Marion e Kevin si incontrano per caso e sembrano non avere nulla in comune. Lei è scontrosa e sbrigativa. Lui è un ragazzo introverso e insolito. Tutti e due si ritrovano a frequentare di malavoglia un laboratorio di poesia, tenuto da Simon, poeta gentile e vivace. È un lento avvicinamento, il loro, contrassegnato da incertezze, curiosità e dalla poesia che, inaspettatamente, si rivela lo strumento più semplice ed efficace per conoscersi e imparare a volersi bene. Dopo le iniziali timidezze, Marion e Kevin imparano a capirsi, a ridere insieme e a volersi bene.
Da non sprecare con una lettura individuale. Va letto in gruppo, svolgendo almeno alcune delle attività proposte. Letto con una classe è potentissimo, perfetto per far incontrare la poesia a ragazzi di 12 o 13 anni. Li libera dai pregiudizi che la vorrebbero rigida e noiosa, le restituisce la sua vera natura: sperimentazione, gioco, rivelazione, empatia.
Utilizzato per progettare un laboratorio di poesia per ragazzi della scuola secondaria di primo grado. Utile a questo proposito per le tante idee ed esercizi proposti. Per quanto riguarda il romanzo in se invece credo sia abbastanza povero, sebbene l’intento dell’autore fosse pregevole.