Cerco sempre di cogliere al volo le occasioni date da gruppi di lettura o altro per re-immergermi nei testi classici, senza l'ansia della scuola o degli esami universitari, e anche questa volta sono più che felice di averlo fatto, perché mi sono proprio divertita, sia nella lettura della commedia in sé che approfondendo varie questioni.
Di questa edizione delle Bacchidi, ad esempio, ho apprezzato moltissimo la presenza, in coda al volume, dei versi superstiti del Dis Exapaton di Menandro, il modello greco della commedia plautina: la possibilità comoda di un confronto diretto tra le due opere, che in passato non mi era mai capitato di fare, è stata estremamente interessante e anche illuminante sul rapporto tra Plauto e i suoi modelli, soprattutto perché, sebbene lasci trasparire come a livello di trama l'autore latino inventi ben poco, ne esalta tuttavia l'originalità e l'inventiva linguistica, nonché quella vivacità negli scambi di battute che in Menandro non è altrettanto efficace, ma soprattutto di una certa qual cattiveria che nel greco è del tutto assente e che rende la comicità plautina ancora più comica.
Mi è piaciuta, di quest'edizione, anche la traduzione, piuttosto letterale, che decide di lasciare alle note il compito di spiegare battute che per un lettore moderno risultano poco comprensibili, senza tentare di attualizzare il testo con l'effetto poi di stravolgerlo.
Di Plauto preferisco altre commedie, Le Bacchidi non è quella più divertente o originale: la trama si discosta poco dai canoni della commedia antica e plautina in particolare, i personaggi non hanno particolari guizzi di personalità o approfondimento psicologico, limitandosi a rivestire i loro ruoli comici (lo schiavo furbo, l'anziano spilorcio e quello lascivo, il giovane scapestrato, il precettore moralista, il soldato arrogante, la prostituta maliziosa eccetera), però i dialoghi e le scene sanno essere senza dubbio divertenti, anche per il lettore moderno.
Col passaggio dal latino all'italiano (o a qualsiasi altra lingua) inevitabilmente parte della comicità plautina, che risiede soprattutto nei giochi di parole, nei neologismi, nell'uso dei grecismi, o in quelle parole o nomi in cui basta cambiare una sola lettera perché evochino nello spettatore del tempo tutt'altro. Ma non si perde, affatto, la comicità di situazioni sempre attuali: gli effetti tragicomici che possono generarsi a cascata partendo da un piccolo equivoco, lo stupore di fronte agli inganni elaboratissimi che lo schiavo Crisalo riesce a improvvisare con tanta facilità, ma anche per la presenza di temi come il rapporto padre-figlio, figlio-maestro e genitore-maestro, l'educazione morale dei figli e le contraddizioni che possono nascere tra gli atteggiamenti di chi educa e ciò che predica, il ruolo preponderante del denaro, la lascività di certi anziani e altro ancora.
Insomma, Plauto è ancora perfettamente in grado di regalarci risate, anche a più di 2200 anni di distanza!