Muovendo dalla dichiarazione di Calvino secondo la quale «l’atteggiamento scientifico e quello poetico coincidono: entrambi sono atteggiamenti insieme di ricerca e di progettazione, di scoperta e di invenzione», Gabriele Lolli scopre che le Lezioni americane possono essere lette come una parabola della matematica e che gli argomenti in esse trattati (Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità) sono proprietà essenziali del pensiero matematico creativo. Se si lascia via libera alle associazioni e suggestioni evocate dal testo, è possibile descrivere i problemi e le caratteristiche della costruzione e del risultato di un’opera matematica. Di qui ha origine questo libro di irreprensibile chiarezza e grande fascino, nel quale, seguendo l’esposizione di Calvino, Gabriele Lolli sostituisce le opere letterarie e le citazioni con semplici esempi di argomenti di matematica elementare per adattare i giudizi calviniani al nuovo campo. Il ragionamento matematico si rivela così per quello che è: molteplice, paradossale, capace non solo di spiegare perché certi insetti camminano sull’acqua e di produrre i frattali da una formula con quattro simboli, ma anche di mostrare insospettate analogie con la creazione letteraria.
Non so se ho fatto bene a leggere “Discorso sulla matematica” subito dopo avere finito le “Lezioni americane” di Italo Calvino a cui è ispirato. Da un lato, ho pensato che sarei stata freschissima per riconoscere i collegamenti, le analogie e anche le differenze tra l'atteggiamento, le modalità del processo creativo e le qualità del prodotto finale nella letteratura e nella matematica. E così è stato, anche aiutata dalle note a piè di pagina inserite da Lolli, che facilitano questo confronto e viaggio in parallelo. Dall'altro lato, non ho considerato – e dire che leggo da molto tempo, abbastanza da conoscermi – il fatto che, dopo un libro che ho trovato meraviglioso, è spesso difficile che il seguente lo sia altrettanto. O, per lo meno, che sia meraviglioso allo stesso livello, per me. Il mio giudizio su “Discorso sulla matematica” è stato inevitabilmente condizionato da quello su “Lezioni americane”. Le connessioni fatte da Lolli sono plausibili ed esposte in maniera impeccabile. Da logico, parla spesso di logica, e a volte al lettore sono richieste alcune competenze non scontate. Tuttavia, il problema – mio, lo sottolineo – è che non ho ritrovato la stessa poesia, la stessa scioltezza e la stessa capacità di mescolare argomenti diversi e incantare chi li sta ascoltando, proprie di Calvino. “Ma è logico”, dirà qualcuno. In fondo, Italo Calvino è stato uno dei migliori scrittori italiani di sempre. Comunque, vale assolutamente la pena leggere “Discorso sulla matematica”: superiamo la inutile separazione tra letteratura e matematica e identifichiamone i principi comuni.
Un parallelismo tra la matematica e la visione della letteratura espressa da Calvino nelle "Lezioni americane". Ottima intuizione di base, si direbbe; il testo pero' manca di quella "leggerezza" e a occhio e croce anche di quella "molteplicita'" che Calvino indica come valori fondanti del bello scrivere. L'esposizione e' poco direzionata, fuori fuoco: tanti esempi e tanto girovagare, ma a proposito di qualcosa di mai del tutto chiarito. A mancare sono proprio le connessioni forti, la capacita' di evidenziare le relazioni costruttive del panorama matematico tracciato. Non stupisce, dunque, che il tutto acquisti una certa pesantezza; cui va aggiunto un discreto senso di autoreferenzialita', dato in particolare dallo scarso fondamento di alcune elucubrazioni (per le quali l'autore si limita a citare se' stesso, non avendo forse riferimenti migliori a cui attingere in letteratura). La visione del cosmo matematico proosta e', oltretutto, un po' vecchiotta e idealizzata: solo nell'ultimo capitolo fanno breccia un po' di idee apparentemente informate dal postmodernismo; nei capitoli prima la sensazione e' davvero quella che si stia parlando di qualcosa di definitivamente tramontato - ammesso che sia mai esistito.
Italo Calvino, da buon membro dell'Oulipo, è sempre stato interessato alla scienza in generale e alla matematica in particolare: ma forse rileggere il suo testamento letterario, le Lezioni americane, come se parlassero di matematica è un po' esagerato. Questa è però stata la scelta esplicita di Gabriele Lolli, che in questo libro si è addirittura permesso di non parlare di coerenza - il testo della sesta lezione che Calvino non ha fatto in tempo a preparare e che pure sarebbe stato un argomento perfetto quando si parla di matematica. Il risultato è molto migliore di quello che ci si potrebbe aspettare di primo acchito; Lolli, anche se ogni tanto si aspetta che i suoi lettori abbiano una conoscenza perfetta del formalismo della logica matematica ed è capace a scrivere la famosa formula di Eulero come e^2(πi) - 1 = 0, è molto bravo a cogliere similitudini molto labili, e sfruttarle per raccontare come i matematici vedono il proprio campo di studi. In definitiva, leggendo questo libro magari non imparerete molto di letteratura ma avrete un'idea abbastanza chiara di che cos'è la matematica.