Ho ricevuto questo libro come omaggio da parte dell’autore in cambio di una recensione onesta; questo fatto non ha influito sul mio giudizio durante la lettura né nella stesura di questo commento, che ho cercato di rendere il più possibile obiettivo.
Direi 2,5*.
Arrotondo a 3* perché il testo si legge con facilità e non è macchinoso come avrebbe potuto, visto il tema, e perché se avessi arrotondato a 2* ci sarebbe stato il pari merito con... lasciamo perdere e torniamo alle cose serie.
Come dice il titolo, la protagonista di questo romanzo è Sofia, una giovane donna che in seguito a un incidente non è più la stessa persona: ha vuoti di memoria, è soggetta a svenimenti, è preda di una depressione che la divora dall’interno e che con un urlo lacerante la porta via dalla realtà che non riesce più ad affrontare. Sofia, a causa di un lutto che l’ha prostrata e per quei suoi buchi temporali, si ritrova a poco a poco a non riuscire a interagire in modo congruo con il resto del mondo e se ne estranea totalmente. Grazie a questo estraniarsi riesce, però, concentrarsi su cosa le è successo e prova a capire, “parte” alla ricerca di sé e di quella parte di sé che continua ad aggrapparsi alla vita nonostante tutto, come un sicomoro che non vuole cedere alla siccità. In questo viaggio Sofia sarà accompagnata (suo malgrado) da amici, familiari e altre persone che hanno i mezzi per aiutarla quando non è in grado di cavarsela da sola.
Il tema centrale del libro è quello della ricerca di sé, finalizzata non tanto alla definizione del proprio posto nel mondo, quanto alla comprensione del proprio modo di vivere, di credere, di reagire. Proprio il tema, come dicevo sopra, si presta a un’abbondanza di dialoghi puramente filosofici che avrebbero potuto appesantire la narrazione – e, infatti, il dialogo è spesso del tipo talking heads, senza azione, senza che i personaggi prendano corpo mentre parlano – ma lo stile semplice e non particolarmente ricercato scongiura questo effetto (se avessimo avuto delle subordinate di quattordici righe sul destino e ventuno sul libero arbitrio forse sarebbe stato peggio... ma non posso neanche sapere se lo stile paratattico con frasi brevi sia un risultato voluto). Se il tema è abbastanza chiaro dal principio, tuttavia, non lo è il genere, a tratti thriller psicologico e a tratti surrealismo, dove dominano le tinte fosche per gran parte delle scene, anche in quelle che mi sarei aspettata essere le più illuminanti per Sofia.
Spesso chiudo i miei commenti con una menzione speciale (quando il giudizio è positivo) o con una minzione speciale (quando no, mi dispiace, non fa per me). Questa volta punto il riflettore sul passante che vorrebbe aiutare Sofia e la sua amica... e c’è un motivo per cui non vi dirò se trattasi di menzione speciale o minzione speciale.
XD