È sempre difficile recensire un romanzo di DeLillo, le sue opere non hanno mai forma solida, sono gassose, liquide, ciò che attrae e che colpisce sono sempre i contenuti.
Delillo è un visionario, avanti anni luce sulla società e sull'uomo, vede o ha visto prima l'evoluzione/involuzione della nostra specie, l'ha predetta in tante sue opere, questa compresa.
Vita, morte, prolungamento della vita e ricerca dell'immortalità, rapporti umani, familiari, società moderna, religione, guerre.
C'è tutto questo in Zero K ma non è sicuramente un romanzo travolgente o di facile lettura, DeLillo va digerito a piccoli bocconi.
Tutti vogliono possedere la fine del mondo.
Certe volte in una stanza buia, – ho detto, - mi capita di chiudere gli occhi. Entro nella stanza e chiudo gli occhi. Oppure, in camera da letto, aspetto di arrivare alla lampada sulla cassettiera accanto al letto. E poi chiudo gli occhi. È una sorta di resa al buio? Non lo so. È una forma di adattamento? Lasciare che sia il buio a stabilire i termini della situazione? Cos'è? Forse una di quelle cose strane che fanno i bambini. Il bambino che sono stato un tempo. Solo che continuo a farlo. Entro in una stanza vuota e aspetto qualche secondo sulla soglia e poi chiudo gli occhi. Voglio forse mettermi alla prova raddoppiando il buio?
Mi rendo conto che quando vediamo qualcosa a noi arriva solo una parte di informazioni, una sensazione, un'idea vaga di quello che realmente si può vedere. Non conosco i dettagli né la terminologia, ma io lo so che il nervo ottico non mi sta dicendo tutta la verità. Quello che vediamo sono solo indizi. Il resto è una nostra invenzione, il nostro modo di ricostruire ciò che è reale, sempre ammesso che, filosoficamente parlando, sia possibile l'esistenza di qualcosa che noi definiamo reale.
Forse è questa la sfida che vi troverete ad affrontare. La mente cosciente. La solitudine definitiva. Pensate alla parola inglese alone. Dall'inglese medio. All one, tutto uno. Buttate via la persona. La persona è la maschera, il personaggio inventato in questa miscellanea di rappresentazioni sceniche che costituiscono la vostra esistenza. La maschera cade e la persona diventa quello che siete nel senso piú vero. Tutto uno. L'io. Cos'è l'io? Tutto quello che siamo, senza gli altri, senza amici, estranei, amanti, bambini, strade da percorrere, cose da mangiare, specchi dove guardarsi. Ma si è davvero qualcuno senza gli altri?
Lei conosce queste parole. Lei è solo parole, ma non sa come uscire dalle parole ed essere qualcuno, essere la persona che conosce quelle parole.
Ha detto: - Cos'è la guerra? Perché parlare della guerra? Le nostre preoccupazioni qui sono più ampie e più profonde. Noi viviamo ogni minuto abbracciando il nostro credo condiviso, la visione di un corpo e di una mente immortali. Ma ormai è impossibile sfuggire alle loro guerre. Non è forse la guerra l'unica increspatura sulla fioca superficie delle faccende umane? O sono solo un malato di mente? Non c'è una deficienza nel mondo, uno spirito vuoto alla guida della volontà collettiva?
Ha detto: Chi sono, loro, senza le loro guerre? Questi eventi sono diventati ammassi insistenti che ci toccano, diffondono il contagio e ci mettono tutti alla mercé di un monogramma universale, molto più grande di qualunque cosa abbiamo mai visto.
"- Ci pensi a come sarà il mondo quando tornerai?
- Penso alle gocce d'acqua.
Ho aspettato che continuasse. Ha detto: - Penso alle gocce d'acqua. A me ferma sotto la doccia, mentre guardo una goccia che scende perpendicolarmente, piano piano, lungo il lato interno della tendina. Penso alla mia concentrazione sulla goccia, quella gocciolina, quella sferetta, a me che aspetto che la goccia assuma nuove forme mentre scorre su crinali e avvallamenti, con l'acqua che mi percuote i lati della testa. Un ricordo che risale a quando? Vent'anni fa, trenta, di più? Non lo so. A cosa pensavo in quel momento? Non lo so. Forse avevo attribuito una qualche forma di vita alla goccia d'acqua. L'avevo animata, come un disegno sullo schermo. Non lo so. È probabile che la mia mente fosse sgombra. L'acqua che mi sbatte contro la testa è freddissima, ma non mi va di regolare il flusso. Ho bisogno di guardare la goccia, di vederla che comincia ad allungarsi, a colare. Solo che è troppo chiara e trasparente per essere qualcosa che cola. Sto lì a lasciarmi percuotere la testa e penso che colare non sia il verbo giusto. Il fango cola, o la melma, il limo che è vita al livello primordiale sul fondo degli oceani ed è costituito principalmente da microscopiche creature marine.