nord). Prima degli accordi di pace. Avere passeggiato in una Belfast spettrale (seguiti a distanza da un blindato), essere presi in giro dagli orangisti (italiani? papisti!), avere visitato la tomba di Bobby Sands (e visto al lavoro il capo del Sinn Fein, Gerry Adams), essersi innamorati di Derry (se la chiamavi Londonderry rischiavi la rissa). L'isola di smeraldo ha un tale fascino, anche senza fare niente di speciale, tipo piovere tutto il giorno, che è difficile resisterle nella sua versione più romantica e spietata. Che è quella che ne dà Antoine, liutista parigino che conosce casualmente Jim a Belfast (anche lui dell'esercito repubblicano) e viene irretito da una causa che non è la sua (come gli viene ripetutamente detto). Non è un romanzo e neanche fiction storica. E' lo sfogo di un amico tradito che non riesce a comprendere i motivi del tradimento, prima ancora che alla causa, a se stesso.
(è uscito dello stesso autore un romanzo dalla parte di Meehan, che dovrebbe spiegarne il percorso, spero sia meglio di questo)
Una lectura que exhala subtilment la incomprensió i ràbia de Chalandon al saber-se traït pel que creia el seu amic, Denis Donaldson, combatent de l’IRA que va actuar com a informador de la policia britànica. Més endavant escriuria Retorn a Killybegs per perdonar-lo. Pell de gallina.
Le hasard a fait que j’ai d’abord lu Retour à Killybegs, que j’ai beaucoup aimé. En lisant Mon traître, je n’ai donc pas découvert toute cette période de l’histoire irlandaise, l’IRA, la lutte, les horribles conditions de détention des prisonniers politiques, la misère mais aussi la camaraderie et la solidarité au sein de cette classe ouvrière . Je me suis replongée dans cette ambiance avec plaisir et j’ai essayé de me mettre à la place de ce « petit français », Antoine, qui se prend de passion pour cette Irlande du Nord si éloignée des clichés folkloriques, au point de se considérer comme un membre à part entière de cette communauté, d’en épouser les luttes et d’en adopter les rites, avec pour figure paternelle le grand Tyrone Meehan, activiste de l’IRA et véritable héros de la lutte nationaliste. Une amitié qui grandit au fil des années et des séjours irlandais d’Antoine jusqu’à ce qu’éclate cette terrible révélation : depuis 25 ans, Tyrone est un traître à la solde des Anglais . Fracassante révélation qui laisse le petit français chaos debout : qui était donc le vrai Meehan, puis je encore croire en son amitié ou a t´il , avec moi aussi , joué un rôle, s’est il servi de moi ?
A peine fini le livre, j’ai repris Retour à Killybegs ! J’avais envie de me remettre dans la peau de Meehan, de voir les événements de son point de vue . Et j’en ai encore plus aimé la 2ème lecture !
On sait que cette histoire est en fait inspirée de la propre expérience de Sorj Chalandon et de l’ amitié nouée avec des activistes républicains à la faveur de ses reportages en Irlande comme journaliste. Sorj a bien eu « son » traître, Antoine est son double. Et ce livre , ces deux livres en fait, étaient pour lui une façon d’évacuer ces épisodes douloureux . Eh bien, Sorj, je suis désolée de vous dire que j’ai le même ressenti que « votre traître » : Antoine « joue » à la guerre, il se déguise en Irlandais « Depuis que je lui avais acheté une casquette pareille à la mienne, vingt ans plus tôt , je l’avais toujours vu avec. C’était son déguisement d’Irlandais. À Belfast, il pensait qu’elle le faisait des nôtres. A Paris, il s’en servait pour se croire exilé. » « Il avait la casquette, les badges, mais aussi le frisson du clandestin ». J’ai trouvé son personnage un poil excessif (dans ses ses colères contre ses amis qui ne le comprennent plus, dans son engagement même dans la cause irlandaise ) et un peu décevant lors de son ultime rencontre avec Meehan.
En résumé, pour moi , Mon traître est un bon livre mais Retour à Killybegs est beaucoup plus prenant, va plus loin aussi dans l’explication qu’il donne de cette période douloureuse de l’Irlande du Nord, et il creuse davantage la question de la trahison et des dégâts qu’elle peut causer dans une vie... Il faut lire les deux et dans l’ordre de préférence, c’est encore une fois du très bon Chalandon !
This is a fictionalized account of Chalandon's espousal of the Irish cause, and quasi filial relationship with a patriot who turned out to have betrayed his friends for 25 years. While there is no doubting the author's sincerity in trying to come to grips with Meehan/Donaldson's betrayal, I found the book rather flat. Like Georges in "Le Quatrième Mur", Antoine is someone who seeks validation through an intense friendship with an older man, and ends up participating in a struggle which is not his. These are interesting themes but Chalandon doesn't dig deep enough. I was disappointed too because we learn nothing about the traitor's point of view, which I understand now is the subject of the companion volume to this called "Retour à Killybegs".
— Et notre amitié ? Ma question était venue de gorge. Elle était prête depuis le premier jour. Un traître est-il traître tout le temps ? La nuit ? Le jour ? Et quand il mange ? Quand il rit ? ... p. 177
Ce livre est deux : "Mon traître" et "Retour à Killybegs" racontent la même trahison, avec les mêmes personnages, mais d'un point de vue différent. Pour "Retour", c'est le point de vue du traître, ici évidemment c'est le trahi. Tout est vrai car tout est autobiographique : l'auteur, Sorj Chalandon, a autrefois côtoyé Denis Donaldson, activiste de l'IRA, qui a trahi la cause républicaine en collaborant pendant une dizaine d'années avec la police. Chalandon change les noms mais pas les faits : il travestit sa narration sous un Antoine luthier et parisien ; alors que Donaldson devient Tyrone Meehan. C'est l'histoire de la découverte d'une trahison, dans la fumée des pubs, avec des irlandais qui ont "des yeux de bière" et qui pissent en se tenant d'une main contre le mur. Si. Tout y est, la Guiness, la brume et Bobby Sands, et c'est parfois agréable de retrouver de telles ambiances - personnellement, je m'y voyais par moments.
Mais le style a été ma déception. Les autres critiques parlent de style sombre, torturé, battu... Alors, il ne suffit pas de tout qualifier de "noir" ou de "brumeux" pour faire un style sombre, ça n'aide qu'à tomber dans le cliché le plus complet. Oui, la mousse de la Guiness est ocre, oui. On l'a assez répété. Et les yeux de bière, poigne de fumée des hommes. C'est assez exaspérant, ce goût de la métaphore facile et systématique, ça donne une impression vraiment immature de l'écriture. Et les répétitions, alors là... "Il m'a dit... Il m'a dit... Il m'a dit..." - pendant deux pages ! ça ne crée pas de profondeur, juste une grande exaspération.
Parfois, j'en avais du mal à me concentrer sur l'histoire, tellement il m'énervait avec ses structures de phrases, toujours les mêmes, et les adjectifs répétés trois fois, et que je te donne de la phrase averbale, etc, etc. Donc, lire "Retour à Killybegs"... Peut-être, pourquoi pas. Ça se lit vite, c'est une lecture sympathique, et en plus, on m'a dit que le deuxième volet était meilleur.
Sombre, triste et poétique, un roman ambigu et magnifique. Le narrateur, luthier parisien, découvre par hasard l'Irlande du nord et se lie d'amitié avec deux hommes, deux combattants de l'IRA, et est doucement mais inexorablement happé par une guerre qui n'est pas la sienne, dont il ne comprend pas toutes les implications mais qui le fascine et le séduit. Plein de nostalgie, de rudesse et de beauté, le récit est court et fort, on y croise quelques grandes figures de l'histoire troublée d'un pays déchiré... Mais c'est surtout une grande histoire d'amitié, de confiance trahie et une belle réflexion sur les méandres de l'âme; on ne connaît vraiment que soi-même et pourtant, on espère toujours connaître les autres... Que se passe-t'il lorsque quelqu'un à qui on accorde toute confiance, qu'on admire et qu'on aime nous trahit, nous et la cause qu'on pensait juste? Comment ne pas essayer de comprendre, comment continuer à regarder les moments vécus ensemble comme vrais et sincères, comment accepter qu'on a été dupes, comment ne pas tout remettre en question? Je suis ressortie tremblante de ce roman, avec l'envie de comprendre ce conflit dont je ne sais rien.
Renata Viganò, ne L’agnese va a morire, scrive che la spia peggiore è quella “non cercata, non pagata, una invadente spia gratuita”. Lo scopo di questo libro credo sia questo: cercare di individuare una motivazione valida per un tradimento, per poi elaborare il lutto dell’abbandono. Il tradimento - di una persona, di un Paese, di una causa - è un lutto effettivo. Si ha una sparizione improvvisa, anche quando non fisica. Cercare di comprenderne il motivo, speculare sul perché, forse serve a rendere la perdita quantomeno sopportabile: “comprendo, ma non giustifico”.
Poi c’è la questione dell’Irlanda del Nord, ci sono la Belfast degli anni ‘70 e ‘80, Bobby Sands, l’IRA, tutto molto presente ma comunque di sfondo, una sorta di palcoscenico in cui si muovono i protagonisti di una tragedia che, in questo romanzo, è prima di tutto personale.
Antoine est un luthier de Paris qui, au cours d'un voyage en Irlande du nord, devient ami avec Jim et Cathy, couple actif dans le IRA. Dans ce livre il nous raconte son amitié avec Jim et Cathy, et plus tard avec Tyrone et Sheila. Avec le temps il devient impliqué avec l"IRA, et son amitié avec Tyrone, un haut placé du mouvement. Tyrone est "son traître" car il trahit l'IRA pendant 25 ans, et Antoine veut savoir si leur amitié était réelle, ou elle aussi un mensonge/une trahison. Ce n'est pas un livre d'action, plutôt une réflexion. Au début je trouvais trop lent, mais je relis encore des passages par-ci, par-là, évidence que le livre m'a touché.
Un libro interessante e ben scritto, in cui si respirano l'atmosfera delle battaglie combattute nelle strade più povere della Belfast cattolica, l'orgoglio e il coraggio di uomini, donne e bambini, l'entusiasmo e la solidarietà, ma senza approfondire ragioni e contesto. La storia si concentra maggiormente sull'amicizia tra un combattente dell'Ira e un francese folgorato dalla guerra civile irlandese, tanto da desiderare di farne parte. Un'amicizia profonda, ferita, che tuttavia resiste alla scoperta di un tradimento durato venticinque anni e che mette in discussione tutto. Una bella traccia da sviluppare.
My family roots are in Belfast. So this made a particularly interesting read - my own historical context if you like. My Traitor takes you behind the barricades into West Belfast during the worst of the troubles, as this period is so delicately referred to. A period which blighted the life of every family. It is a clear perspective based on Sorj Chalandon's own experiences, while he was covering the Northern Ireland conflict for the French paper, Liberation. It is well-told and well translated from the French.
L'histoire d'un Français épris d'Irlande jusqu'à la folie, qui s'identifie à elle, à ceux qui combattent pour elle, au point de ne vivre qu'à travers elle -- et sa rencontre avec Tyrone Meehan, un combattant de l'IRA, et l'amitié, faite de faux-semblants mais aussi de vrais partages, entre eux.
Evidemment, un récit qui me touche particulièrement.
Cher journal... Après avoir lu Retour à Killybegs, je décide de lire immédiatement le point de vue du petit français qui s'était joint à la révolution irlandaise. Une vision intéressante, mais on n’apprend pas grand-chose de plus. Les deux romans devraient être lus, je dirais qu'il pourrait en former qu'un.
C’est le premier livre de Sorj Chalandon que je lis, et quel livre ! Le narrateur, un luthier parisien, se prend de passion pour l’Irlande au moment des affrontements qui ont eu lieu pendant les années 80. Il noue des liens d’amitié forts avec deux couples de Belfast et cherche à les aider dans leur combat. J’ai adoré le rythme, l’écriture, le déroulement de l’histoire !
Choisi totalement au hasard, ce roman se laisse lire facilement. Une très belle narration, souvent noire avec de belles envolées métaphoriques... Un roman qui traite de l'amitié, des relations humaines... et de leurs fragilités
Passionnant, à la fois par le personnage du narrateur, petit luthier qui s'immerge dans l'Irlande, et bien sûr par celui du traître, de la fascination jusqu'à la déception... L'auteur parvient à faire naître l'émotion derrière les mots