Questa antologia raccoglie racconti di: Sara Berkeley, Mary Dorcey, Dermot Healy, Neil Jordan, Bernard MacLaverty, Eugene McCabe, John McGahern, John Montague, Mary Morrissy, Máirtín Ó Cadhain, Gréagóir Ó DúiIl, David Park, Lucille Redmond.
Si è molto discusso sulle ragioni della particolare fortuna di cui gode la short story nella letteratura irlandese, e della predilezione che i suoi scrittori nutrono per questo genere di narrazione breve che s'addensa improvvisamente attorno a un frammento di realtà - del tempo o dello spazio - come un primo piano che prende luce dallo scuro dello sfondo: l'influenza dei Dublinesi di Joyce, la tradizione di spiriti fate e folletti della sua cultura popolare, la storia di emarginazione e di perifericità. Comunque è l'immagine stessa dell'Irlanda che si adatta al genere, come se vi fosse sempre nel paesaggio - come nei racconti che compongono questa antologia rappresentativa delle varie tendenze del racconto contemporaneo - un ritaglio abbastanza vivido da diventare racconto. Da trarre da una vicenda di conflitto individuale con una tradizione forte e venerabile, o di lotta disperata contro l'oppressione, o di misteriosa magia quotidiana.
Se, da una parte, ci sono tante storie che ci fanno conoscere scorci di Irlanda ed irlandesi veraci con stili dal garbato al duro, passando forse per l'ultraterreno e per l'odio secolare, dall'altra ci sono diverse storie delle quali non capisco il legame con l'Irlanda! In particolare nell'ultima sezione, una donna riceve una serie di telefonate notturne e diventa lei stessa una stalker telefonica, poi un inquietante stalker in metropolitana -ovviamente, non era quella la figura che gli autori avevano in mente, ma l'effetto finale chell'è! Comunque, un libro di racconti brevi discretamente bilanciati, da cui però speravo di meglio.