Uno choc culturale, quasi una vertigine, è al principio di questo insolito libro. Un uomo rovista nelle storie anonime del nostro passato recente e davanti al suo sguardo si spalanca una folla di vite epiche, tragiche, strambe, romantiche: l'incubatore di quel che siamo diventati.
Un trentenne milanese viene assunto come redattore di una trasmissione televisiva. Deve cercare vecchie notizie, comprese tra il '70 e l'85, frugando tra gli archivi dei quotidiani. Come un sommozzatore s'immerge in quegli anni, fino a imbattersi in storie che gli tolgono il respiro, e che comincia a conservare in una cartellina personale. Dai seimila aspiranti bidelli che una mattina si presentano, ben vestiti e pettinati, davanti agli sportelli della pubblica amministrazione, alla vicenda di un bambino che s'imbarca da solo in cerca della madre partita e mai piú tornata, al suicidio d'amore nello scantinato di una fabbrica, queste storie diventano per lui un rifugio, un'ossessione. In una Milano mai così contemporanea, tra pizze davanti al computer, quartieri riqualificati e relazioni sentimentali su WhatsApp, il protagonista riscopre un'Italia perduta, la cui corporeità si contrappone al mondo immateriale e sfilacciato in cui siamo avvolti.
Ho letto Teneri violenti con l’impressione ingenua che suscita leggere la Milano della pre-pandemia, tra studenti fuoriporta, professionisti della televisione che si scambiano indirizzi per il coworking durante un’apericena, un protagonista che vive lo spleen di una laurea ottenuta e un lavoro che non c’è (o, peggio, c’è ma in una insopportabile precarietà).
Mi sono chiesto come saranno i romanzi della post pandemia. Ma questo mi sembrava non aver nulla a che fare con questo romanzo solido, scritto divinamente, e con il suo protagonista alla ricerca di storie negli archivi dei quotidiani per popolare il quiz di una scaletta tv, e nemmeno con la storia sentimentale che vive, fra monolocali soffocanti e una città che esprime tutte le sue contraddizioni.
Alla fine mi son detto che qualche legame con il mio pensiero improvviso e pandemico c’era: mi è stato ricordato che le solitudini, in una città sempre al limite fra la frenesia e una inconsapevole familiarità, non sono solo il risultato di un lockdown.
A qualcuno alcuni passaggi potranno sembrare un po’ barocchi. A me no, lo stile è sembrato perfetto e coinvolgente.
questo libro ha, per me, il sapore di un'occasione mancata. l'idea c'era, la scrittura pure. Ma qualcosa nella realizzazione si inceppa, e Milano rimane, come già scritto da un precedente lettore, solo una lista di luoghi e nomi, la storia d'amore non decolla, la critica del settore precario nella comunicazione e nella creatività neppure, e tutti i bellissimi spunti delle notizie passate tali rimangono. meravigliosa la copertina, però.
La trama di base è abbastanza inutile, lo stesso vale per la storia d'amore (se così vogliamo definirla) e soprattutto per il finale. La parte più interessante sono senza dubbio le notizie. Copertina molto bella
Negli anni Ottanta studiavo. Sono stata single precaria, a Milano, agli inizi di Milano: editoria. Niente spritz allora, al massimo un prosecco. Niente cellulari. Lo dico, perché un po' c'entra. Ho comprato il libro mesi fa, incuriosita da una recensione di cui non ricordo nulla. Mi aspettavo una storia di terrorismo, mentre il romanzo è una interessante espressione della precarietà contemporanea e della sua incapacità di dare senso al passato, di riscattare la cronaca in storia. Al di là delle frasi fatte, il libro mi è piaciuto. Più che buona l'idea, ottimo il montaggio, coerente la focalizzazione. Forse un editing più rigoroso avrebbe potuto alleggerire qualche ingenuo passaggio a effetto, però... Niente male. Il suo punteggio è 3 e mezzo, ma arrotondo, come a scuola.
trama molto più interessante di quello che poi sarà il libro, aveva molto potenziale ma è stato sviluppato malissimo. le notizie erano molto interessanti, questo è stato l’unico punto forte. il rapporto tra i due sviluppato malissimo, il finale completamente senza senso. il titolo però è bellissimo, peccato!
Sono rimasta un po' delusa da questo libro la cui traccia prometteva bene, come anche la scrittura. Nella Milano di oggi un poco più che trentenne raccoglie storie d'archivio degli anni 70-80. Eppure, Milano appare solo come città modaiola, in modo piuttosto marcato con nomi di vie e piazza, ma solo come luogo dove è in corso expo, un luogo da consumare come gli "apericena". E fin qui, va bene: se i trentenni sono o appaiono così, è giusto raccontarli. Ma il cuore pulsante non c'è, è tutto asettico, piatto. Peccato anche che non siano tanto sviluppate le storie di cronaca che il protagonista racconta, quelle forse davvero meritavano un libro a parte.