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Itero Perpetuo
Un uomo, un astronauta, disperso nelle profondità infinite dello spazio, vuole solo tornare a casa. Ma dov'è? Qual è il suo mondo? Sembra non ricordare nulla, l'unica consapevolezza è che ha una casa, e ovunque questa sia, lì c'è anche la sua famiglia che lo aspetta. Quindi non può che mettersi in viaggio, nel tentativo di tornare da chi lo ama. Ma l'universo è pieno di insidie, mostri, complotti, guerrieri psichici, minacce aliene e soprattutto mondi che si assomigliano l'un l'altro. Fortunatamente non è solo, al risveglio dopo l'incidente che probabilmente è la causa della sua amnesia, ha trovato un prezioso alleato, uno strano polletto, che gli offre aiuto e lo accompagnerà nei meandri più insondabili dell'universo.
- GenresGraphic Novels
400 pages, Paperback
Published August 22, 2016
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Community Reviews
Displaying 1 - 2 of 2 reviews
January 16, 2017
Questo è un testo che vale la pena avere in casa, soprattutto a dimostrazione del fatto che noi in Italia siamo capaci di produrre un fumetto d'autore serio, senza rinunciare al piacere dell'intrattenimento.
L'ispirazione fumettistica è francese, per l'esattezza Moebius, di cui si riconoscono l'amore per gli intrecci complicati, al limite del nonsense e il disegno ricco, ma senza chiaroscuri (da tradizione lineachiara). Il mondo fantascientifico è affrontato in maniera originale, perché alle visione tecnologiche si sommano visioni organiche mostruose, complesse, che aggrediscono le pagine del fumetto. Quindi, non solo architettura ingegneristica, ma anche architettura biologica, in un esperimento grafico davvero sorprendente (per fortuna, Tempesta non si lascia rapire dall'immaginario lovecraftiano, ormai così tanto spesso ripreso e difficile da riaggiornare).
L'ispirazione filosofica è quella del mito di Sisifo: questa immensa fatica nonsense, che però è alla base di ogni storia, di ogni vita: si va avanti, indipendentemente dal senso e da ciò che desideriamo, solo per permettere che la presenza di qualcosa. Sembra essere una metafora dell'autorialità: non importa se ciò che scriviamo abbia un senso, ciò non impedisce di creare una storia, delle immagini, di dare corpo a una presenza che acquista una sua coerenza solo per il fatto di esserci e non perché ci debba essere necessariamente una trama a sostenerla. Credo che questo sia possibile solo nel fumetto, dove il disegno basta a se stesso per raccontare, dove la parole è utile, ma non fondamentale. Il mito di Sisifo viene rivisto in chiave moderna attraverso il concetto di loop: ritornare, sempre, allo stesso punto, eppure portando con sé qualche variazione.
Il misterioso personaggio del polletto è una figura metaletteraria, che aiuta il lettore a decifrare alcuni passaggi che sembrerebbero a una prima occhiata assurdi. Figura non facile da sostenere, perché è sempre sul filo dello 'spiegone', che rovinerebbe la messa in mostra narrativa del proprio pensiero. Per fortuna, Tempesta riesce a sostenere lo sforzo, restituendoci una figura bislacca, comica, grottesca, che ambiguamente sembra rappresentare sia dio che l'autore (e d'altronde, l'autore non è il creatore della propria opera?).
La scelta di un personaggio dai tratti adolescenziali, nonostante i suoi ventisei anni, rovina un po' la narrazione, che sembra aver voluto semplificarsi rappresentando dei rapporti umani molto banali, al limite del romanzo lacrimevole. E' l'unica pecca, forse nata per alleggerire un fumetto che di per sé non è di facile lettura. Scelta non felice, che però non stona all'interno dello spirito grottesco del fumetto.
L'ispirazione fumettistica è francese, per l'esattezza Moebius, di cui si riconoscono l'amore per gli intrecci complicati, al limite del nonsense e il disegno ricco, ma senza chiaroscuri (da tradizione lineachiara). Il mondo fantascientifico è affrontato in maniera originale, perché alle visione tecnologiche si sommano visioni organiche mostruose, complesse, che aggrediscono le pagine del fumetto. Quindi, non solo architettura ingegneristica, ma anche architettura biologica, in un esperimento grafico davvero sorprendente (per fortuna, Tempesta non si lascia rapire dall'immaginario lovecraftiano, ormai così tanto spesso ripreso e difficile da riaggiornare).
L'ispirazione filosofica è quella del mito di Sisifo: questa immensa fatica nonsense, che però è alla base di ogni storia, di ogni vita: si va avanti, indipendentemente dal senso e da ciò che desideriamo, solo per permettere che la presenza di qualcosa. Sembra essere una metafora dell'autorialità: non importa se ciò che scriviamo abbia un senso, ciò non impedisce di creare una storia, delle immagini, di dare corpo a una presenza che acquista una sua coerenza solo per il fatto di esserci e non perché ci debba essere necessariamente una trama a sostenerla. Credo che questo sia possibile solo nel fumetto, dove il disegno basta a se stesso per raccontare, dove la parole è utile, ma non fondamentale. Il mito di Sisifo viene rivisto in chiave moderna attraverso il concetto di loop: ritornare, sempre, allo stesso punto, eppure portando con sé qualche variazione.
Il misterioso personaggio del polletto è una figura metaletteraria, che aiuta il lettore a decifrare alcuni passaggi che sembrerebbero a una prima occhiata assurdi. Figura non facile da sostenere, perché è sempre sul filo dello 'spiegone', che rovinerebbe la messa in mostra narrativa del proprio pensiero. Per fortuna, Tempesta riesce a sostenere lo sforzo, restituendoci una figura bislacca, comica, grottesca, che ambiguamente sembra rappresentare sia dio che l'autore (e d'altronde, l'autore non è il creatore della propria opera?).
La scelta di un personaggio dai tratti adolescenziali, nonostante i suoi ventisei anni, rovina un po' la narrazione, che sembra aver voluto semplificarsi rappresentando dei rapporti umani molto banali, al limite del romanzo lacrimevole. E' l'unica pecca, forse nata per alleggerire un fumetto che di per sé non è di facile lettura. Scelta non felice, che però non stona all'interno dello spirito grottesco del fumetto.
May 11, 2023
Avventura fantascientifica molto fantasiosa, ma non abbastanza da non risultare derivativa, con disegno di qualità non eccezionale. E' comunque non banale e piuttosto divertente.
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