« Si nasce, in Sardegna, con un senso di predestinazione, si cresce con quello, una sorta di ebraismo, in una terra che è soprattutto pensiero e rito». Marcello Fois, sardo, appartiene alla pattuglia ormai consistente di scrittori che della fedeltà alle proprie radici hanno fatto un punto di forza, perché vi hanno saputo scavare una verità umana che trascende i confini delle loro piccole patrie. In una notte d'estate un ragazzo e una ragazza vengono massacrati sulla piazzola di un distributore di benzina, sulla strada che li doveva portare a Nuoro; poco dopo e poco lontano, il cadavere di uno zingaro viene ritrovato in un cassonetto. Prende così avvio un intreccio complicato, che finisce per legare tra loro esistenze diverse, uomini e donne dalla vita apparentemente tranquilla, destinati a cadere nella trappola che essi stessi hanno preparato. Quello che il libro insegue è questo segreto, il vincolo di sangue, di omertà e di angoscia cui i personaggi non possono sfuggire perché fa parte di loro, del loro essere sardi, un qualcosa che è insieme la terra su cui camminano e la loro condanna. Fois è uno scrittore tutto fatti e concretezza, che utilizza le tecniche e i ritmi del noir per raccontare le delusioni e gli errori di una generazione che finisce per tradire se stessa. Il titolo ci rimanda ironicamente alle periodizzazioni dei manuali di storia, per i quali il tempo della civiltà nuragica è diviso in cinque fasi. La quinta e ultima, quella del Ferro recente, è durata dal 500 al 238 a. C., anno in cui la Sardegna cade sotto il dominio di Roma.
Questo è un romanzo che prova a parlare di un milione di cose, le sfiora tutte, e male, e alla fine ti rendi conto che in 139 pagine non ti ha detto niente. Che ci sta anche, perché 139 pagine sono veramente poche, ma allora ti chiedi il motivo della scelta. Poi, oltretutto, scritto anche coi piedi. Il "gesto" dello sguardo mi perseguiterà finché campo.
Come ha scritto l’autore nell’ edizione Einaudi, ringraziando il primo editore. Si tratta del primo romanzo acerbo, che non aveva grosse pretese e alta ambizione. Solo un scritto di una bravo scrittore con una storia da raccontare. Piacevole, interessante e scritto bene. Voto 7. Contento di averlo acquistato.
llegué a Fois a través de la trilogía de Estirpe, que he comentado por aquí, un primer libro maravilloso, un segundo algo menos brillante y un tercero que perdía fuelle. lo volví a intentar con Decirse Adiós, una novela noir, que se dice ahora, que tengo comentada por aquí, aceptable, aunque el estilo de autor no se ajusta a este tipo de novelas donde no consigue el ritmo. Eso mismo le pasa a Hierro Reciente, un asesinato de una pareja en una gasolinera perdida en la noche, un gitano que los asesina y a su vez es asesinado esa misma noche, una serie de personajes que orbitan en torno al tema principal donde hay lazos familiares y uno, según va avanzando en la lectura no sabe quien es quien, se pierde; por lo menos yo necesitaba apuntar a modo de guía esos personajes que aparecían y desaparecían para volver a aparecer, sabiendo que al final todas las piezas van a encajar; a la mitad de la lectura uno se da cuenta que está ante una de los numerosísimas imposturas literarias de nuestro tiempo: Fois no sabe dominar los registros de novela de detectives, no sabe construir personajes, describe muy bien todo, sobre todo las atmósferas y los contextos, los panoramas, los entornos, pero lo más importante no sabe resolverlo: patina en la definición de los personajes, patina en el ritmo y la velocidad de una construcción literaria que exige otra velocidad, otra rapidez, aturulla al lector en un ejercicio de soberbia o vanidad intelectual que enmascara en un rico lirismo que no conduce a ningún sitio. obviamente, durante mucho tiempo no perderé más el tiempo leyendo a este autor