«Ogni tanto cado ancora nel pozzo buio del mio segreto, e mi sento morire» Questa è la storia di Claudia, della sua ossessione per Barbablù, del suo tentativo di guarire da un amore malato e pericoloso. La gelosia di lui è eccessiva, le sue minacce “Se mi tradisci, ti ammazzo”. Ma Claudia glielo ha sentito dire così tante volte che non ci fa più caso. Non ha paura, pensa che lui si prenda gioco di lei, non crede che possa ucciderla davvero, anche se a Barbablù ogni tanto piace far scorrere la lama di un coltello sulla sua pancia, percorrendola tutta, dal pube ai seni. L’ossessione continua fino a quando un giorno, all’improvviso, lei vede negli occhi di lui lampi di odio puro e finalmente si spaventa. A quel punto decide di farsi aiutare e la storia cambia, diventa un’altra, antica, rimossa, che risale nel tempo, fino alle origini del suo male d’amore. Claudia inizia un viaggio doloroso verso la guarigione. Lungo il cammino, i volti caldi di amiche e psicologhe, ma anche lo sguardo freddo di chi rifiuta la verità. Un viaggio che ogni donna dovrebbe affrontare per capire se stessa e superare la propria, piccola o grande, ferita amorosa.
Valeria Benatti giornalista e voce storica di Rtl 102.5, ha pubblicato Love Toys (Giunti, 2014), Kitchen in love (Gribaudo, 2011), Fulminata dall’amore (Kowalski, 2013) e La scelta di Samir (Scripta Edizioni, 2014), quest’ultimo per sostenere la Onlus CINI, Child In Need Institute, con cui collabora da vent’anni (www.adottaunamamma.it). Tra i soci fondatori di Make a Change, movimento per lo sviluppo dell’impresa sociale in Italia (www.makeachange.it), ha diretto Serra Creativa, incubatore di talenti Rai, e condotto il talk show Fobie in prima serata su La7. Vive e lavora a Milano.
Ho letto questo romanzo grazie ad Amazon Prime Reading, smaltendolo finalmente dalla lista dei libri da leggere (lista tutt'ora infinita). Avevo adocchiato questo romanzo alla sua uscita, nonostante non fosse nel mio reparto in libreria, continuavo a girarci intorno in pausa pranzo.. quella copertina mi lasciava senza fiato, dovevo leggerlo ma il tempo non c'era mai e ora, sembra assurdo non riuscire a capire come parlarvene, non riuscire a comprendere se il libro mi è effettivamente piaciuto o meno.
Nonostante Gocce di Veleno sia un romanzo pubblicato nel 2017 e divenuto finalista del premio Bancarella, ne rimane comunque un romanzo che parla di oggi, del nostro tempo, purtroppo parla ancora di adesso. La nostra protagonista Claudia è una ragazza qualunque, una che potrebbe essere una nostra vicina di casa o addirittura noi, che affoga nel suo essere interiore in disordine: lei non sa comprendere l'amore, ne ha quasi paura fino a cedere e a lasciarsi andare completamente pur di non perderlo e quell'amore, lei lo dona in maniera ossessiva e sbagliata ad un uomo che per lei diventa Barbablu.
Barbablu è pericoloso, è menefreghista, è narcisista, è l'uomo che pretende e non ama, è l'uomo che ottiene tutto quello che vuole e Claudia ne diviene il suo giocattolino, perché a lei va bene così per una briciola di amore.
Claudia, a poco a poco si spegne; lei non se ne accorge, ma diventa l'ombra di quella ragazza che era, diventa l'ombra che aspetta e si affievolisce e non importa se le amiche e gli amici glielo fanno notare, lei ha occhi e anima per Barbablu.
Quando ci si accorge di toccare il fondo? Quando ci si accorge che è ora di risalire e smettere di farsi del male? Claudia se ne accorge tardi, sta affogando mentre risale con l'aiuto di altre donne volontarie del centro anti violenza.
La storia di Claudia fa riflettere su quanto l'amore sbagliato possa rendere ciechi e giustificare qualcosa che in realtà è definita violenza. L'autrice con le parole di Claudia descrive quello che succede in tantissime case e a tantissime ragazze e lascia spazio anche al passato della nostra protagonista, quasi per sottolineare come una conseguenza, un comportamento, ha sempre una causa come un trauma.
Nonostante la storia sia comunque importante e piena di riflessioni su un argomento molto delicato, la storia o meglio la stessa Claudia, a volte scivola su un distacco, come se il romanzo fosse scritto a quattro mani e ti trovi da una parte ad amare la protagonista e dall'altra a non sentire quasi nulla, cosa che in un romanzo è di fondamentale importanza l'empatia. La scrittura non scivola quindi in maniera fluida e lineare, ma in una sorta di vortice tra le montagne russe, il ritmo cala e si alza annoiando a volte in parti che dovrebbero essere significative.
A livello psicologico e ammetto anche di curiosità, avrei preferito sapere qualcosa in più di Barbablu non solo i suoi atti perversi e di violenza, ma arrivare a conoscerlo a livello interiore, cercando nella sua intimità la nascita del suo essere predatore. Della stessa Claudia mi è piaciuto meno il trovarsi ancora una volta, finita l'ardua salita e la comprensione e l'accettazione, il trovarsi ancora una volta con affianco un uomo nuovo, come se non fosse completa senza l'uomo accanto.
In linea generale Gocce di Veleno non è affatto male, ti lascia l'amaro in bocca e il bisogno di riflettere sulla storia, ma forse non è quel libro che ci si aspetta, quel libro che ti buca l'anima talmente ti fa soffrire eppure non ne riesci a fare a meno.
Un romanzo forte, disarmante, da cui ho dovuto staccarmi un po’ prima di riuscire a scrivere quello che mi aveva lasciato. Un senso di inquietudine profondo, non solo per il tema affrontato attraverso la storia di Claudia, ma anche per le reazioni e le presenze di chi le stava attorno. Una storia che ci viene raccontata dalla stessa protagonista, quasi lei stesse scrivendo un diario, giorno dopo giorno, incontro dopo incontro. La storia del suo bisogno di essere amata, di sentirsi desiderata da qualcuno. Qualcuno di cui lei si è innamorata, di un uomo più maturo, che simbolicamente chiama Barbablù. Un appellativo significativo, nella violenza che emerge dal rapporto che instaura con lui. Un rapporto privo di sincerità, dove la donna viene considerata quasi come un oggetto, qualcosa da possedere, annientare, che può vivere solo in funzione dell’uomo con cui sta. Un amore che dona più cicatrici e lividi, al corpo e all’animo, e non la felicità e la gioia che una relazione vera dovrebbe lasciare. Una relazione da cui Claudia non riesce a uscire, ritrovandosi a dipendere dalle attenzioni di quell’uomo, dalle sue premure, da quegli attimi fugaci in cui le sembra che tutto possa cambiare, trovandosi ogni volta a ricadere nel baratro delle minacce e della violenza. Una vicenda che non riesce a lasciare indifferenti, che colpisce come un pugno allo stomaco. Si vorrebbe fare qualcosa, prendere a pugni quell’uomo tanto violento e bestiale, prendere a testare la stessa protagonista per l’incapacità di accorgersi di quello che sta succedendo, dando il nome giusto a quella relazione. E al contempo si vorrebbe prendere a testate anche gli amici, le tante persone che la circondavano e le stavano accanto, per non esser riusciti a fare quel passo in più, che si sono accontentati delle convinzioni e giustificazioni di Claudia. Una storia che insegna, che fa comprendere. Una storia che lascia anche una speranza, che fa vedere le possibilità che ci sono per uscire da situazioni come questa. E le fa vedere a tutti, perché alcune violenze possono essere fermate soprattutto se siamo capaci di riconoscerle, se siamo capaci di superare i nostri timori nel stare accanto alle persone.
« Gocce di Veleno è la storia di un amore malato, ossessivo e sbagliato. Un amore che non riguarda solo Claudia e Barbablù, ma che incide ancora più nel profondo; trovando origine in frammenti di vita passati, in ricordi incomprensibili e dolorosi che sono stati cancellati, schiacciati, annientati dagli anni, dalla maturità, da scelte sbagliate. Gocce di Veleno è un romanzo duro e necessario che credo debba essere letto indistintamento da uomini e donne per comprendere quanto l'amore non sia prevaricazione, assolutismo e cieca violenza. Un romanzo che l'autrice dedica espressamente alle donne vittime di violenza così che possano alzare la testa senza timore o vergogna ed abbandonare il loro Barbablù insieme ad ostacoli che le hanno ancorate al suolo, impedendo loro di spiccare il volo. »
" [...] La libertà di amare, di vivere un sentimento in totale coscienza, potendo abbassare le difese. Questo cerchiamo? Essere vestite delle nostre fragilità senza che vengano usate contro di noi, non doverci mettere sempre sull’attenti. Essere consapevoli della nostra strada, potendoci guardare allo specchio. Cos’è l’amore? Ce lo chiediamo spesso. Ma l’amore non è. L’amore è impalpabile, non possiamo vederlo, spiegarlo. È frutto di strani collegamenti, assurde collisioni. Qualcosa che si incolla da una parte e qualcosa che si scolla dall’altra. È razionale e irrazionale. È tutto il contrario di ciò che pensavamo. L’amore ha sfumature che non conosciamo. Per amore si intende, miei cari, ogni sensazione che dalla pelle, fatica a scivolare via. [...] La recensione completa al link: http://bookshuntersblog.blogspot.it/2...
Gocce di Veleno è un romanzo prorompente, che entra sottopelle e scava nella pancia. Senza giri di parole, Valeria Benatti ci racconta di un legame morboso, oscuro, violento. Un amore malato, una relazione malsana e fuori dagli schemi in cui le dichiarazioni sanno di morte. Un amore che prende, si sazia e non concede nulla in cambio.
Quando parliamo di violenza tendiamo spesso a pensare a percosse o aggressioni fisiche. Purtroppo però, la violenza ha tante facce; può essere, per esempio, culturale, economica o psicologica. Quest’ultima rappresenta un male invisibile, difficile da riconoscere (soprattutto da parte della vittima) e che troppo spesso viene sottovaluta e banalizzata. Con il termine violenza psicologica ci riferiamo ad una serie di atteggiamenti e discorsi volti direttamente a denigrare l’altra persona e il suo modo di essere. Sono tutte quelle parole e quei gesti che hanno lo scopo di rendere l’altro insicuro, così da poterlo controllare e sottomettere. Tutto inizia con il controllo sistematico dell’altro, si passa poi alla gelosia e alle molestie assillanti, fino ad arrivare alle umiliazioni ed al disprezzo. Il partner diventa un oggetto da possedere in maniera esclusiva, non viene riconosciuto in quanto persona “altra da sé”. Umiliare, svilire, ridicolizzare, costituiscono atti peculiari della violenza psicologica; la quale spesso viene negata sia dall’aggressore che dai testimoni. Non ci sono dati oggettivi che provano la realtà di ciò che la vittima subisce e questo fa sì che essa stessa dubiti di ciò che prova.
Gocce di Veleno si sviluppa proprio in questo contesto. Claudia, la protagonista, inizialmente viene presentata come una donna che ha scelto di essere libera e indipendente non appena raggiunta la maggiore età. Ha un lavoro che le piace a Milano, possiede un appartamento tutto suo ed è contornata da amici e amiche. Nelle prime pagine la immaginiamo come una persona sicura di sé, autonoma, colta e decisa. Un giorno incontra Barbablù, un uomo misterioso e affascinante, molto più grande di lei che la fa innamorare perdutamente.
I due intraprendono una relazione basata sul sesso: Barbablù non vuole impegnarsi, preferisce avere anche altre frequentazioni e non vuole soffrire perché secondo lui tutte le donne sono troie. Claudia, che con il passare del tempo inizia a nutrire una vera e propria ossessione nei confronti di quest’uomo, si prefigge l’obiettivo di “guarirlo” dal suo cinismo cercando di farlo innamorare. Si annullerà completamente per lui, perdonando i suoi innumerevoli tradimenti, scambiando le sue minacce per un modo contorto di dirle “ti amo”, obbedendo remissivamente a tutte le sue richieste.
A nulla valgono i consigli dei suoi amici; è completamente invaghita di Barbablù e nonostante spesso la minacci con un coltello di ucciderla, non riesce a capire di essere caduta nella trappola di un uomo narciso e manipolatore. Un giorno però, un particolare avvenimento la farà svegliare dal torpore causato da questo sentimento malato; decide di non vedere più Barbablù e chiede aiuto in un centro anti violenza, Cerchi D’acqua. Qui incontrerà Sara e insieme intraprenderanno il percorso per uscire fuori dal baratro, andando a cercare risposte in un passato completamente dimenticato e che si scoprirà avere un peso non indifferente sul perché Claudia abbia permesso ad un uomo di cambiarla completamente.
Questa storia mi ha davvero toccato, l’ho letta tutta d’un fiato. L’autrice è stata davvero abile nel mettere nero su bianco le sensazioni, le paure e i sentimenti che si è ritrovata a vivere questa donna. E’ un racconto che a tratti disturba poiché la narrazione è molto cruda e diretta. Non si gira intorno agli orrori che Claudia vive, le cose vengono descritte per quello che sono, nella loro brutalità. Il racconto è davvero molto sentito, crea una sottospecie di dialogo e di legame con il lettore: la seguiamo nel suo percorso e siamo lì, accanto a lei, a suggerirle di non rispondere al messaggio di Barbablù, di non essere titubante e varcare la soglia di Cerchi d’acqua, di scappare dal mostro.
La storia tocca tematiche davvero importanti che spingono a riflettere: la violenza psicologica e il come rappresenti un male invisibile; il percorso che solo chi riesce a riconoscere di aver bisogno di aiuto può intraprendere; la difficoltà nell’ammettere che la persona che si ama è un violento; gli abusi sui minori e il terribile silenzio di chi dovrebbe proteggere i propri figli ma, per salvare l’apparenza, fa finta che non accada nulla; la speranza che si può uscire dalle grinfie di uomo narciso e il ritrovare se stesse.
Gocce di Veleno è un dono fatto a tutte le donne maltrattate poiché lancia un messaggio di speranza a chi è convinta di non potercela fare. E’ un libro importante che dovrebbe essere letto sia da uomini che da donne e, soprattutto, da chi vuole capire lo stato in cui si trova una vittima di violenza psicologica, al fine di non banalizzare mai questo male subdolo e invisibile.
Allora. Questo libro tratta un argomento importante, su cui ho già letto diversi libri. Devo ammettere di essere un po' scombussolata perché di solito non viene presentato il processo di guarigione, che qui invece è la parte essenziale del cammino di Claudia. Io e Claudia non abbiamo molto empatizzato, sarà colpa del mio carattere forte e del suo carattere sottomesso, non so. So però che mentre leggevo mi chiedevo come fosse possibile essere succube di qualcuno, annullarsi totalmente e farsi andare bene qualsiasi cosa per compiacere gli altri. Non riesco a capirlo, ma mi rendo conto di quanto sia devastante per chi lo vive. Questo libro è particolare, perché racconta di un processo di crescita e consapevolezza che forse può essere utile a qualcuno. Particolare anche perché, durante la descrizione più o meno erotica delle violenze, il senso di eccitazione non prevale mai, schiacciato dal senso di disgusto. Ed è, stranamente, una cosa positiva per un libro del genere. Trovo che questo sia un libro un po' lento, per mio gusto personale avrei preferito focalizzare di più l'attenzione sul passato, ma che sia uno di quei libri che permettono alle persone di rendersi conto di quanto sia sbagliato possedere le persone, anche a livello psicologico. Dovrebbe essere letto da tutti, non solo dalle donne.
Claudia è una donna che da un po di tempo non riesce più ad amarsi, è una di quelle donne che non capisce il proprio valore e quindi si concede a tutti gli uomini che le dedicano qualche attenzione. Ed è proprio uno di questi uomini che la porta al limite e alla quasi consapevolezza di avere dei problemi. Dico quasi perché Claudia si innamora di questo uomo che la tratta in un modo terribile, che la insulta, che la minaccia... assurdo come lei si senta legata a questo amore malato. Devo dire che è stata una lettura abbastanza forte, sia per il tema trattato che per i modi con cui l'autrice racconta le vicende. È un tema molto attuale che ci fa capire il punto di vista di molte donne che vengono maltrattate e che rimangono ostinate nel voler mantenere i rapporti. Ammetto che in alcuni momenti avrei voluto dare un bello scossone a Claudia per farle capire quello che stava accadendo ma in altri avrei voluto semplicemente darle un abbraccio per confortarla.