«Per i suoi notevoli meriti come scrittore epico»(*)
Un racconto delicato e intriso di malinconia; una di quelle letture che una volta finita ci si prende un po’ di tempo per riflettere con tranquillità.
Il vecchio Skawinski, settant’anni, una vita di battaglie combattute nelle fila degli eserciti indipendentisti in tutto il mondo, accetta l’incarico di guardiano del faro di Aspinall, al largo di Panama, convinto di trovare finalmente un po’ di pace nei suoi ultimi anni di vita. Ma l'arrivo di un libro di poesie lo riporta alla sua patria perduta, la Polonia, alla malinconia della sua vita trascorsa in esilio, e il suo dolore si fa universale, diventa il dolore, la malinconia, lo struggimento di tutti gli esuli (come lo era Sienkiewicz stesso) costretti a finire i loro giorni lontani dalla patria, dalla terra che hanno tanto amato e per la quale hanno rinunciato a tutto.
Struggente.
(*) La motivazione del Nobel per la Letteratura assegnato a Henryk Sienkiewicz nel 1905.