I lettori dei Quaderni sanno bene quale abbondanza di tesori si trovi nell’immenso mare dei pensieri di Paul Valéry – quell’«impero nascosto» della sua mente che egli esplorava ogni mattina a partire dalle prime luci dell’alba, quando «l’essere è ancora al di fuori del mondo, non coinvolto, non parte, ma giudice puro». E da quel mare Valéry volle trarre, fra il 1941 e il 1942, un piccolo libro a cui diede il titolo sornione di Cattivi pensieri. Dove «cattiveria» è la placida inesorabilità con cui Valéry anatomizza gli innumerevoli aspetti del mondo esteriore e interiore, per poi registrare le «osservazioni» in formule algide e incandescenti al tempo stesso, che s’impongono con la perentorietà delle evidenze. Alla luce sobria di tali evidenze assistiamo così alla metodica demolizione di molti edifici confortevoli – e confortanti – dello spirito umano, in una continua e sconcertante variazione di prospettive, dal microscopico allo smisurato, dal concreto all’astratto, dal corporeo al mentale. Ma questi «cattivi pensieri», nel loro spietato disincanto, non mancano di sortire un effetto singolarmente corroborante – e di trovare una rispondenza nello spirito di tutti, giacché «in ogni uomo si nasconde un bambino dai cinque agli otto anni, l’età delle ingenuità morenti».
Ambroise-Paul-Toussaint-Jules Valéry (October 30, 1871 - July 20, 1945 ) was a French poet, essayist, and philosopher.
His interests were sufficiently broad that he can be classified as a polymath. In addition to his fiction (poetry, drama and dialogues), he also wrote many essays and aphorisms on art, history, letters, music, and current events.
Valéry is best known as a poet, and is sometimes considered to be the last of the French Symbolists. But he published fewer than a hundred poems, and none that drew much attention. On the night of 4 October 1892, during a heavy storm, Paul Valéry entered an existential crisis, which made a big impact on his writing career. Around 1898, his writing activity even came to a near-standstill, due partly to the death of his mentor Stéphane Mallarmé and for nearly twenty years from that time on, Valery did not publish a single word until 1917, when he finally broke this 'Great Silence' with the publication of La Jeune Parque at forty-six years of age. This obscure but superbly musical masterpiece, of 512 alexandrine lines in rhyming pairs, had taken him four years to complete, and immediately secured his fame. It is esteemed by many in France as the greatest French poem of the 20th century.
"Leggere storie e romanzi serve a uccidere il tempo di seconda o terza qualità. Quello di prima qualità non ha bisogno di essere ucciso. È lui che uccide tutti i libri. Alcuni li genera." (p. 35)
“C’è una solitudine… portatile – una convinzione così abituale della propria particolarità, un tale punto di dissomiglianza raggiunto, che l’uomo arrivato fin lì può impunemente mescolarsi al mondo, sentirsi continuamente, in mezzo agli altri, distinto da quell’uomo che offre loro, e che ogni volta non è che il loro prodotto. Un simile uomo non ha bisogno del deserto. Porta con sé, sempre a sé congiunta, l’inesistenza dei discorsi e delle opinioni altrui, dei valori dati dagli altri, e dei valori che gli altri ricevono in cambio da lui.”
infinita saggezza nella forma di aforismi e pensieri accompagnati da quel cinismo che rende la sua visione del mondo anora più interessante e coerente.