«Giorgia Lepore scava dentro di voi con le parole. Questa storia è un magnifico – e terrificante – battito del cuore...». —Donato Carrisi
L’ispettore Gregorio Esposito è tornato al lavoro, dopo alcuni mesi di convalescenza e di sospensione dal servizio. Si indaga sul ritrovamento dello scheletro di un bambino e sulla scomparsa di due minori. Le indagini conducono a un posto antico e importante del il santuario di San Michele a Monte Sant’Angelo. In questo luogo si venera l’Arcangelo, ed è proprio lui ad avere un ruolo chiave nella vicenda. A collaborare al caso viene chiamata da Roma Giovanna Aquarica, funzionario di polizia specialista in casi che vedono coinvolti minori. La donna, in una indagine personale, recupera dal suo passato informazioni che possono avere a che fare con la vita di Gerri, con la sua infanzia e con le porte chiuse che ancora ci sono nella sua memoria e che costringono l’ispettore a fare i conti con se stesso e con i propri sentimenti. Giorgia Lepore ci regala un noir denso e profondo, dove ossessioni e segreti si rivelano nei meandri dell’animo umano e nelle viscere della terra.
Giorgia Lepore nasce archeologa e storica dell’arte. Questa sua passione nutre anche le storie che scrive intorno all’ispettore Gregorio ‘Gerri’ Esposito. Qui, per esempio, si parla del sacrificio di Isacco e si parla di San Michele Arcangelo, che era come dio (Quis Ut Deus) e difese la fede contro le armate del demonio: sono due soggetti che si ritrovano in una quantità impressionante di tele. Si parla del santuario di San Michele a Monte san Angelo nel Gargano, e delle grotte che si sviluppano nella pancia del santuario.
Si parla anche di un’altra storia molto interessante che con la storia dell’arte e l’archeologia ha poco a che fare, ma io l’ho goduta perfino di più: negli anni Venti, in controtendenza nazionale, a San Nicandro del Gargano (all’epoca Sannicandro) alcuni cattolici si convertirono all’ebraismo. La piccola comunità arrivò a contare circa 70 persone. Nel 1943 entrarono in contatto con emissari giunti dalla Palestina che rimasero meravigliati vedendo che l'osservanza religiosa del gruppo era intrecciata a pratiche di magia popolare. Tra il 1948 e il 1950 la comunità si trasferì in Israele, lasciando però dietro 4 donne, tra cui la moglie del primo convertito, le quali ricostituirono la comunità ebraica pugliese, ora giunta a 40-50 membri.
Mi piace Gerri, il dolore che si tiene dentro, la storia che si porta dietro (mancanza di radici, origini nomadi, assenza di una identità definita). Mi piace Gerri che nella prima avventura (I figli sono pezzi di cuore) è quasi morto, e anche qui ci arriva a un passo, e colleziona ferite come un novello san Sebastiano. Mi piace un narratore eterodiegetico, sono stanco di racconti in prima persona. Mi piace un po’ meno la convenzione ormai dilagante che questo genere di letteratura debba essere popolata solo da bonazzi e bonazze come i film hollywoodiani più cliché.
Mi piace poco l’uso del corsivo, non necessario, sempre rallentante. Mi piace la tensione che si sprigiona dalla pagina. Mi piace l’attenzione al clima, al vento, alla luce, alla temperatura. Mi piace che poco prima della metà ci sia un lungo momento clou, con colpi di scena, che di solito si conserverebbero per un finale. Mi piace la Puglia, il suo territorio, in tutte le salse. Mi piacciono i longobardi. Non mi piacciono i bambini rapiti e seviziati e i loro scheletri abbandonati nel bosco: ma Lepore sa maneggiare questi orribili strumenti per cucire una storia che regge e tiene il fiato sospeso. Mi piacciono schemi e grafici di Gerri, il tempo che lui passa a studiarli e ripassarli, proprio come fa Luther con le foto del caso da risolvere, che sembra ci voglia entrare dentro. Mi piace che Gerri compri le sigarette ma non le fumi, mentre il lettore ha ricominciato a fumare, per giunta senza filtro.
Ho letto questo romanzo in 24 ore e mi pare un fatto che parla da solo.
Non so se è stato un bene o un male leggere questa serie in concomitanza con la serie TV. Il primo romanzo l'ho letto dopo il primo episodio di Gerri per cui, pur avendo colto le lievi differenze tra i personaggi della carta spampata e quelli della sua trasposizione, mi sono orizzontata piuttosto bene. Per la seconda puntata confesso di aver avuto un piccolo sbandamento, perché ho avuto l'impressione di essermi persa un pezzo. Vi spiego: avevo iniziato questo secondo romanzo e mi ero trovata un po' più avanti nella storia. Il secondo episodio, invece, riempiva i vuoti che avevo trovato incominciando a leggere il romanzo, a parte qualche piccola differenza (Giovanna era la ex compagna di università ed ex fidanzata del vicequestore Alfredo Martinetti, non la ex moglie, e vive a Roma, non a Napoli; la viceispettrice Coen nei libri si chiama Sara e nella serie Lea, ma questo si sapeva già dal primo episodio, ecc.). Questo - e il fatto che il caso giallo fosse diverso - mi ha spinta a cercare un possibile racconto intermedio (quello che sarebbe stato un 1.5 nella serie di libri), invece non ho trovato nulla di più. Semplicemente, gli sceneggiatori, dopo aver letto la serie, hanno deciso di riempire lo spazio lasciato vuoto da Giorgia Lepore, almeno, credo (magari non ho cercato bene, eh!) Quindi, questo secondo volume della serie dovrebbe essere il terzo episodio della serie TV. E ora andiamo alla copertina e al luogo in cui si svolge principalmente la storia: Monte Sant'Angelo, sul Gargano, in particolare nelle aree intorno alla grotta in cui si dice ci siano state apparizioni di San Michele (e dove, lo confesso, ho sentito un'atmosfera di grandissima spiritualità, come in pochissimi altri luoghi che ho visitato - l'altro è la casa di Maria all'interno della Basilica di Loreto) riveste un'importanza basilare. La sparizione di bambini e il crudele ritrovamento di piccole ossa con incisioni rituali fanno mettere in moto l'intuitivo ispettore Esposito, che spesso salta i passaggi burocratici in sprezzo alle regole e, altrettanto spesso, si trova in pericolo di vita per questo. La sua storia personale è un altro giallo da risolvere, ugualmente intrigante e sofferta com'è. Nei libri, inoltre, la sofferenza di Gerri e il suo rapporto conflittuale con le donne - che lo fa comportare, spesso inconsapevolmente, da sciupafemmine - è molto più accentuato e, sebbene Beranek lo impersoni perfettamente e la sceneggiatura sia abbastanza buona, è davvero difficile cogliere tutto quello che ha raccontato Giorgia Lepore. Quindi, anche se dopo aver visto la serie, vi consiglio di leggere i libri!
L'ispettore Gregorio "Gerri" Esposito riprende servizio dopo una lunga convalescenza dovuta al ferimento in una precedente indagine (vedi "I figli sono pezzi di cuore"). Ora deve seguire il caso di un minore ritrovato cadavere in una grotta. Giovanna, ex fiamma del suo capo e funzionario a Roma su casi di minori scomparsi, viene coinvolta nelle indagini. Lei e Gerri avranno un rapporto a dir poco scontroso, ma comunque produttivo. Le tracce scarseggiano e fra varie ipotesi, da quelle più scientifiche a quelle più folcloristiche, provano di tutto. Interpellano addirittura una sorta di veggente perché altri bambini sono scomparsi nella zona e potrebbero presto avere lo stesso destino. Con l'aiuto di un archeologo amatoriale, Gerri segue una pista legata alla figura dell'Arcangelo Michele e si ritrova a vagare in cunicoli segreti del Santuario di San Michele, proprio durante la festa del santo, fino a cadere in trappola con Niccolò, uno dei bambini scomparsi. Inizia così una lotta contro il tempo dove Gerri teme per la sua vita e quella di Niccolò, mentre fuori il rapitore continua la sua vita ma la Polizia arriverà a lui in un finale dal gusto amaro. Giorgia Lepore scrive con uno stile netto, tagliente ma al contempo sa coinvolgere il lettore per portarlo nella testa di Gerri Esposito e delle sue relazioni difficili. In questo secondo romanzo della serie dedicata all'ispettore travagliato, scopriamo qualcosa in più sul suo passato e cosa gli è mancato, tanto da comprendere meglio il suo modo di agire e di pensare. Sfuggente, burbero eppure comprensivo e gentile, quando vuole. La storia è ben congegnata e tiene il lettore incollato alle pagine. La scena in cui Gerri è bloccato con il bambino nei cunicoli sotto il Santuario di San Michele è la più avvincente e la più emozionante, l'autrice ci trasmette tutta la sofferenza di Gerri ferito e convinto che i soccorsi tarderanno a trovarli. La scena è così toccante che cancella le imperfezioni nella descrizione dei cunicoli in cui si aggira l'ispettore, un po' confusa, ma questa è l'unica pecca. Non voglio rivelare troppo sul finale e su come la Polizia arriverà al rapitore di bambini, ma posso senz'altro dire che Giorgia Lepore ha conferito spessore e personalità a tutti i personaggi del romanzo. Certo Gerri ha lo spazio maggiore e il libro è più consigliato per chi vuole seguire le gesta pubbliche e private di questo protagonista, ma anche gli amanti della suspense possono apprezzarlo.
Mi è piaciuto di più del primo, è stato davvero un racconto coinvolgente e intrigante, ad un certo punto mi sono resa conto che anch’io stavo trattenendo il respiro ed ero in ansia per quello che veniva narrato. Gerri è un personaggio che sto amando moltissimo: complicato e sfaccettato, con ancora tanti dubbi e paure ma dal cuore d’oro. Come fai a non affezionarti?
Un altro ottimo poliziesco di questa autrice che ha i tempi giusti e la capacità di produrre storie che hanno valore proprio per l'assenza di fantasmagorici colpi di scena.