Biography -- Literary Criticism Joseph Brodsky (1940-1996) is unquestionably the greatest poet to emerge from postwar Russia and one of the great minds of the last century.
After his expulsion from the Soviet Union in 1972, Brodsky transformed himself from a stunned and unprepared emigre into, as he himself termed it, "a Russian poet, an English essayist, and, of course, an American citizen."
In interviews from 1972 to 1995, "Joseph Brodsky: Conversations" covers the course of his exile. The last interview dates from just ten weeks before his death. In talks, he calibrates the process of his remarkable reinvention from a brilliant, brash, but decidedly provincial Leningrad poet to an international man of letters and an erudite Nobel Prize laureate.
Brodsky's poetry earned him a Nobel, and his essays won him awards and international acclaim. This volume shows that there was a third medium, in addition to poetry and essays, in which Brodsky excelled--the interview. Although he said that "in principle prose is simply spilling some beans, which poetry sort of contains in a tight pod," he nevertheless emerges as an extraordinary and inventive conversationalist. This volume includes not only his notable interviews that helped consolidate Brodsky's international reputation but also early and hard-to-find interviews in journals that have since disappeared.
Cynthia L. Haven is a literary critic at the "San Francisco Chronicle" and a regular contributor to "Times Literary Supplement," the "Los Angeles Times Book Review," the "Cortland Review," and "Stanford Magazine." Her work also has been published in "Civilization," the "Washington Post," and the "Georgia Review."
Joseph Brodsky (Russian: Иосиф Бродский] was a Russian-American poet and essayist. Born in Leningrad in 1940, Brodsky ran afoul of Soviet authorities and was expelled from the Soviet Union in 1972, settling in America with the help of W. H. Auden and other supporters. He taught thereafter at several universities, including Yale, Columbia, and Mount Holyoke. Brodsky was awarded the 1987 Nobel Prize in Literature "for an all-embracing authorship, imbued with clarity of thought and poetic intensity." A journalist asked him: "You are an American citizen who is receiving the Prize for Russian-language poetry. Who are you, an American or a Russian?" Brodsky replied: "I'm Jewish; a Russian poet, an English essayist – and, of course, an American citizen." He was appointed United States Poet Laureate in 1991.
Volete sapere quali sono le idee fondamentali di Brodskij sulla poesia? Leggete questo libro, intervista dopo intervista vi sentirete martellare i due concetti chiave del suo pensiero. Oltre che l'etica è estetica.
Volete conoscere un po' della sua biografia? Leggete questo libro.
Volete sapere cosa pensa dei poeti di fine '900 e degli scrittori russi dell'800? Leggete questo libro.
Volete sentire il suo respiro corto nell'ultima intervista, travisato in sospiri? Leggete questo libro.
Se potete, leggete questo libro, perché Josif era un uomo libero, e può -ancora e sempre- insegnarci qualcosa sulla libertà.
D.M. Ha parlato di polarizzazione di bene e male. Crede che al giorno d'oggi la distinzione tra le due categorie sia meno chiara di prima?
I.B. Non per un occhio attento, non per un'anima attenta. Ma creare confusione tra le due categorie è ormai diventata una vera e propria industria. Viene fatto consapevolmente dalle forze del male - per esempio da una certa dottrina politica e dai suoi propugnatori, dagli agenti della sua propaganda -, oppure da gente onesta che semplicemente si pone delle domande. Ma in definitiva viene fatto da quelli che a compromettere le cose, a metterle in discussione, ci guadagnano, i furbetti che cercano di capovolgere ogni idea, ogni realtà. E, chiaramente, oggi le zone grigie si sono ingigantite. Be' per me non è un problema. Più c'è confusione, più grande è la gloria per chi riesce a mettere un po' d'ordine. C'è sempre stata - la confusione, intendo. È che oggi, data l'esplosione demografica, abbiamo avuto anche un aumento esponenziale di avvocati del diavolo. Oggi il dubbio è più in voga delle convinzioni. Senza voler esagerare, il dubbio stesso è una convinzione.
Un’intervista a Iosif Brodskij di David Montenegro, 1986, pp. 173-174
"Penso a quanto sia tutto così insensato, a parte due o tre cose: scrivere, ascoltare musica, forse pensare un po'. Ma il resto..." (p. 155)
"La parola è una reazione al mondo." (p. 175)
"Il punto non è quello che possiamo fare nella vita. La vita tende al cliché. Nell'arte lo possiamo evitare. È per questo che leggiamo. L'opera rigetta il cliché. È per questo che scriviamo." (pp. 198, 199)
Ossigeno puro. Probabilmente la cosa più acuta, illuminante e intelligente letta da molto tempo a questa parte. Quest'uomo è sempre di più un faro nelle tenebre. E nelle luci.
Achmatova in due minuti E’ un argomento impegnativo. Era conosciuta…cosa posso dire? Bè, in breve, diciamo in due minuti…vediamo…va bè, era altissima…(ride) io sono un metro e settantotto, o giù di lì, che per gli standard russi non è male. In ogni caso non mi sono mai dato pena, non sono mai andato in ansia per la mia statura tranne quando camminavo accanto a lei, perché era veramente alta. Guardandola, riuscivi più o meno a capire come mai, in certi momenti, la Russia è stata governata da un’imperatrice. Anna Achmatova, se vuoi, aveva un che di imperiale. E non dimentichiamoci che era anziana - aveva sessant’anni all’epoca. Era estremamente acuta. Una cosa che chiunque, credo, poteva imparare da lei, era come riuscire a sopportare qualunque cosa ti capiti. Al di là dell’insegnamento cristiano, di tutta la propaganda cristiana, il solo fatto di conoscerla ti rendeva partecipe in qualche misura del Cristianesimo. Cos’altro? Non parlavamo molto di poesia; bè, lo facevamo, certo…ma per la maggior parte del tempo parlavamo di cose assolutamente diverse. Le piaceva dire che la metafisica e il pettegolezzo sono gli unici due argomenti interessanti. (ride) In questo era molto simile a Cioran, il filosofo francese. Cos’altro ancora? Bè, in due minuti è impossibile. (p. 91)
C’ero già stato A sedici anni ho viaggiato molto, lavoravo in una spedizione geologica. Erano gli anni in cui i russi erano molto interessati all’uranio, quindi ogni squadra aveva in dotazione una specie di geiger. Ho camminato molto. Si faceva tutto a piedi. Percorrevamo circa trenta chilometri al giorno in mezzo a paludi piuttosto melmose. Ho passato molto tempo nella regione di Irkutsk, a nord del fiume Amur, sul confine con la Cina. Una volta, durante un’inondazione, sono persino arrivato in Cina. Non è che volessi andarci ma la corrente trascinò la zattera sulla sponda destra dell’Amur e così mi sono ritrovato in Cina, per poco. Poi sono stato in Asia centrale, nei deserti e anche sulle montagne - le montagne del Tien Shan sono piuttosto alte, formano la propaggine nordoccidentale dell’Hindu Kush. E sono stato anche nel nord della Russia europea, cioè sul Mar Bianco, vicino ad Archangel’sk. Paludi, paludi terribili. Cioè, non erano tanto le paludi ad essere terribili, ma le zanzare! Ecco che cosa ho fatto. E in Asia centrale ho fatto anche un po’ di alpinismo, e devo dire che me la cavavo abbastanza bene. Va bè, ero giovane…in sostanza tra le spedizioni geologiche e quelle alpinistiche ho coperto una buona parte del territorio russo. Quando mi hanno arrestato per la prima volta, nel 1959 mi pare, hanno cercato di spaventarmi, dicendomi: “Ti spediamo lontano, dove nessun essere umano ha mai messo piede”. Bè, non è che mi spaventassero più di tanto con le loro minacce, perché in molti posti che gli sentivo nominare c’ero già stato. (p. 130)
Venezia Venezia per molti aspetti assomiglia a San Pietroburgo, la mia città natale. Ma più di tutto è un posto così bello che puoi viverci anche senza essere innamorato. È una città la cui bellezza ti fa subito capire che qualsiasi cosa riuscirai a escogitare o a produrre nella tua vita - in particolare a livello di pura esistenza - non sarà mai altrettanto bella. Venezia è inarrivabile. Se mi fosse concesso di reincarnarmi sotto un’altra forma, sceglierei di essere un gatto a Venezia, o qualsiasi altra cosa, purché sia Venezia. Persino un ratto andrebbe bene. Questa idea fissa di andare a Venezia a tutti i costi, l’avevo già maturata attorno al 1970. Il mio progetto era di trasferirmi lì e di prendere in affitto un appartamento al piano terreno di un palazzo, uno qualsiasi purché affacciato su un canale, e di sedermi lì a scrivere, gettando i mozziconi dalla finestra per sentirli sfrigolare a contatto con l’acqua. Una volta finiti i soldi, sarei andato a comprare un revolver e mi sarei fatto saltare le cervella. (si punta l’indice alla tempia e fa il gesto di sparare) (p. 147)
Tutto quello che sono riuscito a portare fuori dalla Russia Tutto quello che sono riuscito a portare fuori dalla Russia erano una macchina per scrivere, che all'aeroporto hanno smontato pezzo per pezzo - il loro modo per dirmi addio -, un volumetto della Modern Library con le poesie di John Donne e una bottiglia di vodka, che nel caso fossi riuscito ad arrivare in Austria, avevo pensato di dare a Auden. Altrimenti me la sarei bevuta io. Avevo anche una seconda bottiglia, regalata da un amico, il poeta lituano Tomas Venclova - un poeta notevole, secondo me -, una bottiglia di liquore lituano. Mi aveva detto: "Se vedi Wystan, dagli questa roba". Quindi avevo due bottiglie, una macchina per scrivere e John Donne... [p. 139]
Immenso Brodskji. In queste interviste pare sentirlo "parlare", vederlo conversare, seduto sulla sua sedia... E discorrere della Russia, ma soprattutto del senso della poesia, della sua estetica e forma, della forza della parola. Imprescindibile agli amanti della letteratura e della poesia.