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Vinterkriget i Tibet

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"Tror du på Gud?"
"Nej", sade jag.
"Tror du på en odödlig själ?"
"Nej", sade jag.
"Det finns det heller inga föreskrifter om", kommenterade han, "det är inte så bekvämt om man tror på det bara. Tror du på en fiende?"
"Ja", sade jag.
"Där ser du", sade han, "det finns det nämligen föreskrifter om."

102 pages, Paperback

First published January 1, 1984

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About the author

Friedrich Dürrenmatt

404 books1,054 followers
Friedrich Dürrenmatt (1921 – 1990) was a Swiss author and dramatist.

Dürrenmatt was born in the Emmental (canton of Bern), the son of a Protestant pastor. His grandfather Ulrich Dürrenmatt was a conservative politician. The family moved to Bern in 1935. Dürrenmatt began to study philosophy and German language and literature at the University of Zurich in 1941, but moved to the University of Bern after one semester. In 1943 he decided to become an author and dramatist and dropped his academic career. In 1945-46, he wrote his first play, "It is written". On October 11 1946 he married actress Lotti Geissler. She died in 1983 and Dürrenmatt was married again to another actress, Charlotte Kerr, the following year.

He was a proponent of epic theater whose plays reflected the recent experiences of World War II. The politically active author gained fame largely due to his avant-garde dramas, philosophically deep crime novels, and often macabre satire. One of his leading sentences was: "A story is not finished, until it has taken the worst turn". Dürrenmatt was a member of the Gruppe Olten.

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1 star
2 (1%)
Displaying 1 - 17 of 17 reviews
Profile Image for Intervalla Insaniae.
141 reviews39 followers
August 28, 2022
Platone: il mito della caverna (nel Tibet)

Dürrenmatt è stato un grande scrittore, questo è certo.
Amo follemente alcuni suoi scritti, ne ho detestato un altro (causa il mio disamore per i racconti a tema poliziesco).
Il tema distopico è un altro che amo poco e al quale ancor meno mi interesso: mi pare, a distanza di relativamente poco tempo, sempre molto datato nelle descrizioni; tutto invecchia prima, nel futuro immaginato nel passato, la forza della finzione si impoverisce col passare del tempo - o almeno, ripeto, così è per me.
Quindi, detto questo, la profondità dei contenuti di Dürrenmatt travalica queste contingenze un po’ volgari e parla dell’universale.
L’uomo, nella sua aberrante cattività, trasfigura il proprio carcere e si scaglia contro la Cultura: quello è il suo nemico. Si abbattono le cattedrali, si bruciano i libri.
Penso ad una mia professoressa del liceo, la quale diceva, divertita “Dubito ergo sum”. Il dubbio, come forma suprema di pensiero, è punito con la morte: dubbio di cosa? Che un nemico esista.
Dunque, quei violenti sopravvissuti, figli di un mondo mostruoso, trovano una ragione alla propria esistenza solamente nell’uccidere il nemico. Pare, però, che il nemico sia un dogma, un’ombra proiettata da un fuoco alle spalle dei soldati: il nemico probabilmente non esiste, o meglio, non ha una forma corporea. Cosa accade se la ragione di una vita di sofferenza viene meno? Cosa accade se quello stesso dolore si scopre causato da fantasmi?
Profeticamente, il mondo ricomincia grazie al ritrovamento di volumi, magari mediocri, di filosofia: la civiltà ricomincia dalla Cultura, non dalle macerie. I nuovi costruttori sono coloro i quali hanno ripudiato la guerra e che, scampati alla condanna a morte, sono anche gli unici ad essere scampati ai suoi orrori ipogei.
Che sia quasi un lieto fine?
Profile Image for AlbertoD.
179 reviews
November 2, 2025
In tipico stile Dürrenmatt, un racconto dell’assurdo, angosciante e claustrofobico, in cui, come sempre, sono molti i temi trattati.
La feroce critica della corsa agli armamenti nucleari (il racconto è apparso nel 1981) si lega ad un’amara riflessione sulle istituzioni umane e il destino degli stati, il cui ciclo di vita, in un parallelismo convincente e ben argomentato, è equiparato a quello delle stelle.
Ma c’è anche spazio per una rivisitazione (in chiave pessimistica) del mito della caverna di Platone, e, tema centrale del testo, per una meditazione sulla natura dell’uomo e il destino di autodistruzione che, data questa natura, gli spetta.

Legge basilare dell’amministrazione è «homo homini lupus»”.
Profile Image for Michele Sette.
49 reviews3 followers
November 13, 2023
Diabolico Durrenmatt, non si smentisce mai! Indipendentemente dal pretesto narrativo che dà avvio alla storia, le trame dei suoi lavori si sviluppano graffianti ed incisive e le vicende narrate - volutamente realistiche o palesemente fantasiose come questa - si trasformano in analisi profonde dell'animo umano: da qui, il passaggio a critica "universale" dell'organizzazione sociale è breve ed efficace.
L'anarchia che governa i personaggi che popolano le sue storie, anche quando latente, è sempre motivo di partecipazione ma quasi mai di riscatto.
Per quanto mi riguarda, il modo migliore per affrontarlo è prendere alla mano un suo libro ogni tanto ed apprezzarne il disicanto.
Profile Image for Yupa.
829 reviews132 followers
January 20, 2023
Tutto viene trasfigurato in questo racconto di Dürrenmatt.
Viene trasfigurata la geografia globale, coi paesaggi montani della Svizzera che si fondono e confondono col tetto del Mondo, coi picchi e i crepacci dell'Himalaya tibetano; viene trasfigurato il mito della caverna di Platone, ridotto a grottesca parodia che non illumina più le menti ma le ottenebra; viene trasfigurata la conoscenza scientifica, che con le sue nozioni di astronomia e astrofisica tenta di spiegare, fallendo, il decorso delle società umane; viene trasfigurata la guerra, che piomba in un'oscurità in cui i mercenari, tra cui il protagonista, combattono eternamente e insensatamente contro un nemico che, forse, sono loro stessi; vengono trasfigurate le società e le costruzioni politiche umane, ora sostituite da un'amministrazione kafkianamente remota e indecifrabile, che gestisce questa guerra eterna; viene trasfigurato infine l'interno Mondo che, devastato da una guerra nucleare, precipita nella rovina.
Il libro narra per lampi e frammenti una guerra immaginaria che raggiunge il parossismo di un terzo conflitto mondiale impossibile da decifrare, e fa uno strano effetto leggerlo ora, nel 2023, quando una nuova guerra, vera e reale, bussa con violenza alle porte dell'Europa. Ma se il confine tra reale e metaforico è sempre sottile, questo libro, con le sue trasfigurazioni e allucinazioni, permette forse di toccare con mano la concretezza del reale nella sua insensatezza, nel suo essere, dietro i veli di razionalizzazioni posticce, un ballo di morte privo di luce alcuna.
Adelphi pubblica in un meritorio volumetto unico questo racconto lungo di Dürrenmatt, forse uno dei picchi della sua opera letteraria, sicuramente uno dei più significativi. Una precedente raccolta di racconti, pubblicata da Feltrinelli, ne riportava le diverse versioni, per come sono state scritte, modificate e ampliate nel corso degli anni dall'autore, così da poterne apprezzare il processo creativo e la capacità di modellare una materia talmente onirica che, probabilmente, si può pensare, derivi solo da un sogno, o forse da un incubo.
Profile Image for Daniele Sannipoli.
Author 2 books10 followers
January 4, 2021
In un mondo postumo a un violento conflitto nucleare, che ha devastato ogni città, inabissato l’Europa, eliminato grossa parte della popolazione mondiale, un mondo illuminato perennemente dalla luce innaturale e livida di un fungo atomico che pervicacemente resiste all’orizzonte, la guerra dei pochi superstiti si è spostata nelle montagne del Tibet, nei labirinti scavati nella roccia, unico luogo dove le radiazioni sembrano non essere letali, dove la vita può perpetuarsi ancora e ancora indefessa, nella sua logica di violenza e sopraffazione. Mercenari assoldati dal’”Amministrazione”, misteriosa e vaga entità che vegeta là dove i governi hanno smesso di legiferare e che per sostenere il peso di una guerra in cui tutti sono sconfitti, ha creato nemici immaginari, o forse amici, colpi di mitragliatrice destinati ai propri amici o ai propri avversari, non c’è differenza. Perché un nemico deve pur sempre esserci, per mantenere l’ordine, per far evaporare gli istinti centrifughi e distruttivi in una società fatta di odio e frustrazione. E così il protagonista, prima soldato fedele al governo e ora deluso da chi, invece di proteggere la popolazione, si è rifugiato sottoterra per preservare i propri interessi, vive il resto della sua esistenza, mutilato nelle gambe, una mitragliatrice saldata al braccio sinistro, un punteruolo fuso sul braccio destro. È con questo punteruolo che incide sulla roccia la sua storia, la storia del mondo, come un uomo primitivo che ha dimenticato altra forma di linguaggio e il lettore lo segue in quello che è forse il delirio di un uomo solo, che non esce da anni dal ventre della montagna, o forse il delirio di due uomini che non sanno l’uno dell’altro, che scrivono e si sovrappongono. Nulla è certo in questo racconto, se non che la scrittura è una forma di memoria, se non che il potere, in ogni forma, vuole solo perpetuare se stesso.

Molti, al solito, i temi che Dürrenmatt condensa in poche pagine: una critica feroce della guerra, il peso della minaccia nucleare all’alba degli anni ’80 del Novecento, le logiche che regolano non solo il potere, ma anche la società (molto ben riuscito, per quanto non semplice da seguire, il paragone tra i processi di fusione nucleare nelle stesse e le dinamiche della società, che sa trovare un ordine e una simmetria tra le leggi della fisica e le leggi umane), la forza della scrittura, l’indispensabile presenza di un nemico da affrontare, senza chiedersi il perché, l’egoismo di chi governa e su tutto la fatale, finale ironia di un mondo che oramai si scopre archeologico, di incisioni che scopriamo solo alla fine essere il testamento dell’uomo nella caverna. In questa regressione allo stato primitivo si innesta, meravigliosamente, il mito platonico della caverna a rimarcare ancora una volta che ognuno, osservando le ombre, potrebbe scambiarle per la verità stessa, ma anche la paura di scoprire che quello che vediamo è solo una finzione. Perché a volte è meglio non sapere. Certo l’ambientazione è meno riuscita di altre volte, la storia meno appassionante, ma l’acume è sempre lo stesso e “La guerra invernale nel Tibet” ricorda, già nell’assurdità del titolo, l’assurdità della guerra.
Profile Image for Andrea.
192 reviews62 followers
March 11, 2020
Una Guerra, la Terza Guerra Mondiale, che distrugge un continente intero, l'Europa, e che prosegue in Tibet, dove si scava nelle montagne creando gallerie e caverne, dove mercenari di ogni etnia, religione e provenienza geografica vengono assoldati da una misteriosa organizzazione per combattere un nemico sconosciuto, ma della cui esistenza è obbligatorio credere. E la guerra diventa ragion d'essere dell'uomo, che altrimenti non saprebbe spiegarsi il dolore e la sofferenza. Un libro che è una metafora potente della condizione e del destino dell'uomo, ricchissimo di citazioni e rimandi filosofici. È la prima opera di Dürrenmatt che leggo, di sicuro non sarà l'ultima.
Profile Image for Alice von Tannenberg.
Author 2 books40 followers
July 11, 2023
"Questa è la mia forza. Sono diventato invincibile. Ho risolto l’enigma della guerra invernale. Il requiem all’uomo del ventesimo secolo non poteva avere note più acute."

Dürrenmatt stravolge i canoni della letteratura, prende le tue certezze e le fa a pezzi. Leggere i suoi libri è un pugno in faccia che ti costringe a rimettere in discussione i concetti di vero e falso.

"La guerra invernale nel Tibet" parte come un racconto distopico: in un futuro imprecisato, l'umanità è stata spazzata via da una guerra nucleare e il protagonista, un mercenario senza nome, ne ripercorre le ultime ore.
L'atmosfera si fa sempre più cruda, oppressiva, claustrofobica, mentre il protagonista si addentra nei cunicoli infiniti in cui un esercito, ormai annientato, sparava contro nemici senza volto. Ormai disumanizzato nel corpo, ma non nella mente, scrive per consegnare alla memoria quel che resta della conoscenza umana, senza sapere se qualcuno leggerà mai i suoi graffiti. Alla fine, l'inganno salta fuori, come nel mito della caverna di Platone: è tutto un'orrida farsa, un gioco di burattini in cui è ormai impossibile discernere il vero dal falso.
Allora qual era la causa, lo scopo di questa guerra? Per cosa si è combattuto?
Chi è il nemico, se non un vuoto concetto, un dogma che non si può contestare?
Chi riscriverà la Storia quando ogni memoria verrà annientata, cosa racconterà, e a chi?
Si può manipolare a tal punto la percezione del reale?

È un libro breve, ma denso di concetti. Visionario e delirante, ma a suo modo lucido. La distopia, che sfocia nel grottesco, è una parabola del mondo contemporaneo e del suo rapido sprofondare nel nulla.

E lugubre risuona alla radio: quando bionda aurora il mattino c'indora... come unico ricordo del mondo che era e che forse non sarà più.
Profile Image for Roberto.
28 reviews
August 28, 2025
Ancora una volta Dürrenmatt invita il lettore a un'attenta riflessione sulla realtà sociale e politica che lo circonda attraverso immagini e situazioni macabre e grottesche. In queste pagine il pretesto utilizzato è quello dell'apocalisse dopo la Terza Guerra Mondiale o Guerra Nucleare, che di questi giorni sembra essere una realtà purtroppo sempre più vicina. Attraverso un complicato intreccio di filosofia, psicologia e letteratura, Dürrenmatt dà una triste rappresentazione della cattiveria e della malvagità umane portate agli estremi irrecuperabili, che partono però da quei segnali che purtroppo si possono leggere negli atteggiamenti dei poteri forti che stanno dominando in questi giorni il nostro mondo.
Sono però sicuro che questa sia soltanto una minima parte di questo bizzarro mito della caverna di Platone al contrario, in cui l'uomo, invece di uscire dalla caverna e scoprire dalla realtà, rifugge dalla realtà e si nasconde in un labirinto di grotte in cui, riflettendo sul proprio passato, capisce cose che in superficie non aveva capito. Probabilmente sarà necessaria una seconda, se non una terza lettura, per cogliere tutti i complicati significati che nasconde questo testo.
Profile Image for Fabio.
5 reviews1 follower
August 13, 2017
La versione pulp di Il deserto dei tartari.
Profile Image for Andrea.
1,147 reviews57 followers
June 24, 2018
La terza guerra mondiale. Un racconto fantastico con ambientazioni interessanti, ma non sono stato coinvolto dalla vicenda del protagonista.
Profile Image for Andrea Perin.
Author 14 books
August 21, 2020
Tra le gallerie buie e sozze delle più alte vette terrestri, come tra i meandri della mente dello scrittore. Ottimo racconto dove la distopia forse è solo un pretesto per raccontare il presente.
Profile Image for Massimiliano Carta.
86 reviews
December 8, 2025
"Sanno soltanto che combattono contro il nemico. Compiono atti eroici, assurdi e disumani, senza sapere perché; hanno ormai scordato da tempo di essersi arruolati volontari; cominciano a cercare un senso nella guerra invernale, elaborano teorie stravaganti - forse la guerra è necessaria, forse le sorti dell’umanità dipendono da loro -, e queste sono le uniche domande che ancora reputano sensate. La speranza che un senso esista dà loro la forza di cui hanno bisogno, è il processo attraverso il quale la carneficina diventa possibile e sopportabile".
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